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    02
    set.
    2012

    Vita e morte in un Paese da ricostruire: la lezione di Carlo Maria Martini

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    cardinal_martini

    Muore a 85 anni il Cardinal Martini, straordinaria persona prima che finissima testa, dopo aver rifiutato l’accanimento terapeutico. Una lezione finale di qua in attesa dell’al di là, una vita spesa come meglio non avrebbe potuto, una morte (la scelta di non vivere a tutti i costi…) che ci dice del rispetto della vita in extremis più di mille proclami, se riguarda un uomo di dottrina e di opere come l’ex arcivescovo di Milano.

    Mi viene in mente certo impropriamente la scelta tutta laica di Mario Monicelli, nel novembre del 2010, quando decise di farla finita dopo aver vissuto e bene 95 anni. Nessuno loda il suicidio, per carità, e c’è una gran differenza tra porre fine a una vita perché “basta così”, e invece far cessare le sofferenze, o evitare l’accanimento terapeutico. Ma al fondo c’è il denominatore comune del rispetto per la vita o per un’idea della vita fatta di valori, dignità, senso dell’uomo.

    Esattamente il contrario di ciò che mi è capitato di pensare quando giorni fa mi è stato raccontato un episodio molto frequente nei matrimoni di oggi, un momento religioso o civile che credo sia difficilmente sottovalutabile. Non la faccio lunga con i sacramenti, rimango alle persone. Che in questo caso si sposano. Ebbene, durante il ricevimento nuziale un invitato ha chiesto una bottiglia a un cameriere, il quale prima ha fatto finta di non capire, poi si è rivolto al tale dicendogli “Non mi sembra il caso”. L’invitato si è guardato intorno, ha visto amici e amiche che sorridevano, ha pensato di essere preso in giro e ha reiterato la richiesta ad alta voce.

    Allora il cameriere ha chiamato prima uno, poi due colleghi, quindi il maitre, che ha ascoltato l’indignazione dell’ospite, ha fatto arrivare la bottiglia richiesta e poi, calamitando l’attenzione pressoché generale, l’ha svuotata sul prato davanti all’allibito richiedente. Che ha ricominciato incredulo ad alzare la voce.

    A quel punto lo sposo si è avvicinato, ha presentato maitre e cameriere “al pubblico” e ha spiegato che erano “attori”, sì, insomma, teatranti o commedianti filodrammatici ingaggiati apposta per tenere alto il morale del matrimonio. Dopo lo sgomento, risate generali…

    Pare che queste scene si ripetano sempre più spesso: essere allegri non dipende più evidentemente da un’occasione particolare che dovrebbe essere fonte di vita, né dall’umore di sposi, parenti e invitati. C’è bisogno di un “aiutino” in stile televisivo, o subtelevisivo, siamo tutti su “Scherzi a parte“, la realtà viene polverizzata anche quando sarebbe gioiosa. Trasecolo. Che idea della vita, e quindi della morte giacché temo che siano collegate…, si ha in giro se questa degli scherzi a ingaggio è una pratica diffusa? Come si fa a concepire una vita – e dunque di nuovo una morte – tutta “fuori di sé”, senza accorgersi che lo svilimento è sempre più profondo? Davvero non vi fa effetto?

    E tutto ciò non si riverbera anche dal “come vivere” al “come morire”, sempre che si venga messi in condizione di scegliere? Certo, non sono tutti dei Carlo Maria Martini, né dei Monicelli (in verità docente universitario fenomenale di scherzi cinematografici, ma come prodotto, non come additivo nuziale): ma è un’idea di vita che sta – temo – impallidendo sotto i nostri occhi. E questo è tremendo.

    Postato da Redazione
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    manlius .
    03/09/2012 alle 18:57
    Sp.le O l i v i e r o, ol sottoscritto è una persona diversamente abile da 28 anni, per il tipo di handycup nel mio caso la morte bei primi tre anni dall'accertamento della malattia era del 66 % dei casi. Come persona avevo giò tentato di suicidarmi a 17 anni bevendo un solvente per smacchio per unghie (A C E T O N E) e il giorno dopo ero la persona più realizzata e contenta perchè non ero morto. In seguito dopo una B O U F F E T d e l i r a n t e durata un anno avevo a causa di un tentativo di suicidio conosciuto uno P S I C H I A T R A, il quale mi aveva proposto un ricovero,volontario e al mio rifiuto aveva comminato una P E N A di T:S:O: per una settimana, ripetuta con un'altro T;S;O: consecutivo.Il sottoscritto nel corso di 5 lustri circa della vita , aveva lavorato dall'età 14 di anni, con mio padre chef, mi ricordo che il primo giorno di una domenica di giugno del 1974, c'era il R E F E R E N D U M sul D I V O R Z I O partimmo io con mio babbo alla volta di E N T R E V la P A L U D ove sorgeva l'ALBERGO, e sbagliammo treno invece di prendere il treno a Milano per CHIVASSO, salimmo sul treno colmo di passeggeri che erano venuti dall'estero per votare e ritornavano alle loro città estere e andava a C H I A S S O.Come scuola superiore ho conseguito il diploma di Maturità Scientifica nel 1980, e frequentato un anno all'università di P A D O V A in AGRARIA indirizzo S C I E N Z E F O R E S T A L I, non avendo dato nessun esame fondamentale nel M A G G I O 1982 sono partito M I L I T A R E, con sede B E L L U N O, specializzazione R A D I O F O N I S T A, grado A R T I G L I E R E, compito F U R I E R E, purtroppo non sono stato C A P O R A L M A G G I O R E, perchè al primo T U R N Odi G U A R D I A con la pistola d' ordinanza mi sarei S P A R A T O un C O L P O in B O C C A: Il servizio militare non mi è servito a niente, fumavo un pacchetto di sigarette al giorno prima, ne fumavo uno durante la N A I A, ho avuto solo un contrattempo durante gli ultimi guiorni di NAIA, mentre ero in C O N E D O S T R A O R D I N A R I O, ero stato avvisato dal furiere che dovevo rientrare immediatamente in caserma perchè lo stesso giorno che ero partito in licenza un V I C E N T I N O che era di servizio di guardia come sentinella aveva preso la licenza a mezzogiorno invece che ritirarla alle ore 17.00 e si era fatto sostituire da un amico nel servizio e se ne erano accorti.La sentinella ebbe il servizio militare esteso di 15 giorni, l'amico di 10 giorni, il sottoscritto parole del TENENTE di COLONELLO dovette sciegliere tra un giorno di consegna di rigore o dei giorni di consegna semplice, fatto i miei calcoli scelsi un giorno di conegna di rigore perchè avrei goduto dell'intera licenza congedandomi il 11/05/1983.Nel ritorno a casa devia perrovare degli amici di classe che si erano sposati e avevano avuto una figlia di nome V A L E N T I N A di 3 anni, mentre stavano cenando la madre mi comunicò che anche la mia M A D O N N A, di cui ero innamorato al L I C E O, aveva avuto una figlia dal nome V A L E N T I N A. Era una cosa naturale, ma a me C A D D E' il M O N D O A D D O S S O, questa notizia mi sconvolse, augurai a lei come la protagonista del libro; <> di avere una P R O L E M O R T A e E S S E R E S T E R I L E.In seguito giunsi sul punto di o diventare un'ssassino, (RIVOLGERE LA MIA VIOLENZA VERSO GLI ALTRI) o un S U I C I D A (RIVOLGERE LA MIA VIOLENZA CONTRO ME STESSO).Il mio errore è stato di voler morire nel mio letto, la B u o n a n i m a di mia madre T E R E S A, con i dottori in P R I M I S Giuliano Vernazza del reparto di R i a n i m a z i o n e dell'O s p e d a l e di Fidenza mi hanno sempre, mio malgrado, S A L V A T O. Mi sono D E F E N A S T R A T O dall'altezza di 11 metri, atterrando dopo aver fatto un passo con il piede destro, sul porfido. Sono stato un precursore nel salire sulle <> chiamate dai giornalisti <> nel 29/06/1985 e successivamente nel 1988, nonostante le precauzioni che erano state prese per scongiurare tali P R O T E S T E da parte mia.In seduito ho dovuto C O M B A T T E R E lo S T I G M A+P R E G I U D I Z I O nei confronti dei F O L L I; M A T T I, ecc.ecc.Il S O G G E T T O è un U d u t o r e di V o c i, secondo R O N C O L E M A N si può guarire dalla S C H I Z O F R E N I A, speriamo in bene.Sono favorevole all'E U T A N A S I A non so ancora perchè non vada in O L A N D A a provarla? Anni fa si è L A U R E A T A mia cugina il sottoscrtto per evitare un'acquisto di un vestito nuovo, del barbiere, ecc. ha pensato bene di farle un'offerta in denaro pari all'A P P A R I R E un A L T R O.Nella nostra M A L A T A S O C I E T A' bisogna cercare di diventare, passando da C I T T A' come T R A M P O L I N I di L A N C I O, F A M O S I o G E N E T I C A M E N T E T E L E V I S I, creatori di una M O D A, un L O O K che nonm è soggetto, ma oggetto. (Come lo dicebìva ERICH FROMM; <> Quando si sposò la figlia di mio cugino paterno, a cui avevo regalato delle paste per la sua laurea in giurisprudenza, mia madre mi disse che le avevano detto, consigliato di non farmi vedere al matrimonio perchè ero considerato persona non gradita, L E B B R O S O. Viviamo in una S O C I E T A' V I O L E N T A, tutti alzano la V O C E, I M P R E C A N O, fanno I F I N T I T O N T I, quando ero alla prima elementare la maestra, che è tutt'ora viva, (Il Signore l'abbia in G L O R I A,più tardi p o s s i b i l e) ci fece stare per un intero M I N U T O Z I T T I, ci sembrò un'eternità. Lasciamo la P R O N T A R E A Z I O N E, ai SOLDATI, ai V I G I L I del F U O C O, del C O M U N E, della P r o t e z i o n e C i v i l e, dei C a r a b i n i e r i, della P o l i z i a, G u a r d i a di F ui n a n z a.C'è un detto, che condivido che dice: <>
    homofaber .
    03/09/2012 alle 07:22
    Sulla rarità del cardinale Martini posso solo riportare (ogni aggiunta sarebbe inadatta o prolissa) il post inviato al Fatto (che propongo a margine), ma l'aspetto più interessante del commento di Beha è nella rivendicazione laica dell'esigenza, della scelta, di andarsene (nel caso specifico, del magister Monicelli). Il suicidio è sempre stato considerato un atto blasfemo (da parrocchia inculcato) o addirittura codardo e vigliacco (da variegati tromboni ipocritamente diffuso); ma se si riflettesse un attimo, cosa c'è di più estremo, per molti versi coraggioso, di rinunciare alla propria esistenza, per ognuno di noi totem sperabilmente eterno e per taluni addirittura clonabile? Oltretutto, figuratevi se in un Malpaese che venderebbe la propria anima (e la vende) per mantenersi su una giostra-poltrona, potrà mai candidamente esserci qualcuno disposto facilmente a rinunciare a tutto il luna-park? Confesso che personalmente non ci riuscerei, sarebbe troppo risucchiante l'istinto di sopravvivenza rispetto all'eventuale nausea esistenziale. Ma non per questo stigmatizzo ed esorcizzo (anzi) chi ha la disperazione o l'esigenza di farlo. Sull'umanità di non poter più sopravvivere attaccati a un tubicino o a una flebo, ricordo che in molti Paesi infinatamente più civilmente evoluti del nostro (sì, convengo non sia difficile) esiste addirittura l'eutanasia; e da tempo. Sul tema specifico: "Credo che il cardinale Martini sia stato profondamente cristiano e forzatamente cattolico; e la sua scelta finale ne comprova l'umana, intellettiva essenza. Una visuale sensibilmente più ampia delle ambiguità e dei dogmi (restiamo soft) della Chiesa Cattolica, che da tempo non comprendeva più. Ne sopravvivessero di anime sì illuminate"
    Umberto Rossi .
    02/09/2012 alle 11:25
    Interessante accostamento: il Cardinale, il Regista, gli innominati partecipanti ad un banchetto nuziale. Due morti e una mummificazione paramediatica, una imitazione sbiadita di canoni televisivi privi di qualsiasi qualità se non quella dell'invito all'irrisione del malcapitato che non è però più vittima ma protagonista. Mi tornano alla mente i ritratti caricaturali, alle volte commoventi, di Norman Rockwell, grande illustratore americano capace di acute delineazioni che univano il grottesco, il populismo grafico dai toni patriottici alla cruda e commossa partecipazione all'umana natura... ma anche spingendo avanti le cose non riesco a sovrapporli a queste tre storie così differenti. La prima, la morte naturale di un uomo noto perché legato per vocazione e storia a una delle più potenti religioni del mondo contemporaneo, la seconda, la morte naturale (tutte lo sono, salvo che non intervenga la magia o il divino ad alterarne la sostanza transustanziando il fenomeno in altra cosa) di un regista che, per ragioni che non conosco ha chiuso il set con un colpo di ciack, l'ultimo guizzo di un'idea di finale e la terza, la morte della spontaneità del gioco e del riso. L'inganno, lo scherzo, la trasmutazione rovesciata di un liquido prezioso in un contesto così fragile qual è un banchetto di nozze, dovrebbe ricordare le nozze di Cana ma così non è. Giustamente, viene ad accostarsi "Scherzi a parte", più per la dinamica che per la qualità. E i due uomini citati, Martini e Monicelli, per diverse vie si discostano facilmente dall'horror pro plenus di una sovraeccitata necessità di intrattenere i presenti (come se gli ospiti volessero sfuggire ai cibi gratuiti del banchetto e dall'opportunità di sfoggiare per intero il proprio narcisistico bisogno d'essere spettatori delle altrui fortune, perché così oggi si gode, cioè il rimirare i ricchi. Che anche l'invidia ci hanno sottratto con l'inganno). Si discostano lasciandoci soli non tanto con noi stessi spaesati, ma con quegli strani concittadini che, per ravvivare le nozze, hanno pensato di renderle più finte di un fondale televisivo, quasi un chroma key indifferenziato, pluri-monocromatico ma, comunque, uniformante e sterilizzante. Soggetto complemento... No, solo complemento, il soggetto è sparito. E non per la morte naturale o meno, ma perché non voluto, rifiutato, rimosso. Forse per sentimento di incompletezza o di scarsa riconoscibilità. Forse la morte ci rende unici. Come la nascita, del resto. Ed è per questo che la riteniamo sacra e perciò la diffamiamo ignorandola (ma senza irrisione apotropaica) o la spregiamo infierendo sui corpi degli uccisi, umiliando noi stessi credendo invece di spregiare il defunto, oppure li onoriamo mummificandoli nel corpo o nella memoria o entrambe le cose. Ed è questo che dovrebbe farci riflettere? Perché la morte porta con sé il rimpianto o il sollievo? Non lo so. Sono rimasto colpito da questo accostamento. Due (a loro modo) grandi uomini e un evento sociale denaturato dalla mediocrità, due morti e una non vita. Non saprei scegliere fra questi ciò che più mi porta a riflettere su questo mistero ramificato e, alle volte, deludente. "Perché, [citando Borges] è moneta corrente, morire è un'abitudine che suole avere la gente". Grazie, Oliviero: bel pezzo, curiosa e originale, questa triade di monadi.

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