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    31
    dic.
    2012

    Tra rifiuti ed elezioni è tutta un’emergenza. Sarebbe necessario un progetto

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    raccoltarifiuti_roma

    Si finisce l’anno con l’emergenza rifiuti, almeno da Roma in giù. Ed è un’emergenza vera, che tutti possono vedere con i loro occhi, oltre ad avere un forte contenuto simbolico. E’ ormai una società da buttare che non si riesce a smaltire? E intanto si approntano le liste elettorali perché il 24 febbraio è vicino, troppo vicino per parlare d’altro e quindi siamo di fronte a un’emergenza (Ingroia, l’ultimo nato delle liste, la definisce giustamente una “emergenza democratica” ma sembra appunto che non ci sia il tempo per spiegare perché e quindi il rischio forte è che resti solo uno slogan). I cassonetti come le urne, dunque? Vediamo.

    L’emergenza rifiuti viene da lontano e non ci porterà da nessuna parte. Richiede un ragionamento politico vero, che indichi delle scelte, delle priorità per il futuro. E’ il cosiddetto “modello di sviluppo”, alias “stile di vita”, che tutti intendono ma nessuno vuole affrontare davvero, o perché sembra la fatica di Sisifo o perché rimanda a un lavoro per il futuro che si scontra con le emergenze del presente. Ma proprio per questo il futuro si nebulizza e il presente diventa sempre più una prigione, un luogo da cui non si riesce a evadere, un orizzonte incistato in cui ci si sente contemporaneamente tranquillizzati perché non si vede altra via e atrofizzati perché “così non è vita”. ( Di solito tra chi commenta questi articoli trovo qualcuno che insultandomi oppure no afferma che “non mi faccio capire”, o che sono troppo ostico. Ecco, forza, vediamo se questo è un argomento “difficile” oppure ognuno ci può mettere del suo, del suo vissuto di tutti i giorni voglio dire…).

    L’emergenza democratica, che è la faccia più vera di una politica ridotta a brandelli, viene anch’essa da lontano. Che politica è stata prima di Tangentopoli nella cosiddetta Prima Repubblica, e che politica è stata negli ultimi vent’anni nella cosiddetta Seconda Repubblica? E’ stata “buona politica”? E qualcuno ha mai pensato al dopo, si è posto il problema dei figli e ormai dei nipoti? Ci si è domandati se questa è una democrazia acceettabile, al di là dei suoi aspetti formali più o meno vilipesi? Se non è piuttosto diventata una forma di governo dell’oggi ostaggio prima dell’economia, poi della finanza e in definitiva di quel denaro “grigio” che mischia l’economia nera, nerissima delle mafie a quella biancosporca dell’economia “presentabile”? Un oggi però senza domani? Quindi le urne non sarebbero altro che una versione nobile dei nostri cassonetti?

    Vorrei sapere da voi che priorità chiedereste al segretario del Pd dato per largamente vincente nelle prossime politiche, Pierluigi Bersani, per il futuro non solo prossimo, e se pensate che sia immune da pecche per il passato. E vorrei che faceste lo stesso per Monti, le sue

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    liste da good e bad company e la sua agenda tardodemocristiana, o per Berlusconi con il suo reducismo anti-comunista. Così pure vorrei che mi diceste se bastano Grillo e il Movimento 5 Stelle a raddrizzare il Paese per il futuro dando per scontato che entri consistentemente in Parlamento per il presente, e se i suoi rappresentanti saranno tutti espressione di una “specchiata società civile”, oppure se la democrazia dal basso non produca altri rischi che palesemente possono sfuggire a Grillo medesimo.

    E lo stesso vi chiederei per il Movimento Arancione di Ingroia, che ha una piattaforma fondata sulla legalità e la lotta per sconfiggere la mafia e non per conviverci come è accaduto finora, ma che su questa piattaforma deve costruire un’idea di futuro oltre che un tampone all’emergenza che abbiamo sotto gli occhi. Insomma, tra rifiuti e voti è indispensabile tirare fuori idee. Anche questa piccola posta può essere utile. Almeno per non perdere l’abitudine a pensare e a confrontare il pensiero. Buon 2013.

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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