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    30
    lug.
    2012

    L’Ilva e noi. Il diritto a morire di lavoro

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    Ilva Taranto

    Riceviamo & Pubblichiamo

    Gentili interlocutori,
    quando è la Magistratura a fare supplenza alle Istituzioni…. “i buoi sono già scappati da un pezzo”. E’ troppo tardi. Quello che è successo a Taranto è frutto dell’ignoranza delle Istituzioni, dei Sindacati, di una certa classe dirigente, di tutti coloro che in questi anni si sono sempre girati dall’altra parte mentre le opportunità economiche e sociali di una città di 200mila abitanti venivano distrutte -sistematicamente- da uno sviluppismo di rapina. Basta ascoltare cosa diceva Pasolini nel 71 per capire (sempre se si vuole capire) che a Taranto non c’è stato alcun “sviluppo”.

    Chi oggi dopo il sequestro degli impianti chiede di “Conciliare produttività e salute”, in queste condizioni, nella migliore delle ipotesi non sa di cosa parla. E senza fare “polemiche”, una domanda retorica: chi era il Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente mentre succedevano di queste cose e la situazione veniva aggravata fuori tempi massimo?

    Oltre a proporvi queste riflessioni, definibili come “Il diritto a morire di
    lavoro”:
    http://ilcorrosivo.blogspot.it/2012/07/ilva-di-taranto-dove-si-protesta-per-
    il.html

    http://www.marcoboschini.it/2012/lavoro-o-morte/

    …una piccola analisi di chiusura.
    Tanto per mettere i necessari PUNTINI sulle i:

    (dalle rassegne stampa di questi giorni) <<Nel merito risponde il ministro
    dell’Ambiente Clini: “La magistratura ha ritenuto che il ciclo produttivo,
    in particolare quello a caldo, è ancora una sorgente di rischio, ma questo
    non vuol dire che il danno ambientale degli ultimi 15-20 anni sia riferibile
    agli impianti attuali”.>>

    NB. Per l’Ilva si tratta per larga parte di inquinanti organici (bioaccumulabili).
    Significa che ogni giorno la situazione peggiora, i “limiti di legge” in una situazione compromessa non servono a garantire un bel niente. E quegli inquinanti (le diossine sono solo una parte della nocività) sono entrati nella catena alimentare. Ogni giorno la situazione peggiora! Ogni-singolo-giorno. Neppure la chiusura dell’Ilva basterà a far rivivere Taranto. Perché sia chiaro: oggi Taranto È una città morta. Per farla rivivere le ricette non possono essere quelle che l’hanno uccisa giorno dopo giorno, anno dopo anno.

    Spero i media continuino a parlare moltissimo di Taranto, ma non degli arresti, bensì delle soluzioni. Con persone senza conflitti di interesse in grado di analizzare le proposte di bonifica -nel merito, non a chiacchiere né con i “quattro spicci” di cui si legge sui giornali in questi giorni- e indicare il da farsi.
    Penso ai medici ISDE intanto. www.isde.it

    Ci vorranno anni anche se l’Ilva chiudesse per sempre da domani mattina… Come se ci fosse stato un terremoto, uno tsunami, Taranto oggi non va abbandonata a sè stessa.
    Il difficilissimo compito delle bonifiche (con denaro pubblico come al solito…) non spetta certamente a coloro che hanno impedito un sistema di vita e di lavoro diverso da quello attuale. Anche questo andrebbe denunciato con lucidità e chiarezza.

    Un cordiale saluto, Roberto Pirani

    PS. Quel che (avevo) da dire su Taranto l’ho scritto diverse volte e da anni.
    Un piccolo esempio:

    Date      : Fri, 29 Jul 2011 13:07:54 +0200
    Subject : Re:Perchè Taranto è una questione di tutti

    > Taranto non è più un problema.
    > Taranto va evacuata.
    > Punto.
    > Tutto il resto è fuffa. (mentre l’Ilva continua a funzionare) e prendersi
    in giro parlando di bonifiche quando tutte le matrici sono contaminate in
    modo irreversibile da 30 anni di istinti omicidi e suicidi.
    >
    > DOMANDA al Primario di ematologia di Taranto, Dott. Mazza:
    > Lei cosa farebbe per far vivere meglio gli abitanti di questa città?
    > RISPOSTA
    > O spostiamo Taranto o spostiamo le fabbriche:
    > http://www.youtube.com/watch?v=67TrmULZsJA&feature=related

    Postato da Redazione
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