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    04
    dic.
    2012

    Dove c’è calcio, c’è violenza

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    striscione_juventus_stadium

    Lo striscione dello Juventus Stadium sui torinisti morti a Superga,
 un buco nero di civismo e di rispetto. Se lo sport è cultura, questo è l’ultimo stadio di un’ignoranza che si ritrova anche nel modo di giocare in campo

    In molti

    sottolineano come il temporale di gol dell’ultima giornata di campionato, andati soprattutto a segno nella porta delle squadre peggio messe in classifica con l’eccezione della stanca e rimaneggiata Fiorentina, serva a rivitalizzare un calcio asfittico e negativo come il nostro. Certo, Giuan Brera fu Carlo teorizzava provocatoriamente la partita perfetta in assenza di gol, cioè di errori delle difese, ma era un mattacchione colto che voleva semplicemente vedere neanche tanto di nascosto “l’effetto che fa”. Non fu lui a teorizzare che se Sandro Mazzola avesse fatto di cognome Pettirossi non avrebbe mai giocato in Serie A? Non era un abbaglio, naturalmente, ma un sapiente allarme contro il nepotismo in calzoncini… Tornando ai gol (e Mazzola ne ha fatti tanti e per questo farebbe bene a tenersi lontano dalla politica politicante pallonara), ne hanno segnati a grappoli e questo sembra aver fatto passare come sempre in seconda linea alcune piccole questioni che hanno ridotto la Rotondocrazia italiota in queste condizioni. Il gol esorcizzerebbe le cattive notizie, come in una fiaba. E giù a recensire triplette e doppiette che costituirebbero “lo spot migliore per il nostro campionato”, così livellato ed equilibrato. Prendiamo i tre gol del Milan a Catania, una delle squadre più martirizzate dagli arbitri negli incontri con Inter, Juventus e appunto Milan (ma più Inter e Juventus, in proporzione…). Oppure prendiamo i tre gol della Juventus nel derby. Sembrerebbe tutta una questione di gol.

    Poi vai a leggere tra le pieghe delle due partite e l’andamento di esse e assai probabilmente (manca sempre la controprova) il risultato finale risultano condizionatissimi da due espulsioni, tra l’altro sacrosante, quella del talento argentino acefalo Barrientos, del Catania, e quella del cocciuto polacco Glick, del Torino. Perché picchiano tanto, e tanto stupidamente? E perché si picchia così spesso e così male nel campionato italiano? Da che viene questa abitudine al gioco scorretto e pericoloso che niente ha a che vedere con il leggendario “non è sport per signorine” di altre generazioni e soprattutto di altri Paesi, contro i cui club ci si misura in Europa spesso con risvolti risibili per le squadre italiane? Commentando l’effetto Glick, qualche suo compagno ha detto – non si capisce bene se per alleggerirlo o per rincarare la dose – che “entra così anche in allenamento”: bene, magnifico. Non mi pare che si tenga ben presente l’aspetto rischioso e fesso di tutto ciò, né quanto questo poi penalizzi i singoli e le squadre quando al gioco irregolare si contrappone il gioco semplicemente duro. L’obiezione nel caso dei due citati ma esemplari, che si tratta di un argentino e di un polacco nella globalizzazione della cattiveria, non vale più di tanto. È un po’ come un turista tedesco o austriaco che da noi butta le carte per terra e si commenta in tanti, con accenti indignati, “a casa loro non lo farebbero mai”: collego infatti tutto ciò a una deficitaria cultura sportiva che inguaia spesso lo sport italiano e quasi sempre il pianeta pallonaro. Di solito tutto ciò viene inscatolato appunto nella formula, reale eppur riduttiva, secondo la quale poi “picchiando così all’estero gli arbitri ci penalizzano”. Che è certamente vero, come detto, ma è solo l’aspetto pratico della faccenda. Che cosa ci sia dietro, “a monte”, sembra di nessun interesse. E la dizione “cultura sportiva”, nel senso di una lacuna profonda del concetto e dei comportamenti consequenziali, è da sempre e sempre più lettera morta. È invece lettera viva, vergognosamente viva, lo striscione dello Juventus Stadium sui torinisti morti a Superga nel ’49.

    Per un paese di lotofagi, nel calcio e nel resto, di cacciatori di oblio, di senza-memoria, recuperare la tragedia di allora in forma di scherno non è soltanto un’operazione riprovevole e condannata dallo stesso Andrea Agnelli (e vorrei vedere…). È un buco nero, di rispetto, di civismo e se volete anche proprio di “cultura sportiva” che ha vaghi apparentamenti con la violenza da campo, sia pure ovviamente etichettabile sotto tutt’altra luce. E mi mette francamente i brividi il punto di vista fatto proprio dal ministro Cancellieri, notoriamente persona seria nonché grande tifosa romanista, che ipotizza una sorta di Daspo (le misure che tengono lontani dallo stadio gli ultrà rei di violenze contro persone e cose beccati in flagrante e anche successivamente) anche per manifestanti di qualunque tipo – immagino solo se responsabili di qualcosa di diverso e di peggiore che non sia il manifestare contro qualcuno –. “Come nel calcio”, ha detto il titolare del Viminale, creando psicologicamente le premesse per una commovente osmosi tra il peggio del pallone e del tifo e il peggio dei manifestanti “facinorosi”, virgolettati di conseguenza. Quindi la società e le sue misure di ordine pubblico prenderebbero sì qualcosa da un mondo rotondolatrico culturalmente agonizzante, ma sarebbe appunto un qualcosa di peggio, una firma alla degenerazione che ovviamente va contrastata fuori e dentro gli stadi. Ma magari ponendosi anche delle domande sul perché ci siamo ridotti così. Mi viene l’atroce dubbio che la latitanza di cultura sportiva di cui sopra sposi fin troppo bene il deficit di consapevolezza di una società impantanata e che ahimè lo stadio non sia più lo Juventus Stadium (o un altro omologo), bensì il nostro neppure troppo metaforico Colosseo nazionale. Per quanto ancora basteranno i gol dei Reziarii a distrarci?

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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    Antonio .
    11/12/2012 alle 11:36
    Concordo pienamente con Salvatore R. un poò meno sul discorso dell'Ordine il quale, esso stesso, andrebbe radiato assieme a tutti gli altri Ordini. Se l'Italia è in rovina, sembrerà una provocazione ma non lo è, una buona fetta di responsabilità la si può tranquillamente attribuire all'esistenza degli Ordini (avvocati, giornalisti, magistrati, dentisti,ecc.ecc.)che, tra l'altro pare esistano solo in Italia. Anche il nostro amico Beha purtroppo ci casca di tanto in tanto e, da buon tifoso fiorentino che, quasi automaticamente, vuol dire antijuventino, se ne esce fuori sdegnato contro il penoso striscione di Superga, dimenticando puntualmente che lo stesso zelo non ebbe coi suoi "amici" che inneggiavano all'Heysel o agli stessi striscioni del Toro contro Scirea e la sua curva. Ma è così...la Juve mette tutti d'accordo, parlarne male è l'imperativo categorico, tacere o sminuire i mali altrui è il leit motiv della cosiddetta stampa sportiva ita(g)liana. Non è un caso se la stampa ita(g)liana è alla stregua di Filippine e Congo (72° posto) per ciò che riguarda la libertà di stampa che fa rima anche con "indipendenza"!!!
    FIEROBIANCONERO .
    05/12/2012 alle 19:01
    Scusi Beah, giraudo condannato perchè non promuove più l’associazione ma vi partecipa, ok. Ma con chi?? hanno assolto tutti!!
    salvatore romano .
    05/12/2012 alle 01:20
    Stasera la voglio prendere larga;in settimana il pentito Gegic ha affermato che hanno truccato partite per 20 anni.Nessun giornalista si è interessato a questa dichiarazione importante;invece un giornale ha offerto 5.000 euro al pentito per fare il nome di Conte e inventare un pò di balle.Naturalmente non mi è balenato in testa il nome del cazzaro Mensurati beccato al telefono con Ilievsky(http://www.calcioblog.it/post/24641/calcioscommesse-repubblica-anticipo-lo-scandalo-e-parlo-con-gli-zingari)che anticipa tutto a tutti con una precisione di particolari(come con Calciopoli...);come posso pensare che una persona così precisa nel fare informazione si abbassi a tanto?La categoria dei giornalisti(che ha un ordine che dovrebbe radiare dall'albo i cazzari)si è spesso agitata per alcune norme di stampo fascista che ogni tanto i nostri governanti provano a sfornare.Ma perchè a questo non fanno seguito i fatti?Perchè spesso c'è un silenzio di tomba per alcuni fatti importanti della vita pubblica e,aggiungo,sportiva?Naturalmente la stampa filtra tutto e addomestica le notizie alla bisogna.Spesso,per non turbare il sonno dei suoi editori(e azionisti)si inventa balle di sana pianta o aggiusta il tiro su alcuni fatti in modo da costruire una realtà parallela.Dico questo perchè se la categoria alla quale lei appartiene non fa il suo dovere nascondendo o distogliendo l'attenzione da fatti rilevanti il risultato è lo striscione o l'offesa.E' vero che domenica si è toccato di nuovo il fondo con l'ennesima rievocazione dei morti,ma mi sarebbe piaciuto che qualcuno avesse spostato l'attenzione sul tifoso juventino accoltellato da un paio di "tifosi" granata.Forse era una testa calda o forse si è trovato nel mezzo come corpo sacrificale per lo smacco dello striscione.E così è stato per i cori sull'Heysel,su Pessoto passati in cavalleria come se nulla fosse come se fosse giusto infamare la squadra più odiata d'Italia.I malati mentali ragionano così e in questo stato di cose la categoria della lingua scritta e televisiva ci sguazza seppellendo ogni deontologia.Nessuno che si pone delle domande serie per accertare la verità,nessuno che va a fondo,nessuno che fa domande scomode...Tutti a scrivere e a parlare del nulla e il risultato del nulla è apppunto lo striscione che riempie il vuoto.Per il resto ho visto l'ennesimo aiutino al Milan squadra che "dovrebbe avere 10 rigori per veder compensato il goal di Muntari".Perchè Pulvirenti tace?Si tace quando si dovrebbe parlare e si parla quando si dovrebbe tacere:il gioco del silenzio avviato da Della Valle fa proseliti fino naturalmente al prossimo errore pro-Juve naturalemte.

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