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    09
    nov.
    2012

    "Telepatia": con Oliviero Beha torna in tv il grande giornalismo d'inchiesta di Zavoli e Loy

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    Intervista di Andrea Curreli a Oliviero Beha

    Telepatia va a spasso nel tempo” (Guarda lo spot di Telepatia). Lo slogan che Oliviero Beha utilizza per promuovere il suo nuovo programma racchiude in poche parole quella voglia di continuità con il grande giornalismo d'inchiesta che ha caratterizzato per diversi anni la produzione televisiva della Rai. Al popolare giornalista toscano il direttore di RaiTre Antonio Di Bella ha affidato un compito non facile: riportare le inchieste di Viale Mazzini in “quei luoghi simbolo che sono già stati esaminati, da Sergio Zavoli”. E per rendere la missione ancora più difficile ha relegato il programma nella seconda serata del sabato. Beha ha accettato la sfida senza riserve e con entusiasmo. Ed infatti con la sua tradizionale e tagliente ironia afferma: “Essendo abituato ormai da due anni ad andare in onda alle 9 del mattino una volta alla settimana il lunedì ho accettato di passare alla sera. Ero l'idolo dei barbieri, spero di diventare quello dei nottambuli o, ancora meglio, dei barbieri insonni”. La prima puntata di Telepatia andrà in onda il 10 novembre alle 23,40 su Rai 3 con un tema caldissimo riassunto dal titolo “Ladri d'Italia”. (Guarda il promo della prima puntata)

    Beha, il direttore Di Bella presentando il suo Telepatia ha scomodato un maestro di giornalismo come Sergio Zavoli. Un parallelo prestigioso ma anche una grossa responsabilità.
    “Sergio Zavoli così come Nanni Loy o Ugo Gregoretti sono forieri di memoria o testimoni del tempo con grande qualità professionale. Io recupero le loro testimonianze per cercare di costruire un discorso che, partendo da loro, arrivi sino ai no

    stri giorni”.

    Se c'è bisogno di un “recupero” vuol dire che questo tipo di giornalismo in Rai era un po' scomparso. E' così?
    “Non saprei forse hanno fatto questo tipo di giornalismo a nostra insaputa oppure dormivamo”.

    Come si presenta oggi il giornalismo d'inchiesta rispetto a quello di Zavoli e Loy?
    “Rispondo con un esempio. Nanni Loy faceva Specchio segreto (trasmissione tv degli anni Sessanta ndr) con i furti nei grandi magazzini, ma oggi non avrebbe senso perché c'è il Grande Fratello che reinterpreta quel tipo di programma e lo dirige verso un'altra direzione. Io mando i giornalisti a fare inchieste su cose che devono scatenare associazioni di idee”.

    Qualche anticipazione?
    “Prendiamo il furto che è il tema della prima puntata intitolata Ladri d'Italia. L'ultima frontiera è quello dell'identità via telematica. Oppure, dal punto di vista del forte contenuto simbolico, non possiamo non citare quello dei libri antichi della biblioteca dei Gerolamini. Noi andiamo in cerca di situazioni estreme oppure di simboli. Quando tu dai risalto all'inchiesta libri sottratti alla biblioteca dei Girolamini da parte di Massimo De Caro, arrivato a dirigere una biblioteca importantissima grazie a Dell’Utri, con relativa sparizione di circa 4 mila volumi e De Caro finito a Poggio Reale, non stai parlando di un semplice furto ma di un vulnus o una ferita che viene arrecata non solo al patrimonio culturale ma anche all'idea stessa di Paese”.

    C'è un tema disgustoso, ma al quale ormai ci siamo quasi abituati che ha deciso di scartare?
    “Nella seconda puntata parleremo di raccomandazioni. Abbiamo analizzato migliaia di casi di raccomandazioni tanto scontate quanto ovvie. Ma anche in un campo come questo abbiamo fatto un'inchiesta molto particolare. Tra tante storie abbiamo trovato qualcosa che rendesse l'idea, ma non voglio rivelare altro”.

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    Postato da Redazione
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