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    28
    lug.
    2012

    La morte di Loris D’Ambrosio tra cordoglio e polemiche

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    La morte di Loris D'Ambrosio

    Quando ho saputo della morte per infarto di Loris D’Ambrosio, come è noto il consigliere di Napolitano coinvolto da settimane nelle intercettazioni sulle trattative “Stato-mafia”, ero a Palermo e avevo appena passato in taxi la massiccia stele di Capaci. Quella che ricorda la strage del 23 maggio 1992, in cui creparono Giovanni Falcone, la moglie, la scorta. Poco meno di due mesi dopo ci sarebbe stata la strage di Paolo Borsellino, con scorta. Le due stragi hanno lasciato vittime, parenti delle vittime, montagne di misteri che ci riguardano tutti e che sono poi continuati con la stagione delle stragi dell’anno dopo. Di qui anche le inchieste dei magistrati palermitani sulle trattative di cui sopra, con le recentissime richieste di rinvio a giudizio di 12 persone tra cui Nicola Mancino, intercettato al telefono con il testè defunto D’Ambrosio e il titolare dello Stato italiano, Giorgio Napolitano.

    Ho riassunto pedestremente perché si avesse in un capoverso il quadro d’insieme. Quando ho saputo della morte improvvisa di D’Ambrosio, ovviamente ho avuto la reazione di tutti sul piano dei sentimenti di cordoglio e di solidarietà alla famiglia. Gli stessi di tutte le persone di buona volontà. Poi mi sono detto: vedrai che cosa dirà Napolitano e che cosa scriveranno i giornali, la cui stragrande maggioranza aveva difeso il Colle e “condannato” la magistratura inquirente. Finirà che l’hanno ammazzato i giudici… Ci sono andato (facilmente) molto, troppo vicino. I titoli di tanti, troppi giornali parlano da soli, usando anche la morte di d’Ambrosio come una partita, un derby pro o contro la magistratura.

    Napolitano, oggi a Londra per gli azzurri dei 5 cerchi, sottolinea  la campagna “atroce” contro il suo consigliere, fatta di “insinuazioni”. E qui la mia reazione non è più soltanto umanitaria, ma razionale. Intanto, penso a quella scia di vittime e di parenti addolorati di vent’anni fa: forse stanno aspettando ancora giustizia, sotto forma di ciò che è il motore di ogni giustizia senza aggettivi, ossia la ricerca della verità. Che passa oggi anche per le inchieste della Procura di Palermo e le intercettazioni che avevano coinvolto D’Ambrosio, e lo stesso Napolitano. Cui sommessamente dovremmo domandare: perché “insinuazioni”, Presidente? Se fossero state messe in tavola tutte le “carte”, forse il margine di quelle che Lei chiama “insinuazioni” si sarebbe ridotto di moltissimo, con il presupposto che i magistrati facciano in buona fede “solo” il loro lavoro, non “contro” qualcuno e quindi neppure contro il D’Ambrosio di cui lamentiamo la prematura scomparsa bensì a favore della verità, qualunque essa sia, a partire da quella processuale che non avrebbe né ha stabilito Ingroia con gli altri magistrati inquirenti.

    Il termine “atroce” è molto forte, e lascia intendere una banda di manigoldi che attentano all’ordinamento dello Stato e alle figure che lo rappresentano fino in cima ad esso. A me sembra, forse perché ho in mente quella doppia stele di Capaci, che gli attentati siano stati piuttosto quelli, come le stragi dell’estate del’93, e  che “atroce” dipinga piuttosto quel periodo e la latitanza della verità o di una parte della verità che spieghi agli italiani che cosa c’era davvero sotto e che cosa si protrae da allora nel buio del potere e dei poteri intrecciati. Qui c’è poco da insinuare, e molto, troppo da sapere. Se è questa la strada diritta, allora si può tentare di percorrerla anche criticando aspramente chi volesse “vendere” la ricerca della verità in modo mercantile, come fosse la faccia in chiaro di quella medaglia che invece al buio presenta l’occultamento della verità, spacciandolo come una merce. Mi sta bene, facciamolo, colpiamo i toni con cui “si vende” la ricerca della verità. Ma per farlo non bisogna dare l’idea di essere conniventi se non addirittura complici di quel “buio”. Vale per la politica come per i media, cinghia di strasmissione della prima. Di questo terzetto, mafia-politica-media, l’unico soggetto che fa il suo lavoro con coerenza e rispetto della propria ragione sociale – diciamo così – resterebbe dunque tristemente la mafia…

    Certo che in Italia lavora un formidabile Sceneggiatore. Mentre il Paese affonda, il responsabile dello scandalo vaticano delle carte del Pontefice risulta sulle prime essere il maggiordomo di Sua Santità, come in un qualunque giallo di bottega. Adesso muore con una puntualità dolorante una figura-chiave nella vicenda che ho finora riassunto… Più in basso, con molti meno misteri, dopo aver ingiuriato i giornali minacciando (e presentando? Sarebbe curioso…) querele perché non era indagato, risulta stra-indagato per “corruzione transnazionale”, una variante anche linguistica in questo campo molto frequentato. E come si difende il “celeste”? Si difende per una scandalosa scesa, dicendo cose come “per così poco certo non mi dimetto” e poi “e allora Vendola?”, cioè prendendosela con il suo omologo pugliese alla Regione Puglia intaccato da ipotesi di reato meno tonitruanti ma non solo indagato bensì già rinviato a giudizio… E poi qualcuno si stupisce che dal fondo del barile Italia, tra la gromma sgrommata, si levi il coro degli “ma allora voto Grillo…!”. Chiedetevi perché, in un Paese così con questo formidabile Sceneggiatore che non risparmia (prevedibili) colpi di scena…

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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    Doriamo .
    28/07/2012 alle 23:07
    Ladro plurilau-reato imprtisce lezioni di diritto internazionale..lui lo può fare visto il curriculum..
    Doriamo .
    28/07/2012 alle 23:02
    Mi sscusi dottor beha che stimo fin dai tempi di raisat cinema..imprendibile lo speciale con moscati ..ma perché insiste con la storia dell'Italia che sta affondando...tanto domni draghi farà una dichiarazione tipo mi sto mangiando un panino würstel e crauti e lo Spread tornerà a scendere....non sia così pessimista...tanto lmica hanno abolito le elezioni...
    Derelitto umano .
    28/07/2012 alle 22:56
    Iniziano le olimpiadi e incominciano i " pronostici"...ora se le olimpiadi fossero veramente delle manifèstino ne vere non ci dovrebbero essere i " super favoriti annunciati" ...ma da quando ci sono le griglie nelle olimpiadi? Chissà perché da quando ci sono le scommesse ora anche certi risultati sportivi appaiono " scontati"...questi media, sponsor e top manager stanno distruggendo lo sport! E poi la storia ." ci aspettiamo32 medaglie...ora sarà pure che Petrucci va allolimpicoo vedere da anni biscotti ....ma vediamo di fare un po' di outing o come CAZZO si dice..non ci starebbe male no..,'
    Derelitto umano .
    28/07/2012 alle 22:49
    La morte e' un tema che affascina tutti da secoli...dagli etruschi col culto dei morti a Edgar all'anno poe che inventa il romanzo poliziesco, dagli artisti del surrealismo al fumetto con Andrea pazienza, quel senso di malessere, quella linea dombra che divora le tue certezze quel colore grigio misto al malva che accompagna i sentimenti piu cupi di invidia e rabbia quando si scopre dopo con l'inizio delladolescenzala fragilità del tempo e lirrrimediabilita delle cose...come si dice...l'importante nella vita e superare l'impatto con le cose...
    Derelitto umano .
    28/07/2012 alle 22:35
    Mi infilo sommessamente nella discussione..ricordando come con quale ipocrisia la classe politica si presentava mesi fa al funerale della giovan ragazza dilaniata davanti alla sua scuola a Brindisi..facce grigie e sguardi persi nel vuoto..imbarazzo istituzionale come sempre...titoloni in prima pagina..la morte diventa il cavallo di battaglia di molti per straparlare di questioni morali...poi terminata lampasse si ricomincia con lo stesso copione di fango di sempre...
    salvatore romano .
    28/07/2012 alle 11:17
    Buongiorno,innanzitutto le faccio un apprezzamento:lei ha l'unico blog dove non esiste un moderatore(censore?)che banna i commenti.Ho provato a pubblicare le stesse cose che scrivo a lei su altri blog(tra l'altro di giornalisti suoi colleghi),ma non ho visto il mio commento.Badi bene che i miei commenti sono sempre educati e pacati come deve essere il tono di una discussione civile;invece vengono accettati commenti dove non ci sono sì parolacce,ma piuttosto infamate a questo e a quello tralasciando i fatti.Detto questo i fatti ci dicono che la facilità delle morti di persone delle istituzioni e non in prossimità di inchieste e rinvii a giudizio o di indagini utili agli inquirenti per accertare la verità è impressionante.Questo è solo l'ultimo caso;non mi vengano a dire i giornalai di turno che questo signore sia morto d'"infarto naturale".Si ricorda Adamo Bove che "si suicidò"?Ci sono sempre intercettazioni e scandali vari di mezzo e l'informazione in questo paese invece di accertare la verità si mette ad attaccare la magistratura.Non le suona strano che questi sedicenti giornalisti in certi casi attacchino i magistrati e in altri ne apprezzino il lavoro?Io lo trovo normale in un paese nel quale i processi vengono fatti sui giornali.Giornalisti che si sostituiscono al potere giudiziario crocifiggendo certe persone e difendendone altre(spesso legati ad apparati dello stato o a potentati economici).Fatti che scompaiono in nome di una ragion di stato che è di difficile interpretazione;la ragion di Stato dovrebbe essere un concetto che salvaguardi la convivenza civile di uno stato di diritto nel quale i cittadini siano tutelati dalle istituzioni che li rappresentino.Invece la ragion di stato(di diritto)è stata modificata secondo alla bisogna della classe politica che,timorosa di vedere scoperti i suoi legami con le organizzazioni criminali,la usa a proprio uso e consumo.E qui ci riallacciamo al discorso della stampa che censura o attacca questo e quello.Le domande fanno paura;sono il fondamento della dialettica che invece viene distrutta con la ragion di stato attuale che ne impedisce il diritto all'informazione,all'accertamento della verità.E noi,come dei beoti,assumiamo il tutto con assuefazione disarmante e,nonostante nei blog ci sia tanto sconcerto,nei bar non sentirà mai parlare di questi scandali.Preferiamo qualcosa di più soft,qualcosa su cui si può tifare,qualcosa su cui si possa "aggredire" la parte,o le parti avverse in nome di un calcistizzazione emotiva fatta di tifo becero che si riflette nei commenti agli eventi come la morte di Loris D'Ambrosio.L'uso delle parole come "attacca" o "bufera" sono in continuo aumento nell'uso giornalistico e l'italiano si fa condizionare dall'uso di queste parole e agisce di conseguenza.Ma attenzione,quelle stesse parole vengono usate per distogliere l'attenzione su altri fatti importanti o,molto peggio,per distruggere ogni proposito di ragionamento.Non si ragiona più,si tifa e tifando si viene condizionati dal sentimento in una versione romantica aggiornata al nuovo secolo.Io non so fino a che punto il nostro paese sia disposto ad accettare questo stato comatoso in cui siamo ridotti,ma le rinnovo il pensiero che pubblicai giorni fa:finchè nei bar o nei luoghi pubblici sentirà le persone ragionare di calcio non ci sarà mai verità per questo paese e francamente comincio a pensare che alla stragande maggioranza delle persone vada bene così.
    homofaber .
    28/07/2012 alle 05:22
    Credo che il dolore (vero) sia il più intimo e incomunicabile dei sentimenti, solo ipocritamente allargabile - per la stessa intensità - a più persone. Quindi andrebbe silenziato: più d'ogni intercettazione, segreto di Stato e d'orticello o di rimorso-rimbrotto stanco e ambiguo. In Paesi penso più umanamente evoluti, la dipartita di un caro viene (realmente) celebrata in suo onore: con ricordi, focolari e tavolate comuni, persino con canti e balli. Anche con lagrime, ovviamente, ma sentite, naturalmente sgorganti (e non azionate). Ho visto, qualche giorno fa, come la Norvegia (che comunque non fa parte dei predetti Paesi) ha ricordato il delirio assassino e suicida del malato di Oslo; una cerimonia intensa ma pudica, di ritegno e non caciara dei sentimenti, di rispetto verso tutto e tutti. Purtroppo, nel Malpaese non mi è mai capitato di scorgere o intuire altrettanto. E le strumentalizzazioni - più immonde che mai - in precipui eventi debordano, disorientano, devastano; come le risatine macabre degli imprenditori-iene appena un solfeggio dopo il terremoto; o come le promesse luciferine di debellare il cancro in due anni, dall'alto di un simulacro elettorale; o a perfetta somiglianza d'una obbligata assoluzione da confessionale, fuori logica e fuori cristianità. Siamo molto peggio che 'atroci', ma dalla testa

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