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    16
    ott.
    2012

    Sassuolo, distretto del pallone

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    La capolista cadetta messa in piedi dal leader di Confindustria Squinzi e allenata dallo zemaniano Di Francesco è una ditta vincente e un esempio su cui meditare anche nella massima serie

    Un anno fa, al leggendario Cibali di Catania, avevo visto giocare bene uno spezzone di partita contro la Juve imbattuta da poco, su cui nessuno o quasi avrebbe scommesso (ahia!!) un nichelino, tal Catellani, esterno d'attacco molto mobile e solo precipitoso sotto rete. Mi aveva fatto una buona impressione. Me lo ritrovo a perfezionare l'ultima quaterna rifilata in B dalla capolista Sassuolo al Varese, anche se è solo in prestito. Diversi anni fa, m'era caduto l'occhio su un teenager promettente in Serie D, nel Pescina-Val Giovenco, con colpi da giocatore medio europeo di quantità e qualità sia pure assai in erba, tal Sansone, e dopo una brillante carriera da centrocampista di categoria me l'ero ritrovato nella scorsa stagione trequartista cannoniere. Dove? Nel Sassuolo ai play-off (adesso in forza al Torino con introiti conseguenti per le casse emiliane). Però, ci prendono costoro del distretto della ceramica, forse all'ingrosso 45 mila abitanti a un soffio da Modena, nel cui storicizzabile stadio Braglia giocano e vincono. Ci prendevano giocando bene con Pea, allenatore targato Mourinho, ci prendono ancor meglio quest'anno guidando la classifica a distanza con 8 vittorie e un pari con Di Francesco in panchina sub specie zemaniana. Certo, il patron è sempre quello Squinzi che ha fatto almeno altrettanta carriera se è attuale leader di Confindustria, ma non ha aspettato simile rango post-marcegagliesco per investire sullo sport e sul calcio.

    Profittando della sosta del campionato di A grandi attenzioni per la B e dunque paragoni calzanti in termini numerici con la Juventus retrocessa che aveva inanellato la stessa serie, e calzanti in termini socio-economici con il Chievo alle porte di Verona come è oggi l'accoppiata Sassuolo-Modena. Gente seria, organizzazione serena, resistenza alle catastrofi (cfr. il terremoto). È anche vero che se bisogna andare con i piedi di piombo nel parlare di serietà di un calcio da A, a giudicare dal lavoro delle Procure, quelle vere, da non confondersi con la Procura della Figc, come ci ammoniscono le cronache e le intemerate di Manganelli capo della polizia, figuriamoci con la B e con le serie a scalare… Nel vischio delle scommesse è difficile che qualcuno si possa chiamare completamente fuori, essendo il connettivo sociale ed etico a oggi irrimediabilmente compromesso. Quindi prudenza, anche se il Sassuolo è un fenomeno piacevole, vincente e spesso spettacolare, anche se l'intiera B sforna spesso partite divertenti e un livello di gioco non così accio, e spesso nei din-torni della A con meno campioni e a v

    olte un reticolato tattico-agonistico rispettabile. Ma certo è questa diffidenza, generata dagli scandali senza soluzione di continuità e senza autentica indignazione, che tinge di un colore marrone l'ambiente. Ed è un peccato, perché così non assolve neppure al compito oppiaceo per cui è nato, e tutti pensano che “il calcio sia esattamente come il resto”. Ci si distrae con la Nazionale in via di qualificazione al Brasile 2014, ma anche qui entusiasmi limitati per la modestia generalizzata. E sono d'accordo con Prandelli quando sentenzia che oggi il livello del pallone internazionale è questo, fatto di piani spesso intercambiabili, senza reali squadroni e avversari materas-so. Solo che Prandelli da bravo Cicero lo dice a spiegazione/giustificazione della fatica nel battere l'Armenia, mentre forse bisognerebbe spingersi a sostenere che di buon calcio se ne vede sempre meno in un momento in cui invece il business rotondocratico non conosce pause, colonizzando le aree meno tradizionali del pianeta. Nel frattempo, purtroppo, sono stato ciclisticamente raggiunto nella mia fuga solitaria dal gruppone (metafora!!!): pare che le notizie maleodoranti degli scandali pallonari, e gli sviluppi del caso-Telecom-Tavaroli-Ci-riani-spionaggi-vari nelle udienze in tribunale a San Vittore ci dicano almeno due cose che nessuno voleva sentirsi dire fino a ier l'altro.

    La prima: il mondo del calcio è molto più inquinato di quel che ci lascino credere, e non possiede neppure gli anticorpi che ha – forse – la società nel suo complesso perché la politica sportiva ha combinato un pasticcio riducendo il concetto di giustizia (sportiva, ma anche senza aggettivi) a un pastone immangiabile, leggi l'ultima prodezza di Abete nel confermare Palazzi e c. per un altro quadriennio, prodezza di cui nessuno voleva parlare. La seconda: la madre di tutti gli scandali, cioè Calciopoli, continua a dimostrarsi matrigna, e il calcio paga un ulteriore sovrapprezzo all'aver spacciato per pulizia un regolamento di conti. Conti sarebbe minuscolo… ma diventa maiuscolo se ci riferiamo all'allenatore scudettato, la cui vicenda giudiziaria è grottesca se letta in controluce, con tutti gli ammennicoli dei vari gradi di giudizio. Ma per fugare equivoci, lasciatemi dire che per come conosco il calcio Conte e i Conte sanno per forza tutto, che abbiano scommesso oppure no. E che sia quindi l'intiero pallone a dover finire in aula. Ma scusate, ladroni a parte, chi volete che denunci i colleghi se “così fan tutti” e non ci punti piuttosto qualche soldino sopra sapendo di partite arrangiate in toto o in parte? Sì, uno ci sarebbe, quel Simone Farina pluridecorato ma disoccupato o costretto a emigrare. Che a questo punto andrebbe però arrestato… Così, tanto per dare l'esempio ai “buoni scemi”…

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    Postato da Redazione
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