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    01
    ago.
    2012

    Tra la politica politicante e Beppe Grillo: di cosa parliamo quando parliamo di legge elettorale?

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    beppe_grillo

    Adesso è tornata in evidenza la questione della legge elettorale da riformare, e il 31 di luglio – in un Paese abituato da sempre alla “balneazione politica” del tutti in vacanza agostano – un Presidente della Repubblica deve precisare che è lui a stabilire la data del voto se anticipato. Dovrebbe essere una faccenda di grande interesse per i cittadini, che hanno per ora solo il voto per scegliersi i loro rappresentanti e quindi i loro governanti: temo che trattata così abbia invece tutti i crismi della (solita) presa per i fondelli. Da sempre è stato così, cioè con i partiti che si sistemano i meccanismi elettorali a loro pro, una sorta di “Cicerones pro domo sua”, fregandosene di quella “domus”, ossia di quella casa comune magari crollata o in via di crollo che è lo Stato, e il Paese. Ma adesso siamo allo scempio perché sono stracci che non volano di nascosto ma sotto gli occhi di tutti, spesso in diretta tv.

    Quando siamo passati al maggioritario, con le prime elezioni del 1994, era un maggioritario incompleto, corretto e/o inquinato dal proporzionale. Il referendum a favore delle preferenze era stato stravinto, anche perché a parte i politologi la gente comune aveva votato comunque contro qualcosa di ostile, ossia il proporzionale equiparato al peggiore di tutti i mali: non era stato un proporzionale guasto e inefficiente a tradursi nella stagione orrenda di Tangentopoli? Dunque se il referendum fosse stato – puta caso – tra il proporzionale e – che so – il buddismo, avrebbe vinto il buddismo… Quindi le forze politiche non applicarono il maggioritario emerso a furor di popolo referendario in modo assoluto soltanto perché i loro ragionieri non avevano la certezza che questo maggioritario assoluto convenisse al partito x o all’area politica y. Si tennero una porzione proporzionale come garanzia di non perdere tutto, e dal loro punto di vista la cronaca elettorale successiva ha dato loro ragione. Ai partiti, e ai loro interessi, di gente che non perde mai e non se ne va mai grazie anche a questi paracadute elettoralistici che si approntano da sé, legislativamente.

    Poi c’è stato il ludibrio, 7 anni fa, della legge definita “porcata” dallo stesso Calderoli che ne era stato il più visibile promotore, in arte il “Porcellum”. Quale presa feroce per il culo (ma sì, diciamolo…) poteva essere peggio di una legge pensata sempre ad hoc da qualcuno per se stesso e dichiarata orrenda dallo stesso legislatore? Eppure abbiamo ingoiato tutto lo stesso. Adesso la legge elettorale da cambiare: a parole dovrebbe riavvicinare i cittadini alla politica (Napolitano dixit) attraverso un voto più libero e più incisivo, nei fatti sarà altro. Che cosa? Ecco qua: taglieranno le cosiddette “ali” parlamentari, cioè gli estremi paventandone strumentalmente gli estremismi. Nessuno si autoimputa lo sfascio italiano tra coloro che sono stati in sella da decadi, ma tutti cercano di accusare il “nuovo” dello sfascio futuro.

    In sostanza: si teme chi è fuori dal Parlamento e intercetta la protesta popolare come Grillo e il Movimento 5 Stelle? Ebbene, ovviamente e di conseguenza la nuova legge si proporrà di rendere il più difficile possibile tale ricambio, conservando il posto e il potere a coloro che in Parlamento già ci stanno e faranno l’impossibile per rimanerci e lasciandone fuori in termini di meccanismi elettorali quelli che ne sono fuori, almeno riducendone il potenziale afflusso (che le ultime amministrative hanno evidenziato molto chiaramente).

    “Deus amentat quos perdere vult”, di semplice traduzione, dove “amentat” sta per “sconvolge la mente”. Peccato che così innescheranno un ulteriore cortocircuito tra la protesta e la politica. Ci prenderanno in giro ma si renderanno ancora più invisi alla popolazione. Spacceranno tutti quanti, istituzioni e partiti, una riforma come un toccasana, fregandosi le mani sulla plancia del Titanic. Non lo capiscono? La maggior parte no, qualcuno sì ma non sa o puo’ o vuole rischiare qualcosa oggi di suo per far resuscitare domani politicamente il Paese nel suo complesso. Se ne fottono dell’Italia, e poi danno la colpa di tutto a Grillo. Davvero un

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    eccellente sistema. Per precipitare.

    Postato da Redazione
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    homofaber .
    02/08/2012 alle 08:08
    Si può anche strombazzare che si gioca a zona, malgrado poi uno dei difensori resta regolarmente dieci metri dietro i compagni (tornando 'libero', come lo immortalò Brera); e si può anche spettacolarizzare la famiglia o altre sacralità nostrane (ormai simulacri spernacchiati) anche se poi nel privato si barattano disinvoltamente affetti, armonie e foto di gruppo a corredo (glissando sul resto); e si potrebbe, quindi, anche eventualmente trasformare il maialino di Calderoli in cigno maestoso: sarebbe però inevitabilmente finto, siliconato, truffaldino. Il porceddu padano (oltre a inorridire i sardi) è marchingegno gretto e antidemocratico, ne sono consapevoli tutti. Ma grugnisce da solo due elezioni: e prima - pur con minore bestialità - il Malpaese era altrettanto una stalla. Anche adottando la modalità elettiva più virtuosa e civile, la melma resta comunque se poi le Segreterie continuano a presentare e supportare gli stessi faccioni incolori, sporchi e grassi. Sceglieremmo solo il meno peggio. Certo, volendo però quanto meno sparecchiare l'orrore in tavola (che agevola sensibilmente le pappate e le cosche by Montecitorio), l'unica possibilità in tempi più o meno prossimi è quella prospettata da Grillo. Dal divorzio all'aborto, dall'ergastolo al nucleare, le uniche conquiste sociali e civili dello stivale-ciabatta non sono partorite dal trust governativo ma dall'attivismo di pochi. Ricorrendo quindi alla sovranità popolare e non sgorgando naturale per legiferazione della combriccola reggente in autoreggenti, teoricamente deputata a tutelarci e migliorarci. In passato, è avvenuto soprattutto per la coscienza di Pannella e dei radicali; ora per l'attivismo di Di Pietro e forse di Grillo: come si può notare, sono tutti cani sciolti, spesso bastonati, infangati, ghettizzati, finto snobbati. Ma che sono stati gli unici - nei fatti e nell'essenza riformativa - a far abrogare tante vergogne vigenti e rendere meno indecente la nostra landa. Tentano di esorcizzare Grillo con ogni espediente (trascinandosi, nella caccia alle streghe, anche dementi, borghesi piccoli piccoli e sciocchi senza corte: neppure interessati o collusi, semplicemente abituati a pensare con la testa dei propri burattinai e seguendo sempre ordinatamente la loro polvere). Lo demonizzano perchè sanno che non è gestibile, controllabile, affiliabile (e soprattutto, al di là del giusto o sbagliato, catalizza e stimola pericolosamente la gente). Ma è grottesco, inaccettabile, che proprio chi propone vuotezza e gas lacrimogeni da sempre, che ospita in Parlamento pregiudicati ordinari, che muove la Destra o la Sinistra solo per impugnare la forchetta, che saccheggia il Paese a prescindere, ha l'impudenza di dare del qualunquista o dello speculatore o del tragicomico a chicchessia. Ma che specchi abbiamo?

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