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    09
    ago.
    2012

    Ricordando Renato Nicolini, architetto del nostro futuro

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    renato_nicolini

    Per chi non l’ha conosciuto personalmente e per i posteri Renato Nicolini, appena scomparso a settant’anni per il solito brutto male, già tumulato e immagino avviato in frettissima sulla strada del dimenticatoio, è stato “l’inventore dell’estate romana”, a cavallo dei primi anni ’80. Già sarebbe qualcosa, se venisse illustrata “in memoriam” del suo ideatore una stagione particolarissima, che ha riaperto illuminandole le città alla gente dopo il buio degli anni di piombo. Invece il tutto viene inscatolato in una formula. Ma Renato è stato molto, troppo di più per circoscriverlo in un’esperienza  pur straordinariamente significativa. Renato è stato ed è, solo a volerne ripassare la lezione, l’architetto del nostro futuro, specie in tempi come questi che languono di fronte a un domani inimmaginabile perché schiacciato su un oggi impresentabile che ha rimosso qualunque ieri sensato della nostra storia, geografia, cronaca: il succo della nostra cultura, insomma.

    Renato invece, architetto di studi e professione, politico per natura e vocazione contro ogni politicismo, non solo non aveva rimosso niente del nostro passato ma andava a ripescare tutto ciò che gli sembrava utile per progettare un futuro accattivante: era un architetto? Dunque progettava case dove entrare ed abitare volentieri anche e soprattutto intese come case dello spirito e dell’umore. Questa è stata la grande esperienza nel laboratorio della Roma di oltre trent’anni fa. In rapporto alla nostra classe dirigente, da Monti a scalare, Nicolini è davvero il nostro futuro e loro il nostro malandato presente o il nostro sfaldato passato, già ora, mentre si combatte lo spread. Nicolini lo spread lo ha battuto in breccia con la fantasia, ha dato fiducia ai giovani, non è mai stato solamente uomo di partito anche se allora il Pci aveva ancora un significato pur tra mille contraddizioni, guardava alle persone, e al loro benessere prima interiore, all’insegna dell’allegria che-recita il poeta-“non è mai stupida”.

    E’ stato un formidabile “pagano” nella testa e nel cuore in una città eterna costruita sulla pietra di Pietro, dunque con qualche tensione oltre Tevere. Ha fatto politica senza che sembrasse tale, ha avuto voglia e forza per immaginare e far immaginare, ha pensato e messo in opera il suo pensiero affidandolo a tutti quelli che volessero rischiare, in primis appunto ai giovani. Era umanamente una persona aperta, e non c’erano frizioni tra quel che diceva, faceva, era. Sulla cosiddetta “estate romana” trovate molta documentazione. Su di lui assai meno, e per questo vi invito a informarvi di più non bastando uno smilzo epicedio. Davvero è o potrebbe/dovrebbe essere il nostro futuro, nel modo giusto di porre delle priorità e di considerare la politica amministrazione della polis e non solo potere per il potere e il denaro. Lui non ne aveva… Ha lasciato un segno in chiunque l’abbia conosciuto e ancor di più frequentato, spero sia un germe che nelle persone e attraverso esse continui a fiorire. Ciao Renato, resti molto più vivo tu degli zombies che ci circondano travestiti da persone.

    P.S.1 Non c’entra nulla con il mio ricordo di Renato Nicolini, ma è un episodio che lo avrebbe assai divertito, e certamente ne avremmo discusso analizzandone i vari aspetti. La cultura, né dichiaratamente alta né bassa ma tutta insieme, intesa come il piacere di avere un cervello e di farlo funzionare verificandone la produzione di materia grigia, credo (e lui credeva) sia questa, né più né meno. Ebbene, tempo fa ero in aereo e stavamo sorvolando un aeroporto prima che si atterrasse. Il comandante aveva già detto a metà volo che il cielo all’arrivo era nuvoloso. Invece sbucando dalle nubi c’era il sole, un sole pieno. Mentre atterravamo il comandante continuava a ripetere la giaculatoria del “cielo nuvoloso”, come se non avesse gli occhi per guardare fuori. Dunque era nuvoloso per gli strumenti e soleggiato per i nostri occhi? Non è una metafora di come siamo finiti? Renato, Renato…

    P.S.2. Molti commenti per Conte e la vicenda nota e in via di sentenza. La stragrande maggioranza dei lettori non ha letto l’articolo, ma ne ha preso spunto per “tifare” e straparlare. E’ evidente che scrivere non serve a nulla, se uno non legge (ho chiesto per la milionesima volta di mandare “tutti a casa”, Federcalcio, (in)giustizia sportiva, dirigenti di club ecc. , ma mi si dice che li difendo. Riferisco la posizione dei tifosi e viene scambiata per la mia. Mi si dà dello juventino –non è vero, ma non è certo offensivo- oppure del laziale –sono della Fiorentina, e credo sia noto- citando episodi arbitrali sbagliati, verificabili anche solo con una piccola ricerca su internet, per sostenere tesi che il mio articolo confuta in partenza, avendole scarnificate dopo anni di lavoro in questo campo…). Insomma, se Nicolini è un futuro messo in atto trent’anni fa, che fare con chi rappresenta una forma regressiva di barbarie? E’ anche un test per vedere chi è arrivato alla fine di un  articolo dedicato a tutt’altro…

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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    Commenti
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    homofaber .
    13/08/2012 alle 17:39
    Penso che Renato Nicolini, pur essendo io all'epoca solo un liceale vagheggiante (e nell'essenza, credo d'esser rimasto tale), abbia contribuito notevolmente nell'immane tentativo di migliorarci. E al di là di talune somiglianze somatiche (che sempre all'epoca, pur avendo quasi 30 anni di meno - ma Nicolini sembrava giovine anche a 50 anni - mi attribuivano e quindi mi incuriosivano, pur non conoscendolo), credo che il bohemien pensatore e ideatore di mille 'cose' (tra cui l'Estate Romana ed altre innovazioni mai approvate dalla cloaca reggente) sia stato uno dei pochi politici (e non politicanti) disinteressati, intellettualmente coinvolti, dall'orizzonte più ampio e quindi inevitabilmente poco afferrato e condiviso dal letame di ieri e di oggi. E mi fa infinitamente piacere che l'epidermide di Beha l'abbia riavvertito

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