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    25
    set.
    2012

    Questa Lega è all’ultimo stadio

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    cagliari_roma

    Una volta, ormai molti anni fa, c’è stato qualcuno che ha detto e scritto con vana insistenza del calcio italiano come metafora dello Stivale, come lente (d’ingrandimento vista la popolarità del “giocattolo”) per osservare meglio i contorni del sistema-Paese. Oggi questa lettura sembrerebbe giunta a maturazione: che altro è il caso Cellino-stadio-di-Cagliari-vittoria-della-Roma-a-tavolino se non la metafora di una politica (sportiva) incapace di analizzare, prevedere, decidere alcunché? E il duello Della Valle-Marchionne sulla consistenza imprenditoriale dell’Italia non è reso perfettamente dalla sfida di stasera tra Fiorentina e Juventus, anticipo di cartellissimo della giornata infrasettimanale di campionato? E potrei continuare con esempi eclatanti di questa ipotetica metafora.

    Ma nel frattempo è successo qualcosa. Il calcio italiano non è più – credo – la metafora dell’Italia bensì è l’Italia stessa, ne è una finestra integrale, contiene la società italiana e ne viene contenuto. E non è difficile illustrare questo profondo cambiamento, in peggio sia per il calcio che per l’Italia. Né mi sfugge che in realtà di tutto ciò non freghi praticamente nulla a nessuno, giacché i tifosi della Roma di qualunque lignaggio godono per i 3 punti a tavolino e i tifosi del Cagliari si sentono defraudati da Cellino, dalla società, dal mondo intero che ovviamente “ce l’ha con la Sardegna”. Peccato che l’insieme produca segni di degrado a getto continuo, ma per tutti.

    Andiamo sulla vicenda stadio del Cagliari, aggiungendo pezzi di domino, e vedrete che non di metafora ma di realtà italiana complessiva in decomposizione si tratta. Intanto, come è possibile che una società come il Cagliari in un calcio professionistico di puro/impuro business con i numeri che genera si sia ridotta senza stadio in questo modo, e in un capoluogo di regione. Non c’è qualche problemuccio con la politica cittadina e regionale? Cadono tutti dal pero quando è sempre troppo tardi? Poi che la Lega di A le abbia permesso di trasferirsi in zona, a Quartu, senza garanzie logistiche se non in assenza di pubblico, da Trieste dove sarebbe dovuto andare a giocare. Dico una Lega che non riesce a darsi da anni un presidente degno di questo nome, tenendo l’occhiuto collega confindustriale Maurizio Beretta nominalmente a cassetta delle diligenza, tra i litigi, come un asino in mezzo ai suoni. E mettendo insieme politica sportiva e politica tout court, come è possibile che da troppo tempo vada avanti questa pantomima dei nuovi stadi e della legge che dovrebbe partorirli? È possibile se si mettono insieme la memoria di che cosa sono stati gli stadi di Italia 90, quando “si portavano” grandi e possibilmente coperti per favorire leggendari magna-magna, e il sospetto/rischio di oggi: per cosa? Ma che i nuovi stadi che “si portano” più piccoli e maneggevoli (cfr. dal “delle Alpi” al “Juventus Stadium” ma sempre in chiave di cetriolo e di ortolano in fatto di soldi pubblici…) siano soprattutto occasioni di fantastiche speculazioni edilizie. Mettete insieme, shakerate e mescete a freddo: ecco il nuovo cocktail di calcio e imprenditoria. Ci sarebbe un ministero competente: battesse un colpo, magari ripensando un progetto di stadi poli-sportivi, di collegamento con i giovani e le scuole, di controllo dell’habitat ecc., potremmo fingere di voler diventare più civili e più “colti”, almeno sportivamente.

    Macché, le polemiche sugli stadi vanno sempre e comunque nell’imbuto di quell’altra direzione, ossia di quanti ettari posso disporre e che cosa posso costruirci con lo stadio come pretesto. E lo stesso tipo di percorso logico si può fare per le offese rusticane, da giornalismo sportivo mediocre, che si scambiano Della Valle e Marchionne, una specie di Fiorentina-Juventus da tv e da scrivania. Temo proprio (per il Paese e nel rispetto della realtà nuda e cruda) che stavolta abbia ragione Della Valle, e che dica quello che pensiamo in molti. Poi su di lui il “dibbattito” è aperto: ma se le cose sono condivisibili , condividiamole, cribbio. Resta questo scontro dialettico calcistizzato che confermerebbe la sovrapposizione/integrazione tra calcio e società dopo che il primo a lungo ne è appunto stato la metafora. In questo sfacelo quasi quasi meglio tenersi lo straccio di pallone che ci è rimasto, e che pur di livello per lo più mediocre sembra comunque un po’ meno peggio del calcio imprenditorial-politico-mediatico fuori campo e della deriva sociale che vi interagisce.

    Teniamoci il giocato, stasera Fiorentina-Juve, con i campioni che non perdono mai e al contrario dell’anno scorso nel frattempo vincono sempre, o quasi. Teniamoci le giocate di Pizarro, il piccolo cileno “pirlificato” che deciderà la partita assieme al Pirlo vero dall’altra parte, o la voglia di fare e non di strafare di Jovetic, oppure la fantasia di Quagliarella arrivato dieci anni fa da teenager a Firenze ai tempi della C2 e non trattenuto dalla lungimiranza di allora: poi uno dice che il calcio è tanto difficile da gestire… E teniamoci anche la crisi del calcio milanese, la cui unica sortita positiva è che, mentre scrivo, entrambi i club conservano i propri allenatori per non fare “zamparinate”, crisi che è non tanto dei giocatori, ma assai più del Berlusca in ritirata e di un’Inter che si è giovata per ora solo dell’assenza presente della Juve negli anni di Calciopoli: quello scandalo era una questione di arbitri? Bene, ha continuato a esserlo e stasera sono curioso di vedere se parte il tradizionale “aiutino”. Vedete, e non lo dico anti-juventinamente, sarebbe semplicemente il contrario del cane che mozzica lo stracciato detto alla napoletana. L’arbitro fischia più volentieri per il contendente vestito bene, meglio se più forte e potente. E non ho neppure parlato di scommesse, sempre in agguato, pensate un po’…

    Postato da Redazione
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    NinniLoi .
    25/09/2012 alle 17:23
    ...dal lontano 1966 (allora avevo 10 anni) ero un Super tifoso del calcio in generale, non mi perdevo una partita di serie A, ... purtroppo da quando la Roma è stata quotata in borsa ho smesso... non è più calcio ma un grosso affare di soldi (non voglio usare la parola business perché sono Italiano e devo imparare l'Italiano!) ciao

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