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    25
    lug.
    2012

    Marcello Dell’Utri rinviato a giudizio per le trattative “Stato-Mafia”? E io lo rinvio alla memoria del calcio

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    Dunque, anche se il Procuratore Capo di Palermo, Francesco Messineo non firma ma vista, parte la richiesta di rinvio a giudizio per Marcello Dell’Utri, Nicola Mancino, Calogero Mannino, Totò Riina, Bernardo Provenzano, i generali dei carabinieri Mario Mori e Antonio Subranni, fino a un totale di 12 rinviati dal Procuratore Aggiunto, Ingroia, e dai sostituti Di Matteo, Del Bene e Sava. Fatevi un po’ di conti accostando la cosa alle telefonate col Capo dello Stato, di cui si discute in questi giorni, e vedete un po’ voi.

    Nel frattempo io faccio memoria, profittando dello spazio che su internet non è così stretto. Dal capitolo “Tra guerra e religione” del mio libro Il calcio alla sbarra, ed. BUR 2011, eccovi la parte su Dell’Utri. Torniamo indietro di quarant’anni e non di vent’anni, come per le stragi di cui sopra. Riepilogo a brani, solo quello che vi può essere utile.“… Agli inizi degli anni ‘70 Zeman era uno dei giocatori della Bacigalupo di Palermo, che militava nel campionato dilettanti. Centrocampista, un po’ lento ma dai piedi buoni, faceva parte della squadra allenata da Beppe Dell’Utri, fratello di Marcello – ma non gemello come l’altro, Alberto -, calciofilo da sempre. Beppe Dell’Utri guidava la società e la squadra in panchina.

    Zeman lo ricorda così. “E’ sempre stato un grande appassionato. Lavorava nel ramo delle assicurazioni ma gli piaceva il calcio. La squadra era composta quasi tutta dai ragazzi del rione. Solo alcuni prendevano dei soldi. Tra quelli c’ero anch’io perché, oltre a giocare, allenavo anche i ragazzini della Bacigalupo (dal nome del leggendario portiere del Torino precipitato a Superga, ndr.). Marcello Dell’Utri? Si vedeva meno, di lui mi ricordo solo una cosa. Aveva l’ascensore dentro casa. A quei tempi faceva un certo effetto. Il vero appassionato di calcio però è sempre stato Beppe, che è stato anche in carriera allenatore della rappresentativa siciliana. Lo ritrovai al Palermo alla fine degli anni ‘70. Io ero già lì dal ’74, lui iniziò a fare il dirigente nel settore giovanile. Portò a Palermo Bigliardi che poi vinse lo scudetto nel Napoli. Lo ricordo perché all’epoca si usava prendere solo ragazzi della regione, mentre Bigliardi veniva da fuori. Una dimostrazione che Beppe Dell’Utri capiva di calcio”.

    Beppe, dice Zeman, non Marcello. Dunque il creatore di Forza Italia con il calcio c’entrava poco. Più con gli ascensori. Pensare che invece, il 26 giugno del 1996, nell’interrogatorio in merito al processo per associazione mafiosa in cui, imputato con Gaetano Cinà, verrà condannato in primo grado a nove anni, rispondendo al PM Dell’Utri si sarebbe definito diversamente. “A domanda risponde: Delle persone menzionate ho conosciuto soltanto Cinà Gaetano. Egli era il papà di uno dei tanti ragazzi che negli anni ‘70 imparavano a giocare a calcio nella scuola di calcio palermitana Bacigalupo di cui io ero istruttore. La Bacigalupo era ubicata prima all’Arenella e poi a Resuttana ed era frequentata da moltissimi giovani tra i quali i figli di personaggi dei piu’ vari ceti sociali, anche della media e alta borghesia. Con il Cinà ho instaurato fin da allora un rapporto di amicizia, tant’è che nei primi anni ‘70 mi adoperai per inserire il figlio del Cinà nel vivaio della squadra di calcio del Varese”.

    “Istruttore”, dunque. Nella requisitoria del Pubblico Ministero la vicenda è inquadrata così: ”La nascita dei primi rapporti tra Dell’Utri e l’associazione mafiosa è di difficile datazione. Dovendoci basare sugli elementi raccolti e da ritenere pienamente provati in dibattimento, occorre dire che è proprio presso il club calcistico Bacigalupo – cioè in un ambiente – come dirà lo stesso Dell’Utri – certamente ‘interclassista’ – che si registrano i primi certi rapporti tra esponenti mafiosi ed il Dell’Utri”. Cinà nella sua testimonianza lo conferma “allenatore”: “Ho gravitato a lungo negli ambienti della squadra di calcio Bacigalupo. Infatti, mio figlio Filippo giocava a calcio in quella squadra, ed ha poi giocato, tra l’altro, nel Varese e nel Palermo.  In quelle occasioni ho conosciuto anche Marcello Dell’Utri, che allenava la squadra, e che era già avvocato e lavorava presso una banca. Io stesso sono stato per 10 anni dirigente della Bacigalupo. Data da allora la mia grande amicizia con il Dell’Utri, che io considero come un figlio”.

    Secondo l’epico stalliere di Arcore, il mafioso Vittorio Mangano, sempre in Tribunale, Dell’Utri era invece spicciamente il “presidente” dell’Athletic Club Bacigalupo. Quante cose si imparano da una requisitoria, a volte. Sul calcio, si intende. Comunque Marcello Dell’Utri (2006,ndr) anche recentemente ha ribadito a Claudio Sabelli Fioretti sul magazine  de “Il Corriere della Sera” che “ lui allenava”. Indipendentemente dagli ascensori….”.

    Beh, non è male vero…

    Postato da Redazione
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