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    10
    gen.
    2013

    A ognuno il suo livello di incompetenza

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    elezioni-politiche

    È davvero irresistibile in questo inizio di campagna elettorale in un Paese alla deriva la “legge” o “principio” di Peter. In che consiste e chi ne è l’autore? È parto più di quarant’anni fa di Laurence J. Peter, e viene abitualmente riassunta in questo enunciato: “In una gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello di incompetenza”. Ebbé, ditemi voi. Avevamo un Presidente del Consiglio estremamente sobrio e presentabile almeno d’acchito dopo le favolose stagioni del “bunga bunga” e delle “culone inchiavabili”, ammantato di competenza economica, e adesso ce lo ritroviamo a combattere con Casini per Cesa nelle liste, a twittare come fosse Aladino con la lampada, ad affidare all’intemerato Bondi l’incarico non di rivedere la spesa pubblica ma le biografie private nelle liste, ci fosse qualche reatuccio nascosto per non saper né leggere né scrivere.

    Avevamo un Pd in gran spolvero almeno elettorale dopo primarie Kolossal, timoroso solo -nel deserto circostante- di solleticare il ricordo dell’occhettiana “macchina da guerra” che notoriamente non porta benissi mo, ed eccoti le picconate della realtà pugliese con dimissioni del segretario per “paracadutismi nordisti in regione”, che si aggiungono ai problemucci con gli inquisiti in lista dopo tanto perorare la pre- sentabilità dei candidati. Questo per non toccare il tasto dei programmi, che peraltro sembrano sempre non fregare niente a nessuno, che Bersani non vede così dissimili dall’Agenda Monti. Saranno contente le fasce più deboli di cittadini e contribuenti, non credo sufficientemente tutelate dalle “minacce” di Vendola contro i ricchi. Avevamo un ex Presidente del Consiglio che, dopo aver splendidamente berlusconizzato il Paese contagiando antropologicamente e culturalmente (oddio, che avverbi…!) anche molti dei suoi dirimpettai politici s’era rimesso in campo in modo spettacolare invadendo le tv, e adesso siamo già al ridicolo delle tre noci con il candidato Premier come pisello nascosto, tra Berlusconi, Alfano e Tremonti.

    Il che non vuol dire che tale confusione nuoccia elettoralmente al centro-destra, vuol dire semplicemente che anche lì sta scendendo vorticosamente il livello di consapevolezza/competenza di votanti e votabili. E per trovare qualcosa che faticosamente sia all’altezza della gravità della situazione, giacchè scende lo spread ma sale la marea di povertà, bisogna cercare tra coloro che in questi anni erano fuori dalla politica politicante facendo altro, semplicemente il loro mestiere, che fosse quello di magistrato come Ingroia o di intrattenitore cosciente come Grillo. Del resto la distinzione tra chi ha partecipato allo scempio e chi no parrebbe un minimo di criterio indispensabile per orientarsi.

    Intendiamoci, la legge di Peter e il suo principio di incompetenza aleggiano sulla testa di tutti noi. Ma per qualcuno magari è il futuro, per la stragrande maggioranza dei lemuri che si muovono sulla scena politica tale legge vale per il presente dopo le nefandezze del passato, recente o remoto (o tutt’e due…).

    Postato da Redazione
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    Commenti
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    Doriano .
    11/01/2013 alle 17:53
    Anche le due duchesse facevano trame populiste blablablabl dove e finito il vero giornalismo politico? Perché nessuno chiede più a Berlusconi che ideologia rappresenta se non un liberalismo coatto, una sorta di " mastroteria" della politica? Cosa c'è di politica vera, cosa e oggi la destra? Un motore nuove o un conservatorismo, che differenza c'è tra la sinistra di un tempo e la sua, cosa significa moderato, cosa pretende la chiesa dalla classe dirigente e così via...
    Doriano .
    11/01/2013 alle 17:42
    A giudicare da certe foto il pubblico o meglio la corte di santoro era tutta di destra...partecipava alla commedia e si dava pur del " coglioni" pur di far contento il re..rideva anche quando si celebrava il sommario delle condanne..era certamente un popolino di destra questo..un comunista vero avrebbe fischiato travaglio!
    Doriano .
    11/01/2013 alle 16:48
    Santoro e travaglio con le calze di naylon nelle orecchie...o facevano finta di non sentire le contraddizioni di Silvio o giocavano..hanno fatto apparire Berlusconi per quello che è veramente....mentre dalle altri parti il cav faceva la parte del moderato impotente che subiva il pubblico..a lasette si ribalta tutto..santoro ovviamente tifa per lui e lo fa capire quando con la scena della letterina a travaglio dice chiaramente che non ra prevista..un po' come quando con il confronto con Prodi promesse l'abolizione dell'ICi..è chiaro che il cav ha successo solo se appare come la metafora..di a ladino che esce dal televisore e regala una sorpresa allo spettatore. Una televendita sccherata. Delizioso!.
    Doriano .
    11/01/2013 alle 16:33
    Guradare Ieri Berlusconi era come stare in una creperia..e come con la nutella..non ti bastava mai..ne volevi sempre di più..delizioso!
    Doriano .
    11/01/2013 alle 16:29
    Il movente segreto dei malati mentali e quello di essere innocente anche se colpevole. Così la malattia mentale diventa semplice innocenza...scriveva un grande romanziere amercano...è davvero questo quello che pensano i comunisti dei potenti?
    freeskipper .
    10/01/2013 alle 16:05
    I Grillini eletti in Sicilia ridanno indietro il 70% dello stipendio! Ma chi l'ha detto che i politici sono tutti uguali? Ma chi l'ha detto che in campagna elettorale si fanno tante belle promesse che poi non vengono puntualmente mantenute una volta eletti? Rispettando quanto avevano promesso durante la campagna elettorale, i quindici deputati regionali siciliani del MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo, hanno restituito all'Assemblea regionale siciliana parte dello stipendio ottenuto. Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, dei politici eletti dal popolo restituiscono parte della propria indennità alle Istituzioni, rinunciando a ben oltre la metà dei soldi. Una cosa del genere non s'era mai vista in italia prima d'oggi!!! Sui circa 10 mila euro ricevuti hanno trattenuto in media 3.000 euro a testa. I deputati 'grillini', come confermano gli stessi parlamentari, hanno emesso nei giorni scorsi i bonifici alla Tesoreria dell'Ars. Per il momento i fondi restituiti dai grillini verranno accantonati in vista di un ddl che prevede un fondo per il microcredito per le piccole imprese. Con i soldi dello stipendio restituiti ogni mese dalla busta paga i quindici deputati 'grillinì all'Assemblea regionale siciliana creeranno un fondo specifico in attesa di un'apposita norma per il microcredito. Ad annunciarlo è il capogruppo del M5S Giancarlo Cancelleri durante la conferenza stampa per il 'Restitution day' a Palermo. "Si tratta di un fondo per le imprese con meno di dieci dipendenti", spiega. !Il MoVimento 5 Stelle ha scritto oggi una pagina di storia in Sicilia. Per la prima volta nella vita dell'Assemblea regionale siciliana un gruppo parlamentare ha rimandato al mittente gran parte della busta paga. Cancelleri e gli altri 14 deputati hanno girato, tramite bonifico sul conto corrente generale dell'Ars, oltre 123 mila euro in totale, trattenendo per sé 2500 euro più rimborsi spese (documentati), relativi alla mensilità di dicembre. I deputati M5S hanno rinunciato pure all'auto blu per il vice presidente Antonio Venturino e a 6638 euro al mese, derivanti dalla indennità di carica spettante ai segretari, vicepresidente e presidente di commissione e al vicepresidente vicario dell'Assemblea. Questo per dare un'impronta etica all'attività politica. E' infatti immorale portare a casa cifre intorno a 15.000 euro al mese, in un momento di crisi economica come quello attuale. Le restituzioni all'Ars non si limiteranno solo al mese di dicembre, ma continueranno per l'intera durata della legislatura. Mentre la politica riesce a conquistare i riflettori per sprechi, truffe ed appropriazioni indebite il MoVimento 5 Stelle si muove in direzione opposta. I quindici deputati M5S hanno presentato un disegno di legge per la riduzione dei costi della politica. Una volta approvato il disegno di legge presenteremo al Consiglio di presidenza la nostra proposta che prevede retribuzioni di 5000 euro lorde a deputato. Le somme restituite dai deputati e attualmente "parcheggiate" nel conto corrente dell'Ars confluiranno successivamente alla Regione, quando sarà approvata la legge di stabilità, per finanziare un progetto di microcredito destinato alle imprese."
    Giusy .
    10/01/2013 alle 14:34
    Siamo un paese di santi, navigatori, artisti....e parolai. Parole...parole...parole. Siamo sommersi dalle parole dalla mattina alla sera. Le parole ci schiacciano. Stanno facendo sprofondare il paese. Mi andrebbe tanto di gridare: AIUTOOOOOOO!!!
    Antonio Carlucci .
    10/01/2013 alle 13:16
    Ingroia, Grillo, Monti, PD? Quando si arriva alle elezioni, si deve decidere chi ti deve governare. Non una scelta facile. Diciamo subito che non si vota per far sapere che uno ha dei desideri su punti specifici, voglio dire non si vota per far sapere di non essere d’accordo su, ad es., la TAV o per far sapere che si vuole eliminare l’IMU, ci sono cinque anni tra un’elezione e l’altra per portare avanti delle istanze e per, se ci si riesce, farle raccogliere da un partito o al limite per fondare un partito. Quando si arriva al momento di votare si decide solo chi deve e può governare. E’ per questo che nelle Democrazie mature c’è il bipartitismo o comunque un numero limitatissimo di partiti e si creano delle coalizioni elettorali: vuoi che governi io o preferisci loro? Creare partiti e partitini, fuori da una coalizione, all’ultimo minuto, raffazzonando delle liste con un po’ di nomi da richiamo è infantilismo politico, non serve a niente per far passare le proprie idee e permette all’avversario opposto di poter vincere. Grillo ha iniziato da lontano con un movimento che cerca, con enorme difficoltà, di diventare un sistema ed ha una legittima ragione di esistere, Ingroia e Monti no, sono arrivati all’ultimo minuto. Monti poi è sospinto da movimenti o poteri che sono gli stessi che hanno supportato Berlusconi per quindici anni, senza essere stati capaci di sostituirlo, né prima che distruggesse il Paese, né dopo che era caduto (sono stati la Merkel e Sarkosy con l’aiuto di un Presidente della Repubblica del PD a farlo cadere e a trovare un sostituto, il che è tutto dire !). Scegliere con realismo quale coalizione deve governare non è una scelta facile. Prima devi essere d’accordo sul programma che, ormai dovremmo saperlo, può essere, e molte volte lo è, una lista di pie intenzioni, senza possibilità pratica di attuazione, quando non è una mera presa in giro. Tra l’altro il mondo in cui viviamo è assolutamente complesso e interagisce in modo cosi articolato che trovare le sintesi di problemi economici, sociali, di sistema giudiziario e questioni legali, di problemi ecologici, di tematiche di rapporti internazionali ecc. non è facile, e capirci qualcosa è al di fuori della portata non solo della stragrande maggioranza dei cittadini ma anche dei politici presi individualmente. Arrivare, poi, alla conclusione che le soluzioni prospettate sono quelle giuste, quando non si conoscono le variabili di base, è come puntare su di un numero al Lotto. Tenendo conto che i politici, ma anche i membri della società civile che si lanciano in politica, sono per forza di cose, portatori, oltre che di ambizioni personali, d’interessi di parte o di radicate convinzioni individuali, quale garanzia possono dare di avere le risposte giuste per il bene comune? Bisognerebbe avere fiducia negli uomini che si candidano, ma come si può avere fiducia in persone che s’impegnano in politica, sicuramente per ambizione o per mero interesse economico, ma anche per assurda convinzione di avere la risposta giusta a tutto e che potrebbero essere al servizio di poteri forti? Che cosa fare allora per evitare di innamorarsi di un’immagine mediatica, di un personaggio dalla loquela dirompente, di promesse reboanti, di programmi accattivanti? Credo che la risposta possa stare in due parametri di valutazione che sono: • L’area di riferimento culturale • La fiducia nell’organizzazione e nella struttura del partito L’area di riferimento culturale L’area di riferimento culturale viene semplificata in Destra o Sinistra. Chi tenta di vendersi come super partes, come ad esempio Monti o Grillo, dice che questa distinzione è superata e appartiene al passato. Non è vero! Le due aree distinte esistono, eccome, quello che non è mai esistito è il cosiddetto Centro che altro non è che una tattica per occupare il potere, invece di gestirlo in nome del popolo. Eliminare le contrapposizioni tra maggioranza e opposizione è la tattica di chi vuole eliminare ogni possibilità di controllo sul proprio operato, senza che sembri un Regime. La Destra o area conservatrice guarda alla formazione del reddito senza vincoli e responsabilità e ne lascia la distribuzione sociale alla libera contrapposizione Lavoro/Impresa, è fideistica e poco sensibile ai diritti civili. La Sinistra o area progressista guarda con più attenzione a una formazione del reddito indirizzata dal Governo e a una sua equa distribuzione, è laica e attenta ai diritti civili. Naturalmente si può essere più (o meno) estremi nell’applicare queste linee di comportamento ma resta ben chiara la distinzione : la Destra pone l’accento solo sulla Libertà, mentre la Sinistra la limita con l’Uguaglianza, per la Destra gli uomini son liberi per la Sinistra sono liberi ed uguali. Non sono distinzioni da poco e che, quando portate all’estremismo, possono degenerare in dittature. La Libertà senza vincoli porta al dominio dei più forti sui più deboli, l’Uguaglianza all’estremo uccide le libertà individuali e deve venire imposta con la forza. In mezzo ci sono molte situazioni intermedie che, inserite in un sistema di regole, uguali per tutti, hanno una loro logica e legittimità di essere. Il Bene non sta da una parte e il Male dall’altra ma il singolo si sente più vicino a una parte o all’altra per mille ragioni che sono culturali ma anche d’interesse opportunistico. L’appartenenza culturale mi dice che mi sento più vicino ai valori che sottendono una certa area politica e m’indirizzano in una certa direzione. L’opportunismo individuale tende a far coincidere il mio interesse personale con i comportamenti passati di quell’area o a farmi convincere da una promessa futura ben confezionata mediaticamente. La scelta di chi ci deve governare è fatta per appartenenza culturale e/o per opportunismo. La fiducia nell’organizzazione e nella struttura di un partito Una volta definita l’area politica di appartenenza è difficile distaccarsene, piuttosto non si va a votare, l’attaccamento è forte, perché uscirne rappresenta una rinuncia a valori che mi appartengono o l’abbandono della difesa di un mio interesse. Pertanto cercherò un partito da votare all’interno di quell’area da me scelta. Un partito non è solo idee e programmi, più (o meno) realistici, è soprattutto organizzazione, strutture, competenze. Le idee e i programmi esistono anche nei movimenti e nelle teste dei singoli individui, invece l’organizzazione, le strutture e le competenze riguardano gruppi di persone, con capacità tecniche/manageriali, senza le quali le idee non diventano politica, restano nell’aria, come semi, lanciati dove li porta il vento, con una probabilità per poche di loro di germogliare. Governare non significa solo decidere, anzi è il Parlamento che dovrebbe decidere, significa essere capaci di gestire quell’enorme massa di strutture amministrative e istituzionali, di gruppi di potere, di lobbies, di relazioni internazionali ecc. che detengono il potere reale; senza di loro non si governa! Devo perciò valutare se il partito, le cui idee sono compatibili con le mie convinzioni o con i miei interessi, abbia la struttura, le capacità organizzative, le competenze che gli permetteranno di governare con efficacia. Quando l’Economist pubblicava che Berlusconi non era “fit” per governare, non ne faceva un discorso morale o astratto, ma evidenziava che la natura, gli interessi, le relazioni e l’immagine non erano coerenti con la posizione di Primo Ministro. Bisogna valutare, prima di votarlo, se un partito ha le caratteristiche e le componenti corrette per governare perché, se no, può diventare controproducente supportarlo. Affidare le proprie idee a un partito immaturo è come affidare la costruzione della propria casa a un muratore incapace, si rischia di vedersela crollare sulla testa. Governare un paese come l’Italia equivale a costruire un grattacielo non lo si può far fare a degli artigiani, neanche se bravi. Scegliere solo in base agli aspetti ideologici è infantile, si sceglie anche in base alla realizzabilità delle idee. Non è un caso che i puri seguaci delle ideologie siano costretti o a parlare di rivoluzione, cioè di distruzione dell’esistente (senza considerare i danni collaterali e le difficoltà delle ricostruzioni), o a cadere nel qualunquismo del "sono tutti uguali", o ad ipotizzare uscite dall’Europa ecc., cioè a volere negare (o distruggere) i complessi problemi esistenti, per incapacità di saperli gestire all’interno delle proprie, purissime idee, immancabilmente assertive di verità assolute. Ribadisco che non si sceglie l’appartenenza a un’associazione o a un circolo culturale, si sceglie chi deve poter governare e quindi, responsabilmente, si sceglie la struttura più adatta a farlo all’interno dell’area di appartenenza. Se, all’interno dell’area di appartenenza, esistono più formazioni, con indirizzi di diversa intensità, che, invece di coalizzarsi, si combattono tra loro, questa al momento del voto, è indebolita e si finisce per fare l’interesse dell’area avversa. Nel tempo che intercorre tra due elezioni c’è sempre la possibilità per agire sull’opinione pubblica, per avvicinarla alle proprie posizioni, e farle pesare di più, o anche per fondare un partito ma, quando si va a votare, se in un determinato partito mancano le strutture necessarie a governare, ci si deve coalizzare,perché si è portatori, all’interno della coalizione, di valori ed interessi compatibili tra loro, al contrario di quelli dell’area opposta che risultano incompatibili e distruttivi. ---------- + ---------- Come si pongono rispetto a questi due termini di valutazione le proposte delle prossime elezioni? Per me dovrei scartare tutti i partiti di destra ma visto a qualcuno possono piacere li analizzerò. Per prima cosa sarebbero da ignorare tutti i partiti personali perché non presentano quella struttura e organizzazione necessaria a poter gestire la complessità. Un partito che s’identifica con il suo capo non ha idee né responsabilità condivise, è un’accozzaglia di servitori incapaci di pensare o agire al di fuori della “cupola” o “circolo magico”, che ruota intorno al capo e ne interpreta i pensieri. Inoltre non è possibile il ricambio di vertice se non con l’azzeramento del partito stesso (vedi il PDL, la Lega, l’IDV). Purtroppo se cancellassi dalla mia lista i partiti personali non mi resterebbe che il PD, tutti gli altri, purtroppo, lo sono. Allora cancello tutti i partiti nati all’ultimo minuto messi insieme in fretta raccogliendo quello che offriva il mercato del “last-minute”. Cosa resta? Il PDL (con tutti i nuovi satelliti sorti per filiazione assistita) e La Lega hanno, purtroppo, già dato e sono un compendio di come non deve essere un partito serio, sono stati, già abbondantemente, bocciati dal PPE, il partito conservatore Europeo. Poi a destra abbiamo, l’UDC e Futuro e Libertà, UDC, FLI ,dopo aver legittimato Berlusconi, sin dal lontano ’94, e votato di tutto, sono scappati quando l’incontinente megalomania dello stesso li ha messi con le spalle al muro, chiudendogli ogni futuro politico, al di fuori del diventare servi scodinzolanti. Ora fanno parte di un gruppo “last-minute” metà partito personale, metà lobby al servizio del Vaticano e della Confindustria avendo supportato, a scatola chiusa, un programma che non conoscevano. Il M5S è un movimento (non un partito) personale che ha come unica ideologia il “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare” che ricorda più un celebre intercalare di Bartali che un programma politico. Pensare che possa essere in grado di governare è come credere alla statua della madonna che piange. A sinistra abbiamo il PD e SEL, gli altri partiti sono tutti confluiti nell’arancione Rivoluzione Civile di Ingroia, ennesimo partito personale messo insieme “last-minute” detto, anche, l’Arcobaleno due la Vendetta. Che RC abbia la capacità di fare tutto quello che Ingroia dice di voler fare è pia illusione, così com’è pia illusione pensare che possa arrivare a governare. Ma allora che ci sta a fare da solo in concorrenza con SEL e PD? Mistero delle menti italiche. Resta il PD, unico partito non personale (che già solo per questo è l’unico partito vero) con una struttura che ha saputo iniziare un’innovazione al suo interno. E’ solo l’inizio ma almeno sono sulla strada giusta per essere coerenti con i problemi che presenta il paese. Mi dispiace ma tutti, proprio tutti, purtroppo, gli altri partiti sono la ripetizione dei mali della politica italiana: populisti, personali, costituiti all’ultimo momento per ottener quel 4-5%, che consenta di diventare l’ago della bilancia, con l’intento di rendere ingovernabile il Paese senza di loro, senza nessuna cura nel preparare una classe dirigente, alla ricerca di nomi da cronaca rosa o nera usati come uccelli da richiamo, venditori di programmi irrealizzabili, realizzatori di campagne elettorali da piazzisti piene di promesse illusorie. Ho vissuto e lavorato in Francia, USA, U.K. e ho assistito ad alcune tornate elettorali importanti come Reagan contro Carter, Mitterrand contro Chirac, la caduta della Thatcher. Sono sempre più deluso dall’incapacità dei miei concittadini di capire che un paese industriale, democratico, civile deve rispettare certe regole che non sono scelte ma necessità. Essere realisti e concreti, mirare all’efficacia delle azioni e dei pensieri, agire per ottenere un risultato pratico non è scegliere il male minore. Male minore rispetto a cosa? a dei sogni, magari belli, ma irrealizzabili. Questi teniamoli per noi, quando ci si trova di fronte ad un paese in recessione, con la disoccupazione a livelli insostenibili, quando il tessuto industriale si sta disgregando, quando l’illegalità è diffusa, il territorio distrutto e inquinato c’è bisogno di realismo, di concretezza di passi piccoli ma nella giusta direzione. Questo Paese è dall’inizio degli anni ’70 che va nella direzione sbagliata, tenuto in scacco dal terrorismo prima, dalla distribuzione di privilegi (attraverso elargizioni finanziate col debito pubblico) poi e, quando il debito lo aveva mandato in crisi, di nuovo col terrorismo degli anni ‘93/94 e poi con la presa in giro mediatica del Berlusconismo che si è mangiata l’effetto positivo della diminuzione dei tassi d’interesse sul debito per l’entrata nell’Euro. Ora siamo senza più rete, non è vero che il nostro problema è un complotto internazionale o le banche tedesche, il nostro problema è l’incapacità degli italiani di darsi un governo serio. Come diceva Ennio Flaiano: In Italia la linea più breve tra due punti è l'arabesco. Viviamo in una rete d'arabeschi. Per una volta andiamo dritti allo scopo!

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