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    23
    lug.
    2012

    Ha ragione Napolitano, “fuori la verità sulla strage di Borsellino”. Chi comincia? Lui, io, loro?

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    napolitano_mancino

    Certo che ha ragione il presidente della Repubblica, quando esige “verità” sulla strage di Borsellino e della scorta proprio vent’anni. E magari su quella di Capaci, di due mesi prima, e risalendo la corrente stragista che macchia irredimibilmente la storia del nostro Paese, su su indietro fino a quella del 1 maggio del 1947, la strage di Portella della Ginestra. Su cui, ve lo ricordo, c’è ancora il segreto di Stato. Ed è un vero peccato, non credete? Non sarebbe una buona idea ricominciare da lì dopo 65 anni, togliendo una copertura di sicurezza che ci rende tanto, ma tanto insicuri anche alla memoria…?

    Napolitano potrebbe darsi da fare e cominciare da quella strage di Salvatore Giuliano e relativi mandanti, sarebbe un segno importante. Ma il Napolitano che chiede verità con la sua autorità e autorevolezza da primo cittadino (cui mi  associo dall’infimo della mia nessuna autorità e irrisoria autorevolezza) temo sia lo stesso Presidente coinvolto nel caso “intercettazioni-Mancino”, che tanto preoccupa, fa discutere, spacca il Paese. Anzi, “dovrebbe” spaccare il Paese che invece, occupato con lo spread e la povertà di ritorno, per lo più se ne frega. E’ il Potere con le sue diramazioni mediatiche che si è avvoltolato intorno alla questione, non facendo su di essa la necessaria chiarezza. E allora, giacché in discussione non ci sono solo i principi, non c’è solo la figura del Capo dello Stato, non c’è solo il dettato costituzionale peraltro richiamato alla pecorara e per convenienza, non c’è solo l’autonomia del potere giudiziario ecc. ecc., ma ci sono proprio i morti delle stragi del ’93 collegati alla fine di Falcone e Borsellino, vale la pena di provare a chiarire. Così le famiglie delle vittime si sentiranno prese meno in giro.

    Chi è stato intercettato è Mancino, indagato su quei fatti. Di questi fatti, e della magistratura inquirente palermitana che se ne occupava e se ne sta occupando, Mancino parlava con diverse persone, a quel che risulta anche con il Capo dello Stato. In ballo, lo ripeto, c’è la vicenda stragi ’92-’93 su cui il medesimo Presidente della Repubblica invoca sacrosantamente oggi “verità, tutta la verità, lo voglio”. Dunque la verità o l’accertamento e l’avvicinamento ad essa, passa anche per quello che si dicevano Mancino e Napolitano. Se è interessante, perché è interessante a qualunque livello di indagine, se non è interessante perché non è interessante, e quindi chiarendolo sparirebbe dall’orizzonte del Potere, dei media, della pubblica opinione. Si diraderebbe un po’ di nebbia, si ridurrebbe la confusione.

    Capisco che detto così sembri troppo facile, che così chiunque possa comprendere come stanno le cose. Ed è una comprensione “inquietante”.  Se si pensa che Berlusconi è stato intercettato e divulgato per ragioni apparentemente assai più “private”(ma sempre in un contesto politico e istituzionale pubblico, del tipo “moglie di Cesare” anche se non esattamente di mogli si trattava…), come non ribadire che appunto per un’esigenza di verità noi abbiamo il diritto e loro hanno il dovere rispettivamente di sapere e di farci sapere? Invece tutto questo fumo ci sta impedendo di decifrare i contorni della questione, ed è indubbio che il fumo convenga ai colpevoli, e non agli innocenti.

    Giacché sono arciconvinto che Napolitano appartenga ai secondi, come lui dice “fuori la verità” anch’io gli faccio eco chiedendo “fuori tutto”, certo di rendere un servigio anche a lui e alla istituzione che rappresenta, della cui credibilità abbiamo tanto bisogno. Altrimenti finisce come nel ventennale della morte di Borsellino: nel dolore, Palermo sembrava metaforicamente come la Beirut più sconvolta, tutti contro tutti. E’ stato l’ultimo oltraggio alla memoria del giudice Paolo, che prima o poi comincerà a tirare i piedi di notte a chi insiste a ciurlare in questo tragico manico.

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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    homofaber .
    24/07/2012 alle 01:38
    'Gli innocenti' è un cult danese che si addice perfettamente al candore di un Presidente del Malpaese; sì, pur un Presidente che ha comunque sconfessato il trend eterno del Capo di Stato brulicante in landa: ovvero, una marionetta ottantenne (o su di lì) che decide poco o nulla. Ma malgrado l'anomala fattività (ampiamente discutibile), credo che Napolitano sia ingranaggio più o meno pacioso dell'inciviltà; che sia propedeutico al'impazzare dell'hacker istituzionale che da sempre rende indegno lo stivale-ciabatta; che sia il guardiano bonario di un bidone infetto ed immondo. E chi mai potrebbe richiedere verità, se poi contemporaneamente vorrebbe silenziate le proprie parole, pensieri, financo segreti di Stato? (che comunque dovrebbero avere una radice positiva, tutelante e quindi comprensibile). Sulla mafia, Borsellino, Falcone, dell'Utri e le interminabili nefandezze in penisola, ho più volte espresso la mia visuale e comunque mi pare acqua sulfurea devitalizzata

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