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    06
    nov.
    2012

    Rosso e impossibile: “Errore voluto”

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    massimomoratti

    Moratti a gamba tesa sulla mancata espulsione di Lichtsteiner viene in mente Totò quando diceva “gli arbitri servono… “. Intanto il capo della polizia annuncia prossimi “sfracelli” sullo scandalo-scommesse

    Finalmente un spot positivo per un pallone così povero e impoverito: è questo il responso sintetico dell'ultima giornata di campionato dai commenti alla quale emerge una doppia verità. Quella di Gigi Buffon che ha detto saggiamente “ci metterei la firma a perdere una partita ogni 50″, e quella di Massimo Moratti che ha definito l'errore di Tagliavento che non ha espulso Lichtsteiner un “errore voluto”. Non sto facendo dell'ironia, non ho scherzato sulle scommesse del portierone né sulla permalosità quasi leggendaria del presidente dell'Inter. No, perché hanno ragione entrambi, lo sconfitto e il vincitore.

    Alla Juve va comunque di lusso almeno in Italia, mentre deve fare molta attenzione a riqualificarsi in Champions dove è oggettivamente in bassa marea, all'Inter e a tutta l'Italia non bendata la omissione grave di fischiata dell'arbitro con la cacciata del difensore campione d'Italia non può che essere sembrata volontaria. Ha deciso di non punire come da regolamento un fallo almeno da ammonizione e forse da “rosso diretto”, per non guastarsi i rapporti con un club piuttosto che con un altro. Non se l'è sentita, dicono: alla faccia, ma allora ci vada un altro…

    E mentre il discorso sulla Juve tatticamente un po' più arrangiaticcia del solito, meno coriacea agonisticamente e poco pericolosa per un deficit precronico di stoccatori rientra in una qualunque disamina tecnica, quello sull'Inter attiene allo stato comatoso dei nostri arbitri. Non mostrare cartellini all'aggressione di Lichtsteiner perché già ammonito è stata una sorta di provocazione, davvero alla Marchese del Grillo, “io so' io e voi nun siete 'n cazzo”. E l'averlo fatto nel derby d'Italia, nella partita più importante per entrambe da molto tempo, a una settimana dai misfatti dei suoi colleghi a Catania, bè, è stato come sanzionare tutta la credibilità della magistratura pallonara al di sotto di ogni ragionevole dubbio. E mi ostino – come molti, peraltro – a lasciare tra parentesi il fuorigioco del primo gol, ibrida caricatura di giudizio se a confronto con il gol annullato a Bergessio a Catania e con quello successivo annullato giustamente ma per un pelo a Palacio, guarda caso dell'Inter, nel medesimo match. Voglio pensare che la “volontarietà” sub specie morattiana in qualche modo nel caso sia stata nebulizzata dalla necessità di vedere bene e in fretta, anche se è sospettissima la regolarità unidirezionale a favore della Juve oggi come in passato dell'Inter o del Milan o di chi manteneva uno straccio di potere stagionale. Gli arbitri servono, come diceva Totò senza citare esattamente i fischietti…

    Ma il discorso sulla mancata espulsione va al di là di que

    l ragionevole dubbio, significa una arbitrarietà che fa a pugni con l'equanimità o l'uniformità auspicate dei direttori di gara, getta una luce fosca su tutto un demi-monde rotondolalico che accetta questo stato di cose, sperando di poter godere dei vantaggi di chi a volte è martello e non sempre incudine. Ed è una flebo di alibi per tutti, oltre che una cambiale di rischio per la stessa salute dei calciatori, tutelati in modo assai diverso tra loro: davvero un attentato a ogni sorta di regolarità, materiale e morale. Del resto perché nessuno fa mai una bella inchiesta sugli stessi giocatori presi per i fondelli – che so – nel Chievo e invece rispettati – che so – nel Napoli, per non restare alle solite squadre? Gli stessi, le stesse persone. Perché direbbero che a seconda dei club cambia tutto. Questo è tacito, e implicito, Tagliavento e i suoi sodali lo hanno reso esplicito con la faccenda-Lichtsteiner.

    Bravi dunque, almeno ci hanno diradato qualunque avanzo di nebbia. Ma avevo cominciato parlando di spot positivo per la sfera derelitta, e dunque tutto ciò parrebbe contraddittorio. Non lo è, perché l'Inter ha vinto comunque e con merito, e ha creato le condizioni di una nuova, magari solo episodica adorazione del Dio pallone. Alla fine vince il migliore, si dice, anche se il retropensiero è “almeno stavolta”. Nel frattempo buone nuove dalla Fiorentina e cattive dalla Roma. Ellalà, si obietterà giacché hanno vinto entrambe largamente e con lo stesso punteggio. Sì ma a Firenze sembrano aver imboccato una navigazione seria, e dopo aver pungolato i Della Valle in tutti i modi giova ed è giusto riconoscerlo: forse è stata benedetta la rissa estrema Delio Rossi-Lijaic, rissa che deve aver convinto la proprietà che era stato toccato davvero il fondo (torto di entrambi, e vergognoso, più stimabile il tecnico ma anche più responsabile del mezzo-genio cioccolatofilo). Comunque sia, tecnico bravo e ambiente rigenerato con una società finalmente presente e quasi “sociale”.

    E la Roma? Temo il peggio, perché da come si sta comportando il club o meglio il binomio Baldini-Sabatini con un “core” o “fegato” di Roma come De Rossi e con lo stesso Zeman i tempi potrebbero diventare sempre più cupi. Uno Zeman timido, a fine carriera, più facile da gestire e da usare come parafulmine, un giocatore gladiatorio, un po' antico e molto moderno come il centrocampista che cercano palesemente di vendere. Poiché sono abituato a pensare bene, non voglio neppure lontanamente ipotizzare “accordi grigi” con club esteri. Ma certo se dovesse avvenire sarebbe un'operazione in perdita per (quasi) tutti. E chi riguarderebbe quel “quasi”? Ah, saperlo… P.S. Nel frattempo il capo della Polizia, Manganelli, si distrae per un attimo dai guai che gli provoca in procura il suo vice Izzo per annunciare “sfracelli” nella prossima tornata dello scandalo-scommesse. Ma tutti cadranno dal pero, come sempre, sul morbido…

    (Oliviero Beha)

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    Postato da Redazione
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