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    01
    ago.
    2012

    Pizzarotti, non essere timido

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    pizzarotti

    Caro Pizzarotti, il motivo di questa lettera aperta è diciamo tattico-strategico. Credo che in questo momento Le siano capitate insieme una rogna e una chance senza pari, naturalmente come figura istituzionalmente più avanzata del Movimento 5 Stelle, in qualità di sindaco di una città importante. Parlare di Lei e con Lei significa quindi occuparsi non solo di Parma, di come funziona la giunta, delle questioni principali della sua amministrazione ecc. ma ormai dell’Italia prossima ventura su un altro piano: simbolico, politico e istituzionale. Lei e il suo governo della città sono la cartina di tornasole del ricambio della classe dirigente e del modo di far politica e di reclutare politicanti che (non) ha funzionato finora. Un modo che per inciso ci ha ridotti come Paese in questo stato comatoso, dal quale dobbiamo svegliarci. Un modo, ancora per inciso, che costituisce l’unica autentica campagna elettorale permanente di Grillo e del suo Movimento: di tutto vi si può accusare, infatti, meno che di essere responsabili o colpevoli di questo sfascio. Siete già “colpevoli” del presente e soprattutto del futuro, ma non del passato che vogliono rimuovere a loro vantaggio. E il presente e il futuro è appunto in prima fila Lei, Federico Pizzarotti.

    Le forze politiche tradizionali, che si combattono in Parlamento, sui media e per le strade in una lotta al primo sangue quando non in guerre dichiaratamente pacioccone, non si augurano che Lei sappia governare, ma il contrario. Perché se sapesse governare non sarebbe solo la fortuna di Parma, ma un messaggio preciso al resto d’Italia in quella chiave più generale di cui sopra. Faccia conto di essere al polo opposto di Napolitano. Ma sì, nessuna burla e tantomeno canzonatura. Se la politica politicante & esercente cui siamo abituati ha eletto Napolitano al soglio laico e quindi ha in lui la sua massima rappresentazione istituzionale, Lei, Pizzarotti, nelle debite proporzioni è il suo contraltare di potere democraticamente conquistato. E in questa sorta di basculamento tra “quella” politica e “questa” protesta incardinata amministrativamente a Parma e altrove, Napolitano gioca tutte le sue carte sui vari tavoli che lo vedono protagonista.

    Il caso “Mancino-D’Ambrosio-trattative Stato-mafia” con i risvolti giornalieri che vediamo, o la direttissima questione della riforma elettorale che non credo piacerà troppo al Movimento 5 Stelle, o la data delle eventuali elezioni anticipate ecc. Già, mi par di sentirLa obiettare, ma che c’entro io? Sono solo il sindaco di Parma mentre lui è il Capo dello Stato. Vero. Ma mi permetto di suggerirLe di fare come lui, nel suo piccolo. Qualsiasi cosa dica Napolitano è ovviamente e debitamente illustrata dai media e arriva (quasi sempre) correttamente all’opinione pubblica. Perché non fa lo stesso anche Lei? Perché non si scrolla di dosso complessi, timidezze e alibi e non informa quotidianamente l’opinione pubblica della sua città sui postumi dell’occupazione partitocratica della medesima? Lei sa benissimo che l’invasività del sistema dei partiti condiziona anche ora che hanno perso la vita di Parma, come quella di qualunque comunità italiana. Bene, lo dica, faccia in un certo senso il contrario di ciò che fa Napolitano in una situazione opposta facente capo alla politica che avversa Lei localmente, scopra tutti gli altarini. La stampa sarà almeno in parte costretta a seguirLa, e i cittadini sapranno cose che avevano finora solo immaginato.

    Racconti quella partitocrazia latente o addirittura patente che vincola la politica anche amministrativa a restare quella che è, a “non funzionare”. Raggiungerà almeno due obiettivi: parlerà ai suoi concittadini guadagnando in autorevolezza, e anticiperà quello che potrebbe accadere su scala nazionale, se i giornali fossero costretti a fare il loro mestiere. Le sembra poco?

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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