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    Home > articoli > Confusione a due velocità
    08
    nov.
    2012

    Confusione a due velocità

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    crisipoliticaitaliana

    A memoria se non di uomo certo di ragazzo non si registrava un simile bailamme preelettorale. A destra, a sinistra, al centro e soprattutto intorno al Palazzo, o Residence, o Cittadella è tutto un ribollire di diaspore, rientri, nuove divisioni. Sotto accusa da parte di coloro che stanno dentro il Palazzo, meno Di Pietro sulla soglia, è il cosiddetto populismo contagioso di chi assedia il potere o il suo simulacro. Gli assedianti, Grillo in testa, ce l'hanno invece con gli abitanti del Palazzo, eccetto Di Pietro che è di volta in volta stimato, candidato (al Quirinale), scaricato, sia pure con stima. Nel mezzo, noi. Due considerazioni di grana grossa. Tutti coloro i quali condannano i rischi del populismo o di tutto ciò che esula dalle regole

    della democrazia rappresentativa ridotta a uno straccio, possono avere ragione, ma non hanno la faccia per dircelo. O meglio non ce l'avranno finché non ci spiegheranno in un autodafé esplicitissimo come hanno contribuito a ridurre così un Paese la cui democrazia (secondo la vulgata scalfariana) è in grave pericolo per colpa di coloro che rea-giscono a questa degenerazione della democrazia stessa: sembra un paradosso alla Epimenide, ma è in fondo lineare. Il potere politico-istituzionale conduce nel baratro generale un'Italia cui il governo dei tecnici fa la respirazione bocca a bocca (spesso sbagliando bocca) per la parte di crisi specificamente economica, mentre il versante sociale e cultural

    e va a farsi fottere: coloro che dal basso, magari a colpi di comici o di giornalisti, reagiscono a questo baratro incombente, ambendo a un'ipotesi di democrazia partecipativa o diretta, vengono tacciati di populisti devastatori dagli stessi che hanno prima permesso, poi favorito, infine accettato il suddetto baratro. Finché non si spezza questo circolo vizioso non se ne viene fuori. Seconda considerazione. Essendo così grave e complessa la situazione dell'Italia degenerata, non è pensabile che ci sia una soluzione a una velocità. Ce ne vuole una ad almeno due velocità. È proprio il nocciolo di un ragionamento che vada oltre la contrapposizione tra Palazzo e assalitori del medesimo. Chi sta fuori deve prevedere che non sarà una presa della Bastiglia, ma una mediazione tra quello che si può ottenere adesso, con il voto e con ogni sorta di manifestazione politica ma nel senso di “piena” di politica, non vuota di contenuti e piena di esposizioni tv, e quello a cui si punta con una serie di iniziative tese se non a una Rivoluzione Culturale almeno a una Riforma Culturale. Se non Marx almeno un socialismo fabiano, da temporeggiatori. La prima velocità senza la seconda fa rischiare il peggio e l'ignoto, la seconda senza la prima oggi non si dà in natura, natura politica, sociale, culturale e ovviamente economica, tecnici alla mano. La difficoltà di comunicare che ha preso un po' tutta la politica, sia quella esanime ma dominante all'interno del Palazzo sia quella ribollente al di fuori di esso con le ultime diatribe nel M5s, rientra in questo stato di cose. Comunicare una realtà da affrontare a due velocità è impresa ardua, perché richiederebbe a sua volta una comunicazione a due velocità. Ma nel deserto qui mi fermo. (Oliviero Beha)

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    Postato da Redazione
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