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    06
    set.
    2012

    Vuoto a perdere

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    Beppe Grillo e il Movimento 5 stelle

    Va bene, Beppe Grillo è un mariuolo dalla testa confusa che fa casini maiuscoli invece che minuscoli, e si organizza da caporione dell’antipolitica. Diamo per scontato questo assunto e andiamo avanti con qualche domanda. La prima riguarda tutta la politica nostrana, che sarebbe dunque l’opposto dell’anti-politica di Grillo, del Movimento 5 Stelle, delle sue frange e delle sue antinomie. Ebbene, se siamo ridotti così non può essere colpa di Grillo e dei grillini, perché mentre aumentava il debito pubblico e il paese si scioglieva Grillo e il Movimento non c’erano. C’era l’attuale classe politica con i suoi affari e malaffari, e i rappresentanti di tale “crema” sono tutti ancora ai loro posti anche se in parte “commissariati” da Monti e Napolitano. Il caso Jospin in Francia (uno che ha lasciato…) è considerato da noi un esempio da non seguire, un “cattivo esempio”. Ci sono, ci restano perché democraticamente il popolo ce li lascia, si obietta. Certo, poi viene fuori che tutte le loro migliori energie vengono investite nello scovare sistemi elettorali che facilitino la loro sopravvivenza politica per “non rischiare salti nel buio”. E l’ingegneria elettorale sostituisce l’idea di politica al servizio dei cittadini.

    Il punto è che l’attuale politica e il suo alone mediatico sembrano avere un unico obiettivo, quello di far dimenticare colpe e responsabilità. In questo straniante “gioco dell’oca” insomma si dovrebbe adesso ricominciare da zero, come se ai nastri Grillo e i partiti tradizionali partissero alla pari. È una meravigliosa operazione di trasformismo politico-comunicazionale, qualcosa che trasformi gli elettori (di cittadini manco a parlarne) in lotofagi così che si divorino qualunque forma di memoria e consapevolezza. Perché a ricordare come ci siamo ridotti l’unico a trarne vantaggi sarebbe appunto Grillo, che prima politicamente non c’era. Gli altri c’erano pressoché tutti. Ma sul palcoscenico mediatico recitano come se ci fossero appena saliti. L’importante dunque è che come nel vuoto a perdere pubblicitario il consumatore di politica, alias votante, dimentichi l’offerta truffaldina precedente e si beva l’offerta nuova, anche se proveniente dagli stessi di prima.

    Quindi dàgli a Grillo cui per il passato non puoi rimproverare nulla perché lui e il suo se vogliamo anche contraddittorio movimento prima non c’erano; e forza con l’immersione in un presente senza memoria e in un futuro compresso e senza dimensione. Altrimenti, visto come è ridotto il Paese, non ce ne sarebbe per quasi nessuno da parte di quasi tutti i votanti. In tale contesto sia a destra che a sinistra in un maggioritario di convenienza scomposto e ricomposto a comando, si impone la regola di azzerare il passato, di non pagare dazio, di non rispondere pressoché di nulla. Grillo e il Movimento sono elementi di disturbo diacronici, perché non hanno scheletri nell’armadio. Per il futuro saranno pure il peggio e la rovina dell’Italia, ma non lo sono al momento né lo sono stati. Quindi la diacronia è pericolosissima per il sistema, qualcuno potrebbe capire e accusare. Meglio la sincronia: niente passato, niente futuro, un presente politicissimo (nel senso di comitati d’affari in servizio permanente effettivo) nel quale tutto si confonde con tutto. Lotofagi, appunto.

    È una politica pubblicitaria, nella quale il consumatore non deve avere alcuna memoria dell’offerta passata se truffaldina e invece considerare nuova la politica e nuovi i politici che fanno questo mestiere da vent’anni senza pagare dazio. L’obiezione è che devono democraticamente passare l’esame del voto. E non a caso, infatti, primarie dall’organizzazione pur discutibile fanno paura pressoché a tutti. A sinistra, chiamata così ormai da un pezzo più che altro per convenzione. E a destra, dove invece le primarie neppure le fanno… E siamo ancora a D’Alema contro Renzi, il più nuovo dei vecchi, mentre Vendola “politicissimamente” vuole sposarsi. Legittimo, per carità. Ma è questo il programma forte per il Paese? E poi ci si meraviglia che nel vuoto a perdere i voti li prenda Grillo? Ma fatemi il piacere, come direbbe Totò…

    (Oliviero Beha)

    Segnalo inoltre questa lettera di commento al mio articolo “Vuoto a perdere” a cura di un abbonato del Fatto Quotidiano (o.b.)

    Ciao Oliviero,
    voglio usare affettuosamente il tu perché sei tra i commentatori che reputo più sinceri e per questo più familiari (o sarà perché ti ricordo che ti vedevo da piccolo in tv?).

    In relazione al tuo articolo odierno sul Fatto, mi ha sempre colpito la parabola mediatica dei presidenti americani e la loro percezione nell’immaginario collettivo a inizio e fine mandato. Il “nuovo” presidente è davvero un salvatore. Veramente c’è entusiasmo, realmente è tutto facile per lui e l’aria magica della campagna elettorale rende davvero il mondo coi suoi problemi più sorridente e amichevole. A volte tutto questo lo percepisco anche in Italia, vicino alle elezioni, e l’ho percepito forte con Berlusconi nel ’94. Avevo sedici anni e ricordo bene quella sua “discesa in campo” fatta dietro la scrivania posta dentro la tv dei miei nonni, al mare sul litorale marchigiano.

    Alla fine del mandato (complice le elezioni di mid term) il presidente americano appare invece appannato, senza mordente, affaticato, rincorre, sembra aver perso quell’aura magica che si trasferisce volando sul nuovo “unto”, pronto i pole position come nuovo sogno usa-e-getta delle masse che si riperpetua ogni quattro anni clonando se stesso. Allora la sensazione diventa quella di essere piombati in un girone dantesco, in cui eternamente si rincorrono speranza di felicità ed illusione, come un atto sessuale ripetuto che lascia sempre l’homo post coitum tristis.

    Queste sensazioni si stanno ripresentando fortemente da un anno, dalla caduta di B., e ogni qual volta si parla di elezioni. E’ davvero una terra incognita quella della politica italiana perché la credibilità dei politici è stata erosa già da tempo dai fatti stessi… la dialettica tra sogni e di speranza è per me (e credo per molti) totalmente estinta, improponibile, è come uno spettacolo finito dove gli attori tutti truccati e vestiti rimangono sul palcoscenico inscenando un teatro dell’assurdo con battute del proprio repertorio improvvisate ma ormai ridicole perché sempre uguali a se stesse… credo di non aver mai votato PD da quando c’è, scegliendo sempre Di Pietro, e credo che questa volta sceglierò il M5S. Forse rimarrò ancora deluso, ma spero di conquistare queste due cose: la possibilità di continuare a “votare” nei cinque anni (sostenendo proposte online) e soprattutto la possibilità di inchiodare davanti a decisioni concrete ed urgenti per il futuro l’assemblea parlamentare. Forse l’unica speranza per l’Italia è questa, certe decisioni vanno prese ORA.

    Grazie per il tuo tempo,
    continuerò a seguirti abbonandomi per il terzo anno al giornale.

    Francesco Quondam Marco, Gubbio

    Postato da Redazione
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    Massimo Bianchi .
    08/09/2012 alle 02:58
    Ciao Oliviero, Non è mia abitudine complimentarmi con i giornalisti, un po' per il mio carattere ed un po' perchè non me ne offrono quasi mai l'occasione. Stavolta però mi sento davvero in dovere di farlo perchè la tua analisi non solo è condivisibile per il punto di osservazione che hai scelto (Il problema non è Favia né Casaleggio ma la mancanza di democrazia nel nostro intero sistema di partiti), ma anche e soprattutto per l'equidistanza con cui hai trattato il tema. Complimenti davvero.
    Enrico .
    06/09/2012 alle 13:04
    La cosa che io mi chiedo è: la gente non riesce a vedere che, può anche esser cambiato il nome del partito, ma le facce sono sempre quelle?? E' le migliaia di promesse infrante non bastano quantomeno a pensare di appoggiare qualcosa di nuovo? Basterebbe scrivere il programma elettorale delle scorse elezioni e attaccarlo ad ogni manifesto o volantino, forse così gli italiani cominceranno a svegliarsi.
    Fabio .
    06/09/2012 alle 08:33
    questo non è un articolo...un post....è un capolavoro! Grande Beha!

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