• Biografia
  • articoli
  • rubriche
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > Il badante > articoli > Rottamate, qualcosa resterà…
    11
    ott.
    2012

    Rottamate, qualcosa resterà…

    Condividi su:   Stampa
    rottamazione

    La parola d’ordine del momento sembra sempre di più “rottamazione”. Si va a folate settimanali o mensili… il lessico conta, e spesso urla. Prima e a lungo c’è stata la stagione terminologica della cosiddetta “anti-politica”. Per troppo tempo chi contestava questo sfascio veniva bollato in questo modo, e non c’era verso che i telegiornali (meglio se dell’ora di punta) spiegassero che chi protestava lo faceva contro i comitati d’affari, per cui casomai la dizione esatta sarebbe stata “anti-comitati d’affari”. Dopo l’estate, di “anti-politica” si è sentito parlare sempre meno. Da un lato la cronaca stava e sta spazzando via ogni credibilità della “casta” almeno come si manifesta oggi, e quindi insistere con il beneamato sintagma sarebbe stato autolesionistico: se la politica è questa, chi volete che non sia anti-politico se non i correi e i complici del malaffare? Dall’altro si è affacciato l’intermittente fenomeno del “populismo” declinato con vari aggettivi. E quello lessicalmente è un capo che va moltissimo, si porta sempre con efficace nonchalance come quasi tutti gli “ismi”. Adesso tocca alla “rottamazione” il cui copyright sembra sia stato tolto a Matteo Renzi, sindaco di Firenze, il cui gruppo di lavoro era significativamente riassunto ieri su questo giornale. È tutto un rottamare.

    A destra, dove l’onanismo politico meraviglioso del migliore tra noi si è prodotto nell’inconsueto gioco di prestigio dell’autorottamazione, e sbaglierebbe chi seguitasse a definire “disperat

    o” un Cavaliere così, con qualche macchia e un principio di paura. Semplicemente è un Cavaliere Tattico. E a sinistra dove Bersani, uno dei pochi segretari dell’attuale Pd che sia migliorato con la carica invece che

    peggiorare, sta rottamando un sacco di cosucce con dei piccoli grandi falò per dare di sé e del partito un’immagine differente, non destinata a essere fusa dal renzismo senza limitismo. Certo, se dovesse decidere oggi sulla rieleggibilità dei vecchi di partito, Soloni o Cariatidi che siano, ci sarebbe da ridere: da un lato chi non se ne vuole andare, per i quali impazza il gioco statutario delle tre carte (tre mandati, 15 anni, le deroghe…), dall’altro la pressione dal basso della realtà che va in direzione opposta e che chiede ricambi per amore o per forza, previa rottamazione. E in mezzo, lui, Bersani, la cui laurea in Filosofia apparentemente così remota dalla sua fisionomia politica me lo rende più amichevole. Del resto nei momenti di crisi epocale, dirompente da ogni punto di vista, seguire i dettami e le necessità della realtà dovrebbe essere non la via maestra, ma l’unica via in una politica tagliata trasversalmente dai postumi di un ventennio sprecato. Si è credibili se non si hanno scheletri negli armadi oppure se non si aspetta la magistratura per schermirsene “a loro insaputa”. Con “questa” classe politica è una specie di “ciapanò”, il “tre sette” a non prendere. Altrimenti i voti andranno agli altri per forza, in un’ansia di rottamazione che potrebbe non risparmiare neppure i rottamatori (con relativi armadi…).

    zp8497586rq
    Postato da Redazione
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook