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    31
    ott.
    2012

    E’ un patatrac. Ma se ne accorgono?

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    E’ un patatrac, ma se ne accorgono davvero? Al netto delle polemiche ad urne aperte, le elezioni siciliane avamposto di quelle nazionali non sono altro che questo, l’affermazione del principio di realtà così ignorato e vilipeso in questi anni. Un Paese a pezzi, con una classe dirigente tra il correo e il complice, è costretto a prendere atto che i giochi sono finiti. O meglio, anche grazie a questi esiti elettorali “dovrebbe” prendere atto di un “game over” della tradizione italiana democristiana mascherata a destra e a sinistra per lo più da berlusconismo di andata e di ritorno, e regolarsi diversamente.

    I segnali si colgono dappertutto, ma bisognerebbe saperli e volerli cogliere rimettendosi in discussione. In un Paese gerontocratico non tanto e non solo nell’anagrafe ma nel cervello e nel cuore l’impresa sembra ardua, quasi inarrivabile. Prendiamo l’ultima dichiarazione di Monti, all’ingrosso: “E’ un governo maledetto, che ha fatto tanti errori, ma resta sempre più gradito dei partiti”. E’ così, riconosciamolo sia pure a bocca storta, ed è così non per merito del governo tecnico ispirato o imbrigliato dalla finanza internazionale bensì per demerito dei partiti, di un governo o di una successione di governi che hanno polverizzato, con diverse responsabilità e ritmi degenerativi differenti, qualunque idea di Paese. Il problema dei maggiori in grado di una politica politicante che ha prima permesso e poi sponsorizzato questo precipizio è sempre di più quello di (non) avere a che fare con la giustizia, sovrapponendo alla questione penale una questione politica che etichettano a fiato libero come “ques

    tione morale”. Troppo nobile, ragazzi…

    Oppure prendiamo la reazione neanche troppo serpeggiante all’affermazione elettorale di Grillo e del Movimento 5 Stelle in Sicilia e all’ipotesi del “renzismo” prossimo venturo da parte di imprenditori e banchieri. Con quei due lì, è la vulgata da Squinzi in giù, non c’è trippa per gatti dopo le elezioni politiche di aprile, l’economia non è cosa per dilettanti come loro. Ovviamente è una tesi più che rispettabile: ma di chi è? Dov’erano coloro che hanno ridotto allo strame un’Italia che adesso deve ringraziare Grillo per un’alternativa politica purchessia al vecchio sistema e alla diserzione elettorale galoppante, quando si creavano le condizioni di saturazione spaventosa del Paese? Condizioni politiche nel senso migliore da dare al termine, economiche con la crisi che ci ha impoverito rapidamente, sociali per cui dobbiamo ringraziare insieme una sorta di Angelo Custode nazionale e un infuso di rassegnazione collettiva se non siamo ancora ostaggi dell’ordine pubblico, culturali se siamo andati indietro alla velocità del suono in barba alla storia più ricca del pianeta almeno in questo specifico senso. Dov’erano costoro in questi anni? E come non pensare che le loro preoccupazioni siano come sempre per loro stessi e i loro beni e non per un Paese in pieno patatrac? E’ vero, è sacrosanta e doverosamente difendibile la libertà di espressione nella terra di Sallustio e Sallusti, ma come non chiedere conto a tale preoccupata genia di quello che ha combinato contribuendo pesantemente a ridurci così? Per il ricambio della politica c’è (ci sarebbe) il voto, ma per loro che si fa?

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    Postato da Redazione
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