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    13
    dic.
    2012

    Ma il problema non è solo o tanto Berlusconi: è il berlusconismo come stile di vita che ci ha rovinato. Andiamo “deberlusconizzati”…

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    Dai molti commenti ricevuti al mio ultimo “Torna Berlusconi, tutto è perdonato?”, devo pensare che non mi sono spiegato bene o esaurientemente. Non è Berlusconi il vero problema, ma noi (cfr. di nuovo Gaber, “non temo Berlusconi in sé ma in me …”). Intendo il nostro sistema di vita, la nostra scala di valori o piuttosto disvalori ecc. A dir la verità io un manualetto di deberlusconizzazione che riguarderebbe tutti, sinistra o sedicente sinistra compresa, l’avrei già scritto. Riassumo qui il concetto, e vediamo se ci capiamo meglio.

    “All’entrata di molti paesi italiani c’è la scritta “Comune denuclearizzato”… Mi piacerebbe poter scrivere che anche sulla soglia dell’Italia campeggia la dizione “Paese deberlusconizzato”, ma non è vero. Non tanto e non solo in politica, e in superficie, ma purtroppo in profondità. Questo è ancora un Paese all’insegna del berlusconismo, come stile di vita e scala di valori o disvalori. Lo è nella sua classe dirigente, nel potere e nei poteri sparsi, nascosti ed esibiti, privi di autorità e autorevolezza, sotto l’egida di un signore che si chiama Silvio Berlusconi o sotto quella di coloro che ufficialmente gli sono avversari. Lo è nel popolo senza morale né etica, senza educazione né consapevolezza, in un contesto di illegalità diffusa e accettata quasi universalmente, in una corsa a imitare modelli di denaro e successo che sottoposti a verifica si sbriciolerebbero immediatamente: solo che non vengono sottoposti ad alcuna verifica … Chi dovrebbe farlo? Chi custodisce anche solo un’ ombra di nostalgia per un’ Italia migliore, certamente più povera ma non più misera di quella di oggi schiaffeggiata dalla crisi economica?”.

    Mi riferisco, per non andare troppo lontano, all’ Italia “costituente”. Si obietta che anche allora i Padri della Costituzione erano in realtà “stranieri”, cioè estranei al costume italiano più autentico e negativo come ce lo consegna la storia, una specie di “errore” subito ringoiato geneticamente dal nostro carattere “sbagliato”, dominante e non recessivo. Può essere, anche se sono valutazioni destinate a reggere solo fino a un momento prima delle loro smentite da parte di fatti e persone, e non credo proprio ci sia in giro chi ha il monopolio della certezza del giudizio. Non c’è quella del diritto, figuriamoci …

    E’ però vero che anche oggi in questo Paese tuttavia berlusconizzato non siamo tutti così, c’è una parte di italiani (minima, infinitesimale, in crescita, per raggiunti livelli di saturazione o disperazione?) che è ” straniera” come allora, estranea a questo andazzo di culo nello Stivale che ci circonda e ci assedia. Quanti siamo? Centomila, mezzo milione, un milione ? E chi ci conta, e come, e dove? Andando ancora montalianamente per esclusione (“Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo…”), siamo quelli che non si riconoscono in una società sempre più stupida, più ignorante, più violenta, più barbara o imbarbarita. Forse siamo quelli che non credono che “gli italiani siano così per forza, e siano sempre stati così”, o non vogliono crederlo. Forse siamo quelli stufi di vivere sempre “altrove”, nel gigantesco alibi di un Paese che vede soluzioni solo nell’andarsene in “un altro luogo”.

    Alibi inteso a vari strati. Il più banale è l’espatrio, o l’esilio, per chi non ha lavoro o si trova male secondo gli orrendi stilemi della nostra quotidianità. Più in profondità, c’è la psicologia collettiva di una moltitudine “berlusconizzata”, dico della stragrande maggioranza dei connazionali che ha rinunciato a capire e a interrogarsi sul senso del vivere civile e si è comodamente “messa in libertà…” a simulare la vita “come se” fosse quella alla Berlusconi, in alto e a scendere: il popolo italiano ha imparato in fretta a “figurarsi” altrove, in un mondo finto che stava loro bene. Peccato che la crisi li stia forse costringendo a svegliarsi. E infine, ancora più in fondo, c’è chi ha avvertito appunto  come “estranea” e fasulla questa mentalità berlusconiana ma si è limitato a dirselo nel tinello di casa propria immaginandosi altrove, mutuando nel frattempo però da un popolo berlusconizzato i comportamenti relativi così da rendersi indistinguibile dagli altri. E’ vero, votava contro Berlusconi e  i suoi prodi, “pensava” contro di essi: ma agiva e agisce come loro. Dico della “sinistra onomatopeica”, quella che suona bene ma non ha effetti sulla realtà né quindi sulle ipotesi di cambiamento  di spessore.

    Tutti questi livelli di “alibi” portano a un unico denominatore comune, davvero massimo: quello della deresponsabilizzazione, meraviglioso fenomeno collettivo che ha “berlusconizzato” il Paese. Nessuno è o sembra più responsabile di niente. Dal maggiore in grado in azione nei suoi processi e nelle sue decisioni pubbliche e private, alla casta, le caste, la supercasta che le comanda e le riassume, passando per la “gente comune”: nessuno si sente più responsabile di alcunché, mentre il gorgo ci inghiotte. La resistenza a questa “berlusconizzazione” senza prigionieri, che ha trasformato l’Italia in quella che vediamo tutti i giorni anche senza vederla davvero, passa da qui: dai comportamenti responsabili. Di partigiani differenti, scesi dalle montagne della vita intricata di tutti i giorni. Non pensiate che gli esempi in tal senso possano venire dall’alto (non avviene, tranquilli, né forse avverrà), perché così sarebbe ancora e sempre la formula subdola dell’ennesimo processo di deresponsabilizzazione, con o senza Berlusconi al governo. Questo il quadro di quel che scrivevo meno di un anno fa, questo il quadro ancora oggi. Oppure no?

    Postato da Redazione
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    Giuditta .
    15/12/2012 alle 14:22
    caro Oliviero, condivido tutto, dalla prima all'ultima parola! Da anni mi ritrovo sempre più spesso a citare Gaber, da anni mi sento "straniera in patria", ma su una cosa non sono d'accordo: secondo me non è la società che si è "berlusconizzata", piuttosto berlusconi è stato eletto da una componente già allora maggioritaria della nostra società e della quale rifletteva pienamente lo stile. Dopo, c'è stata solo un'arrogante e ostentata emersione di questo stile, prima non lo vedevamo, poi non abbiamo più potuto ignorarlo...Sono certa che chiunque di noi in questi anni sia "rimasto sveglio" e prendendosi le sue responsabilità abbia tentato di combattere le "berlusconiane" ingiustizie subite nel proprio piccolo, che fosse il lavoro, la vita sociale o politica, mettendoci la faccia, il cuore e l'anima, ha dovuto pagare in prima persona creando il vuoto intorno a se'. Poco importa che questo vuoto fosse meglio della inutile presenza di quella "sinistra onomatopeica" (termine splendido e calzante!) o di una massa di colleghi pronti ad asservirsi al potere di turno. La ribellione di pochi non ha avuto alcun impatto, questo è quel che tristemente conta. Se aprissi un angolo di questo tuo blog ai racconti delle tante piccole battaglie perse di questo ventennio, forse la schiera di partigiani "soli" si conterebbe, primo essenziale passo per aggregarsi e reagire. Come diceva Gaber, libertà è partecipazione...
    freeskipper .
    13/12/2012 alle 16:27
    Ma "quelli" di sinistra sono forse migliori di Berlusconi? Sento dire certa gente per la strada… “Ma come si fa a votare ancora per Berlusconi!? E’ roba da pazzi irresponsabili! Basta! Non se ne può più!”. Premetto che io non sono berlusconiano e non ho mai votato per il centro-destra, ne penso ad eventuali ripensamenti futuri, me ne guardo bene!!! Però trovo assurdo che proprio da sinistra arrivi un monito del genere. Certo il governo Berlusconi non ha fatto nulla di quanto aveva promesso e il “miracolo italiano” si è trasformato da barzelletta in dramma nazionale! Ma Berlusconi è Berlusconi! Ormai lo sanno anche i muri! Ma la sinistra? La sinistra non è che abbia fatto meglio, anzi... Va bene che c’è stato il crollo del muro di Berlino e poi il trasformismo che ha traghettato il vecchio PCI verso il Partito Democratico, pur tuttavia la storia della sinistra, i suoi simboli e i suoi massimi esponenti politici parlano chiaro e stanno sempre lì a testimoniare un’ispirazione operaia, una matrice popolare, ad arrogarsi un diritto quasi naturale a rappresentare i più deboli. Insomma, la sinistra si è sempre dichiarata dalla parte dei lavoratori e dalla classe operaia ha sempre tratto i maggiori consensi. Ma i post comunisti, i cosiddetti di “sinistra”, cosa hanno fatto per i lavoratori? Cosa hanno fatto per il bene comune? Hanno spianato la strada alla destra, hanno creato e cresciuto “il berlusconi politico”, hanno appoggiato il governo Monti e la Troika, hanno votato in parlamento la linea del rigore, ma solo per i soliti noti, hanno mantenuto integri tutti i “loro” privilegi di casta, hanno fatto pure “loro” i loro porci comodi. Ma la cosa più grave di tutte, hanno rinnegato le loro origini, il loro popolo, la loro gente: hanno lasciato i lavoratori in mezzo ad una strada dissestata e cosparsa di lacrime e sangue, le nostre!

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