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    dic.
    2012

    Lo spread del calcio nostrano

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    coni

    Nel 2013 non siamo in vista solo delle elezioni politiche montiane o submontiane, né di alcune regionali e amministrative assai importanti: ci sono anche le elezioni politico-sportive, cioè quelle delle Federazioni e del Coni, che è la Federazione delle Federazioni. Lo so, state pensando “e a noi che ce ne frega?”, presi come siamo dall’agenda del Premier in uscita, dalle fantozzate tv di Berlusconi, dalle preoccupazioni di Bersani orfano di Ichino, dalle firme per il Movimento 5 Stelle o quello Arancione… In verità non sembrerebbe neppure politica, quella sportiva. Come quando ci si inebria – che so – del gioco di Zeman che strapazzava il Milan e non si aveva occhio per le scuri (sì, scuri) con cui ci sono state aggressioni fuori dall’Olimpico, in quel sabato sera così poco pre-natalizio. Quella è “cronaca nera”, il calcio in campo invece è sport, o gioco. Idem per la politica: Monti sì che conta politicamente, Petrucci in uscita dal Coni dopo un secolo di governo invece è “solo” il massimo dirigente di un Ente che esce allo scoperto solo per i Grandi Eventi, i record, le manifestazioni ecc. Che c’entra la politica con tutto ciò? E c’è un nesso tra elezioni “sportive” e tutto l’ambaradan sub specie napolitanesca cui andiamo incontro nella nebbia?

    Sì, c’è un nesso che viene sottaciuto, o meglio ci sarebbe o ci dovrebbe essere: un nesso con la politica migliore che metta le basi a un’idea futura di Paese, un nesso con le elezioni regionali il cui bilancio va per oltre l’80% nelle spese sanitarie, un nesso con le elezioni amministrative se ogni comune può rendersi la vita più vivibile se abbina alla sua gestione un’idea sportiva, quindi ambientale, educativa, culturale ecc. Detto altrimenti, se l’Italia è indietro anni luce in quanto a civiltà sportiva nei confronti degli altri Paesi europei questa arretratezza confluisce nel discorso più generale dello “spread” che Monti traduce solo in conti e debiti. E appunto lo sport inteso nella sua complessità significa salute, scuola, ambiente, più in generale una visione del mondo. Pensate che non c’è in giro sul pianeta una liberal-democrazia degna di questo nome che non abbia tra le sue radici ben confitte nel terreno liberal-democratico un’attitudine allo sport come valore primario di rispetto di sé, del proprio corpo/anima, e degli altri. E’ una vecchia storia, per un paese vecchio che ha dissipato i soldi quando c’erano sull’altare dello sport-spettacolo inteso esclusivamente come merce. E adesso scommetto che in nessuna agenda elettoral-programmatica, a partire da quella del signor Monti, c’è una riga che colluda con quello che avete letto finora. Eppure Monti è un super-bocconiano, nevvero? E allora sapete che cosa c’è nell’ultima parte del Libro Bianco sullo sport  recentemente diffuso dal Coni a firma di un ricercatore della stessa Bocconi che qui riprendo nella sintesi di Eugenio Capodacqua (www.sportpro.it)? Ci sono numeri che dovrebbero indirizzarci in una direzione opposta a quella imboccata finora, e invece vengono pubblicati esclusivamente per essere “obliterati”, cancellati dalla memoria.

    E lo “spread” si allargherà…:”… L’attività sportiva moderata (da distinguere nettamente dallo sport agonistico)… eviterebbe circa 52.000 casi di malattia grave all’anno (i dati sono riferiti alle 5 malattie che incidono di più sulla popolazione secondo l’Oms e cioè: malattie cardiovascolari, ictus, cancro al seno, cancro al colon e diabete II) con un risparmio della spesa sanitaria e non di circa 14,5 miliardi di euro. Evita inoltre circa 22.000 casi di morte per un valore riferito alla vita “salvaguardata” di circa 32 miliardi di euro. Il valore di una finanziaria…”.

    Dalle idee alle persone che dovrebbero rappresentarle. Al CONI si daranno il cambio nel 2013 il succitato Petrucci con il suo segretario Pagnozzi. E’ bello che democraticamente tutto resti in famiglia… Personalmente è tutta gente cui – nella nostalgia canaglia – ono pure un po’ affezionato perché mi ricorda la mia adolescenza di atleta… Petrucci è un democristiano più affabile e scherzoso del sodale predecessore Pescante, sempre democristiano ma di riffa e un po’ di raffa berlusconiana. Pagnozzi è un satirello che gli tiene bordone da un secolo. L’unico avversario possibile sarebbe il  “generone” romano versante Canottieri Aniene Malagò, che sta a Montezemolo come Montezemolo stava ad Agnelli (Gianni, quello vero). Si attende con curiosità chi starà a Malagò… Nessuno di essi è innocente, ve lo giuro, se si misura il crimine “pasoliniano” di aver infilato lo sport in questo imbuto di consumo che ne ha spolpato l’essenza. Parlate loro di “gratuità” dell’attività sportiva, e vi guarderanno assai peggio del “marziano” di Flaiano. Che sia una forma decisiva di cultura è per loro ostrogoto. Negoziano voti nelle segreterie di partito (peraltro ignare di qualunque valore del fenomeno, se non in termini subelettorali o elettoralistici) coprendosi le pudenda politiche con la fogliua di fico di “ma è sport, non è politica…”. Nel frattempo Petrucci è stato meritatamente eletto sindaco di San Felice Circeo. Quanto alle Federazioni, la principale di esse in termini di denari, potere e richiamo politico-economico è la Federcalcio. Per ora l’unico candidato dichiarato è il presidente uscente, Giancarlo Abete. L’unico motivo per non votarlo sarebbe il disastro del calcio professionistico italiano, giacché ne è il maggiore in grado. Ma di tutto il discorso del valore sociale del pallone a lui che importa?

    Importa molto di più, dati alla mano, al suo vicario e presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Carlo Tavecchio, i cui conti almeno tornano e il cui movimento è mille volte migliore di quello professionistico, pur in mezzo alle contraddizioni dello sport in Italia. Quindi come si può pensare a tenerci il vecchio se il nuovo (vecchio solo formalmente) ha fatto meglio? Eppure il rischio di continuare così c’è se il calcio è quello che non riesce a eleggere un Presidente di Lega di Serie A da una vita, e ancora combatte con figure di risulta come il finiano Abodi “perché non c’è nessun altro”. Ebbene, sappiate che anche questo è “spread”, e lo pagheremo caro.

    Postato da Redazione
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