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    27
    set.
    2012

    Che cos’è oggi "l'uomo che morde il cane?" Le notizie buone, ma nessuno le dà. Reagiamo

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    buone_notizie

    Buona regola del giornalismo è come si sa quella di raccontare l’uomo che morde il cane, e non viceversa. Nella fattispecie italiana di questo periodo uno scandalo al giorno o quasi nella nostra politica centrale e locale, come l’ultimo della Regione Lazio Polverini/Batman Fiorito e in attesa dell’immancabile prossimo, è invece l’equivalente del cane che morde l’uomo.

    Certo, bisogna darle le notizie del genere, e anzi andrebbero date di più e soprattutto prima, senza cadere tutte le volte dall’albero nella commistione malata tra stampa e potere. Ma è ovvio che non si sorprende ormai quasi più nessuno. Indignarsi, forse, ma sorprendersi è arduo. La vera notizia è piuttosto qualcuno in alto che non rubi, con tutte le conseguenze non solo penali ma antropologiche e culturali che questo metro di giudizio comporta. Prima che le cattive notizie non sorprendenti ci seppelliscano in una sorta di inedia della conoscenza e della fame di informazione, bisognerebbe credo provare a invertire la tendenza. Cominciare a dare anche le buone notizie.

    Obietterete: non ce ne sono. Rispondo: non è vero. Semplicemente nel flusso di denuncia sempre ritardato e approssimativo –giacché il bello o il brutto di questo paese è che tutto si tiene, e se tiri il capo del filo si sgomitola l’Italia intiera- sembra non esserci spazio per notizie poco “trendy”, non in linea con la dolenza generalizzata. Invece il positivo sarebbe l’uomo che morde il cane e forse sarebbe anche un principio di rovesciamento di fronte: dunque non siamo ancora morti, dunque una parte di paese reagisce, dunque se si vuole si può ecc.

    Mi è capitato di fare queste riflessioni neppure tanto nuove dal momento che ne ho riempito negli anni articoli e libri e r

    ubriche radiotelevisive

    (alla radio in “Radioacolori” al servizio del cittadino, c’era per esempio la “pagina rosa”…) nell’ultimo fine-settimana. Venendo in contatto con realtà di cui si parla sempre troppo poco. Per esempio sapevate che a Casal di Principe, nel casertano, zona camorrosa per antonomasia (cfr. Saviano e colleghi), dove hanno confiscato beni alla camorra e lanciato su questi terreni la NCO, ovvero la Nuova Cucina Organizzata che fa il verso nell’acronimo alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, a cura di Libera di Don Ciotti, c’è tutto un fervore straordinario? Che NCO  è anche un ottimo ristorante, che ci lavorano giovani portatori di handicap per i quali è in piedi un centro di recupero, al punto che il maitre è un validissimo ragazzo down? Che a Natale confezionano un simbolico ma realissimo “pacco alla camorra”? Si parla abbastanza di molte iniziative di questo genere? Mi pare proprio di no.

    E a Cerignola, nel foggiano, tra grano  e storia c’è stata la terza edizione di una Fiera del Libro organizzata con dedizione dai ragazzi di un’associazione no profit, “OltreBabele”, con editoria e giornalismo in primo piano e il conforto di iniziative curate anch’esse da Libera, e una mostra sull’immigrazione e spettacoli. E sono certo che girando per lo Stivale fioriscono tantissime iniziative del genere, che riassumerei nella formula “l’Italia che non ci sta”. Credo che i media potrebbero e dovrebbero porsi la questione civica e politica, oltre il prodotto/notizia, di quanto sia necessario appoggiare queste forme di resistenza, specie se agite dalle nuove generazioni. Anzi, magari se mi segnalate quello che sta montando in questa senso approffitto per riparlarne… Non c’è solo il Laziogate, per fortuna.

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    Postato da Redazione
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