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    02
    ott.
    2012

    Tutte le smanie dei rottamatori

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    zeman_roma

    All'improvviso ci si accorge che “Zeman è vecchio“. Ma non lo era anche 15 giorni fa, quando veniva salutato come il profeta del calcio-spettacolo? In realtà, tra vecchi mugugni e soliti sospetti, la cosa più nuova resta lui

    Nella sala corse che è diventato ormai il calcio italiano (e internazionale) fioccano le scommesse sulla rottamazione: a quanto diamo la defenestrazione di Zeman che avrebbe appunto qualcosa a che fare con quella di Praga? E la puntatona sull’avvicendamento di Adriano Galliani (con Allegri nel sidecar fuoristrada) dalla responsabilità del Milan che quote avrebbe? E c’è ancora chi accetta scommesse sulla sopravvivenza di Gasperini in panchina a Palermo, se non va bene al duo Zamparini-Lo Monaco neppure quando vince e Miccoli fa gol da playstation ?

    E potrei continuare su tutto o quasi, fino a esplorare i confini della terra di mezzo dove si troverà ben presto anche il talentaccio razionale di Montella se non comincerà a far punti… Bè, quest’ultima – da fiorentino – è una pura provocazione, perché dopo tanti errori in passato stavolta la Fiorentina sembra aver imboccato la strada giusta, quella del gioco. E lo si dice ancora dopo un’altra sconfitta, assai più pesante di quella di un mese fa a Napoli per due ordini di motivi: il primo è che comunque il Napoli è più forte, più squadra dell’Inter e per la proprietà transitiva era più logico soffrire al San Paolo, e invece no. Il secondo è appunto che la Fiorentina aveva strapazzato Cavani e compagni per quasi un’ora, mentre al Meazza se non il possesso palla ha certamente subito le occasioni dell’Inter. È difficile quindi non dar ragione a Moratti quando sentenzia che dopo un tempo ci potevano essere addirittura quattro gol di differenza per l’Inter, sia pure benedetta da un arbitraggio casalingo (come si fa a non cacciare Samuel all’inizio del secondo tempo dopo aver dato un rigore severo? Se fosse successo il contrario, a favore della Fiorentina, non avremmo assistito ai soliti lai del potere calcistico?). Per chiudere qui con gli arbitri, vecchia storia moggesca che si ripete a dimostrazione che forse Calciopoli era un’altra cosa, il punto non è un rigore dato all’Inter piuttosto che – mettiamo, guardando a domenica scorsa – al Napoli, bensì se a parti invertite avrebbero fischiato lo stesso. Se avessimo garanzie di una decente uniformità di giudizio tra partita e partita e quindi tra squadra e squadra, le dolenze, i sospetti, i magheggi finirebbero qui per lasciare solo l’alone del tifo all’indotto oceanico del calcio parlato. Ma detto della Fiorentina, fino a ieri sorpresa del campionato e da oggi già Grande Immatura in fieri, è proprio il rischio d

    i queste analisi all’impronta che cambiano tanto velocemente a far discutere di rottamazione. Nel caso di Zeman, polemiche condite alla Renzi e senza Clinton sul fatto che “sarebbe vecchio”. Ma era vecchio anche quando per un tempo contro il Bologna la Roma sembrava l’Ajax dei bei tempi, eppure romanisti e addetti si lustravano gli occhi commossi: questo sì che è calcio-spettacolo… Adesso ipotizzare una rottamazione mi sembra francamente prematuro. E lombrosianamente, chi rottamereste prima tra Zeman e – non so – un Sabatini, eh? Non dirò un Baldini così compunto e ben remunerato… Certo, Zeman che dice “la squadra non mi segue” sembra una sorta di autogol dialettico, come se lasciasse a difesa del concetto un solo difensore di fronte a una torma di avversari (critiche). Perché se fosse così come dice, o la dirigenza mette in riga il gruppo agli ordini del ceco fumatore (e sarebbe la soluzione giusta a medio-lungo periodo, credo…), oppure ovviamente il fusibile sarebbe lui. Nella vicenda Zeman però sotto la crosta c’è il nuovo contro il solito, e il nuovo resta lui, il boemo, e a tutto l’ambiente costa fatica rimettersi in discussione, ed è più facile fingersi nuovi nei confronti del cosiddetto vecchio essendo in realtà il nuovo lui e i vecchi gli altri

    Il caso di Galliani è assai più impegnativo da altri punti di vista. Galliani geometra è l’ombra di Berlusconi, è molto più di un vice, è la logistica berlusconiana applicata spessissimo con successo a club, staff e squadra, è stato l’ultimo presidente di Lega competente (e in conflitto di interessi, nella stagione di Calciopoli) prima dei prestanome… Insomma, una figura ingombrante a dir poco: quindi una decisione del genere equivarrebbe quasi a vendere il Milan, dopo averne ceduto i giocatori più prestigiosi. Ma anche qui si affaccia, da parte di tutto l’ambiente, una smania di rottamazione da paura, ovverosia l’antico scambio di figurine da album elevato a potenza. Cambiare il vecchio, intanto e soprattutto in questo come in altri campi (da gioco), e cambiare comunque subito dopo, ossia il verbo di Crono-Zamparini divorator scortese e di quasi tutti gli altri. Si dimentica troppo spesso che cambiare senza dare il tempo di far crescere i progetti di squadra significa ammettere d’aver sbagliato le scelte, senza però pagare mai se si tratta di dirigenti. In questo caso al Milan pagherebbe il secondo maggiore in grado, che però ha solo avallato la spending review di Berlusca. Dunque dovrebbe andar via lui, Mister Alcova: ma chi lo sostituirebbe? Un Monti anche qui (o un Montezemolo…), uno sceicco, un magnate russo, un consiglio di fabbrica misto, Diego Abatantuono, io…?

    (Oliviero Beha)

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    Postato da Redazione
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