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    09
    dic.
    2012

    Manuale di deberlusconizzazione: il culo e lo stivale

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    Oliviero-Beha-a-Spazio5

    di Luigi Paolicelli, AgrPress

    Un’Italia alla difficile ricerca di se stessa dopo vent’anni di berlusconismo. Questo il senso della conversazione di Oliviero Beha, scrittore, giornalista e conduttore televisivo, che ha proposto il suo ultimo libro intitolato significativamente “Il culo e lo stivale(Chiarelettere), a Roma, in via Crescenzio, a Spazio 5 animato da Maurizio Riccardi, direttore dell’agenzia fotografica Agr. Tema del volume è la ricostruzione del mosaico che compone la realtà italiana attuale, che dalle riflessioni di Beha emerge come piuttosto complessa per via della parzialità e fondamentale incompletezza delle tessere che ne dovrebbero formare il profilo e l’immagine.

    L’incontro all’insegna del vivace e dinamico scambio di punti di vista tra l’autore de “Il culo e lo stivale” e Roberto Ippolito, giornalista e scrittore, ha consentito di fare maggior chiarezza sulla “vera malattia” che affligge gli italiani: il vuoto culturale. Beha, sostiene nel proprio libro la tesi secondo cui l’Italia di oggi stia scontando la convergenza di molti eventi che si trascinano da quasi mezzo secolo e le cui radici affondano molto più lontano nel tempo di quanto comunemente si tenda a credere. Da qui l’esigenza di una profonda svolta che è innanzitutto culturale e quindi politica. Del resto, come ha osservato Ippolito, “i limiti del governo di Mario Monti, che è stato indispensabile, sono evidenti per la mancanza di visione su temi cruciali come l’istruzione o la sanità”.

    I fattori posti in evidenza da Beha, incalzato da una lunga sequenza di domande, risalgano al secondo dopoguerra, delineandosi già da allora come pericolose, se pur flebili, avvisaglie. Infatti, secondo lo scrittore, sin da gli anni ’50 e ’60, nell’Italia del boom economico e del benessere, che barattava la propria cultura contadina con quella industriale, si stavano gettando le basi per lo smarrimento della propria identità culturale. Una metamorfosi che secondo Beha è stata il perno, il fulcro di un progressivo disfacimento del costume e della società italiana, dei suoi valori e disvalori. Un depauperamento avvenuto in primo luogo con la sostituzione di una cultura industrial-operaia che ha letteralmente investito una generazione, e sgretolatasi a partire dagli ani ’70 con l’avvento del consumismo televisivo. Il vertiginoso ricambio di modelli culturali ha prodotto una sostanziale e pericolosa fragilità identitaria: un vuoto, un culo, inteso come cavità ricolma di nulla, in cui si sono poi innestati i modelli commercial-televisivi del berlusconismo.

    Nella conversazione di Spazio5, realizzata con la collaborazione della libreria Il Seme, Beha sottolinea come l’Italia attuale sia il prodotto innegabile di questi avvicendamenti, ma soprattutto svuotamenti, che hanno poi condotto all’adozione di sistemi e sottoculture da “Truman Show”: in cui la realtà è interdetta ai cittadini, è alterata dalla lente mediatica dietro l’assenso di una classe dirigente sostanzialmente irresponsabile. In quest’ottica, l’autore attribuisce a Berlusconi e alla berlusconizzazione del paese, non la valenza di causa della difficile situazione, ma quella di conseguenza, per quanto dannosa, di meccanismi messi in atto ben prima. Il vuoto venutosi a creare con lo sradicamento della tradizione culturale italiana in favore di un cambiamento artificioso e indotto, è stato riempito dai simboli del consumo nazionaltelevisivo: il denaro, il potere, la cura estetica deturpante e grottesca. Aspetti che hanno aggravato il vuoto trasformandolo in una terrificante voragine, in cui l’Italia e gli italiani sono poi precipitati.

    Un’analisi coinvolgente e completa che pone il lettore davanti alla sostanziale immagine di un paese divenuto volgare e povero per la troppa fretta di assimilare una modernizzazione indigesta, forse precoce, per la quale non si era pronti o sulla quale sarebbero stati necessari decenni di stabilizzazione. Una valutazione compiuta, precisa, puntuale, quasi storiografica, che diagnostica uno sgretolamento dell’identità italiana. Sebbene Beha non neghi la gravità e lo stato di urgenza in cui versa l’Italia, conclude dicendosi ottimista sul futuro, ponendo l’attenzione sulla fine di questo ciclo di discesa, dal quale ora si ha l’obbligo morale e civile di uscire, come popolo, come paese e come individui. Un manuale di deberlusconizzazione. “Il culo e lo stivale”.

    Postato da Redazione
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