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    17
    ott.
    2012

    Veltroni esce dal Truman show, gli altri no

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    walter_veltroni_lascia

    Nella politica mediatica di tutti i giorni quello che mi colpisce di più non sono gli scandali, le ruberie, il vuoto a perdere dei partiti, la mancanza di idee ecc. Per carità, è un bel faldone sotto cui annaspa un Paese intiero. Ma è proprio questo che mi stordisce: che nessuno o quasi sembri aver capito in quale precipizio siamo finiti così da cambiare il proprio atteggiamento, poco o tanto, anche solo per dare l’idea di essersene reso conto.

    Avevo già scritto qui che la cosiddetta anti-politica di Grillo e C. poteva esser contrastata solo da un bagno lustrale della casta e dalla sua ammissione di colpevolezza e responsabilità politiche. Dire “E’ vero, siamo stati noi a ridurvi così”, non avrebbe risanato l’Italia ma avrebbe chiarito nella nebbia le idee a qualcuno. Rischiavano, certo, ma forse nel Paese confessionale che siamo detti questi due Pater, Ave e Gloria qualcuno avrebbe pensato benevolmente “Almeno lo ammettono”, arrivando perfino al punto di cogitare di rivotarli. Mentre invece come sappiamo oggi più di un italiano su tre sembra intenzionato a disertare le urne. Ma oltre ad allontanare questa prospettiva come esiziale per loro, appunto tutto congiura nel farci pensare che non abbiano capito, non valutino la gravità della situazione, il baratro economico e sociale, la devastazione giovanile ecc.

    Oppure che siano degli OGM, organismi tanto geneticamente modificati dal potere dal non poter cambiare neppure un ette del loro comportamento, anche ora che l’Italia barcolla sul ciglio del burrone. Prendiamo l’italiano più importante che abbiamo, il Capo dello Stato. Nei confronti del quale nutro rispetto istituzionale e personale. In qualunque altro momento, anche solo un paio d’anni fa, non avrei condiviso ma avrei capito il suo atteggiamento nei confronti della questione Mancino-intercettazioni. Anche l’ultimo atto, la divulgazione della sua missiva al cons

    igliere quirinalizio D’Ambrosio, ahimé scomparso, non mi sarebbe parso il massimo appunto perché D’Ambrosio purtroppo non c’è più, ma insomma… Ma in questo momento in cui abbiamo tanto bisogno della nobiltà di un Presidente come riferimento mentre la politica si scuoia da sé, mi sarebbe parso logico sorvolare sulla sua difesa personale per difendere in altro modo la statura dell’istituzione. Indipendentemente dal fatto che ritenga – stando a ciò che è noto – che i magistrati siciliani abbiano fatto soltanto il loro dovere. Insomma, mi sembra che Napolitano agisca “come se” la situazione non fosse quella esiziale che è.

    Per scendere un poco, anche D’Alema, da vent’anni in sella come e più di Berlusconi, non parrebbe aver soppesato la gravità della realtà. Dopo secoli di parlamentarismo anche ricco di soddisfazioni di vertice (soltanto per sé, ma sono dettagli), come fa ad avvilirsi al punto di offrire il suo riverito collo alla lame della ghigliottina di partito, non a caso tornate prepotentemente in funzione dopo il tramonto berlusconiano e l’affaccio renziano? A me pare che, qualunque sia l’opinione che se ne abbia, così uno dei politici italiani di maggior corso stia mettendo in discussione non tanto il suo futuro, declinante da parecchio, e neppure il suo poco interessante presente, bensì l’intiero passato, suo, del partito con i tanti i nomi in ditta e le locandine mutate,e di coloro che l’hanno votato, quorum ego. Per chi ho votato in passato, mi domando adesso. Davvero giacché secondo Nietzsche “si diventa solo ciò che si è” è sempre stato “quella cosa lì” e non ce ne eravamo accorti?

    Il tutto viene scoperchiato da Veltroni che finalmente – costretto dalle circostanze – esce dal pallone aereostatico del Truman show della politica nazionale, dicendoci (in)direttamente che è tutto finto. Non scommetterei che l’abbia fatto per il bene del Paese, ma se dovessi usare lo stesso criterio nietzschiano anche per lui, beh, almeno chiude bene, e forse si affaccia alla finestra e vede la strada. E’ esattamente la resipiscenza e la consapevolezza che si richiederebbe a questa classe politica “mostruosa”. Dunque, Walter, oggi ti voterei…

    (Oliviero Beha)

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    Postato da Redazione
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