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    19
    dic.
    2012

    I riflettori di Silvio e l’eccesso di fumogeni

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    In altra parte del giornale scrivo di Ingroia, e dei motivi per cui se decidesse di candidarsi non sarebbe uno sproposito al di là di ogni cesello concettuale sulla democrazia. E lo faccio riferendomi a “questi” tempi, ossia la nostra quotidianità, il nostro recente passato “mostruoso” e la nostra mancanza di futuro. Quindi solo in modo relativo e non certo assoluto. Ma che sta accadendo oggi mentre si dibatte del caso Ingroia e del Movimento Arancione che cerca entusiasmo e mobilitazione come ai tempi dei referendum vinti nella prima estate del 2011? Come se si trattasse di un nuovo, epocale, colossale quanto impari referendum su un altro modo di intendere e sviluppare la politica? Vediamo.

    Ormai molti anni fa quando Berlusconi era ancora in forma e non era diventato il suo attuale kagemusha, Furio Colombo coniò una formula che riguardava sia il Caimano sia l’habitat italiano in cui tutti ci si trovava a vivere o sopravvivere: “La deformazione del paesaggio”. In due parole, un affresco semplice e immaginifico della palude e di tutti noi, oppositori del Cavaliere Inarrestabile compresi. Da allora il paesaggio è rimasto deformato. Certo, è deperito e tramontato Berlusconi, certo è arrivato il Primario di Pronto Soc- corso Monti, chiamato dal ministro della Salute Napolitano, che si è poi trasformato sotto gli occhi del medesimo ministro in un Commissario alla Sanità (nella manzoniana scena della peste che noi siamo…). Certo, Bersani è direi migliorato da segretario e le primarie hanno dato ossigeno popolare all’asfissia degli ultimi anni. Certo, c’è Grillo con i suoi, contraddittoria scommessa che vanta come carta di credito almeno l’innocenza per il passato che nessuno degli altri può vantare. Ma è lui medesimo il prodotto e la reazione a un paesaggio che rimane deformato.

    Lo è come dicevo anche ad horas, mentre impazzano i fumogeni per non farci orientare con chiarezza: ma basta un po- litologo di complemento oppure ci vuole l’acume di un Metternich per capire, ad esempio, che se il Pdl cerca di allungare il brodo pre-elettorale è solo per permettere al solito Caimano di fagocitare lo spazio televisivo pre-par condicio secondo stilemi stranoti e ormai metabolizzati? E mentre Berlusconi gioca la sua partita riconoscibile, nella nebbia fumogena viaggia Monti sfuggendo perfino almeno in parte ai radar di Napolitano. Il tutto mentre segnali di sfrangiamento politico arrivano da tutte le parti, a destra neppure dovendo scrostare la vernice. E ogni indicatore sociale ed economico quotidianamente ci ridà l’immagine di un Paese “post-bellico”, sia pure alla lettera senz’armi (le case che crollano per incuria e illegalità sono me- no gravi che se fossero state bombardate?). E dunque i dati di questa politica si sfrigolano contro i dati del baratro italiano, confermando appieno, appunto, la deformazione del paesaggio di cui so- pra. Non basta che Berlusconi venga ricacciato indietro perché il paesaggio riprenda una forma accettabile, non basta che vinca Bersani, come al Pd è già accaduto invano in passato. Ci vuole una palingenesi: e allora, perché Ingroia no?

    Postato da Redazione
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