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    10
    lug.
    2012

    Arrivano le Olimpiadi e non abbiamo niente da metterci

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    Siamo una Repubblica fondata sul calcio. Che però con lo sport ha sempre meno a che fare

    Bizzarre, queste estati sportive bisestili in cui gli Europei di calcio e le Olimpiadi sembrano comporre un unico evento televisivo, inframmezzato da un Wimbledon o da un Tour de France. Ogni quattro anni cade questo trimestre che solletica i calciomani, attira i patiti (da pathos, non inteso come malattia) delle discipline olimpiche e aggrega folle di telespettatori di superficie più o meno coinvolti e comunque si spera, sottratti alle frequenti porcate riciclate dalla tv estiva. Perché bizzarre? Perché in realtà, almeno secondo il logografo qui deputato, i 5 cerchi olimpici, simboli dei 5 continenti, in realtà sono 6. Il sesto sarebbe, appunto, quello del pallone, che però fa più da circonferenza generale che da cerchio inanellato. È a sua volta ormai un continente, il sesto, e ce lo dicono mille segnali. Dalla globalizzazione rotondocratica e rotondolalica del pianeta, leggi la colonizzazione recente di Cina e soprattutto India, al fenomeno delle scommesse che ne sta devastando l’organizzazione a ogni latitudine senza adeguate contromisure. Così che anche le Olimpiadi rischiano di essere calcistizzate nel sentire comune, “come se” fossero solo un diversivo tra due eventi calcistici (gli Europei e la ripresa settembrina della stagione), vissuti e soprattutto mercificati e venduti calcisticamente, ossia secondo i canoni di mercato più in voga.

    Del resto la professionistizzazione dello sport, che ha rotto tutti gli argini fino a presentare calciatori e tennisti (e prima cestisti) ipercontrattualizzati come star del sacro fuoco decoubertiniano e prima greco-antico, ben si identifica nel business a tutti i costi dello spettacolo sportivo che il calcio eleva a potenza. Oddio, a pensarci ci sarebbe anche la Formula 1 e non vedo perché non ne si possa riprodurre l’evento su scala olimpica: un circuito nel villaggio atleti non renderebbe l’idea? Diventerebbe immediatamente un cortocircuito…

    Accantonati lateralmente gli ideali, il tripode e i valori, fa effetto che qualcuno magari si interesserà meno ai Giochi perché non abbiamo a Londra la nostra Nazionale, inopinatamente eliminata come pure – e addirittura l’Argentina – biolimpionica. Così invece che rimpastare le discipline sovrane dei Giochi, l’atletica (in cui l’Italia boccheggia) e il nuoto (dove invece continua la grande stagione pellegrinesca), con un campo di calcio, ci sarà chi rimarrà più attento ai ritiri della propria squadra o alle sentenze di Scommettopoli. Il tutto nella cornice del tema che più cattura gli italiani appassionati di “notizie sportive”, ossia il calciomercato, che fa vendere più copie della stampa di settore che un Mondiale vinto o un oro portato a casa. Proprio ieri due notizie a una colonna strizzavano l’occhio al lettore su questo habitat misto: quella che voleva il 38enne Giggs, il quasi leggendario funambolo gallese del Manchester United designato capitano della Gran Bretagna ospitante in un’orgia di gioventù e amatorialità… e quella tragica del “nuovo Pelé”, un ragazzino 17enne brasiliano morto per arresto cardiaco dopo essere stramazzato in campo come recentemente Morosini. Sono due facce dello stesso prisma, oppure no? Intanto l’Italia sportiva benedetta da Napolitano e capitanata dalla Vezzali va a Londra in una spedizione assai meno affollata del solito, comunque con una cinquantina di atleti in meno che a Pechino apparentemente assai più lontana (almeno secondo la buonanima di Ruggero Orlando negli anni 60: “Arrivano i cinesi, arrivano cantando, dice Ruggero Orlando che domani sono qui…”). Ma l’aria che tira, calcio a parte appunto già eliminato e nuoto a parte in senso contrario, non è delle migliori.

    Pochi soldi o assai meno, nella crisi onnicomprensiva, una difficoltà a seminare cultura sportiva che significhi reclutamento al di là del denaro puro e semplice, insomma un’altra faccia della calcistizzazione del Paese. Pensare che anche nell’integrazione cromatica e culturale, quest’Italia olimpica è assai più avanti di quella pallonara di Balotelli (che non è appunto ancora “dei” Balotelli). Non ci sarà Andrew Howe, simpatico talento oggi appiedato , ma quasi un decimo della nostra flotta è frutto di integrazione antropo-culturale. Ed è una bella, bellissima cosa. Che personalmente mi mette addosso assai più allegria delle notizie che arrivano da Calciolandia, da uno scandalo ancora tutto da decifrare con l’allenatore campione d’Italia in retta d’arrivo sia per l’interrogatorio in Procura (federa-le) sia per il ritiro valdostano della Juve. Se gli dovessero dare tre mesi o più per omessa denuncia, che farebbe la Juve che lo ha già riconfermato in secula seculorum, e che direbbe Zeman dal buen retiro romanista da dove si attendono i primi mugugni per “troppo lavoro”?

    E in questo panorama sempre più afoso e fosco dopo Caronte e Minosse, è una buona idea che non si squagli, bensì si ricandidi alle prossime elezioni della Federcalcio quello stesso Abete jr. appena scuoiato su queste colonne da una semplice ricostruzione biografico-politica? Ed è una buona idea che dopo l’era Petrucci, oggi amabile sindaco di San Felice Circeo coerentemente con l’eterno mantra della “politica fuori dallo sport”, si sia fortemente sviluppata un’ipotesi Pagnozzi come suo successore alla presidenza del Coni di cui è annoso segretario generale in una scala buro-geriatrica da far invidia alla magistratura (recentemente poco interessata alle vicende della federazione delle federazioni)?

    Ci vorrebbe un tecnico, un tecnico dello sport… Dove trovarlo? E, soprattutto, sarebbe ancora di moda?

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    Postato da Redazione
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