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    15
    gen.
    2013

    E’ il solito calcio per Procura

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    Domenica sera nessun gol a Marassi, tra Sampdoria e Milan, e invece, in contemporanea su Rai Tre, gragnuola di gol giornalistici nell’inchiesta di “Presa diretta” di Iacona su calcio e n’drangheta. Inchiesta che ci ha illustrato oltre ogni ragionevole dubbio e rimozione come il pallone sia – in questo caso in Calabria ma direi ovunque con le debite differenze di intensità mafiosa e di modi – una formidabile leva sociale, economica e quindi politica di malaffare. E ambientalmente di malessere per tutto l’ecosistema pallonaro che si intreccia con il sistema-Paese. L’avrete letto qui tante volte, fino alla noia. Per la serata domenicale di Rai Tre, con un pubblico abituato alla Gabanelli e appunto a Iacona quindi presumibilmente acculturato e politicizzato, un’inchiesta su tale tema era invece una novità. Premiata dagli ascolti? Macché, un piccolo 6 per cento di share, la metà del solito, e l’ennesima dimostrazione nel tempo e nei palinsesti che il calcio sembra interessare solo per la sua parte emersa e spettacolare (diciamo a volte spettacolare…), per il tifo, per i simboli, le metafore , la retorica della fede, della messa, della guerra e vai col tango… E’ una gigantesca corsa alla rimozione per non guastarsi il rito collettivo, è l’equivalente aggiornato e sempre più triste/tristo del “non mi levate anche il pallone…”.

    Questo non significa che, se indotto a ragionare, anche il popolo tifoso non si renda magari faticosamente conto della gigantesca presa dei fondelli da parte dei Signori del Pallone, che difendono il loro Reame Rotondocratico facendosi e disfacendosi le regole a loro piacimento. Ma se ci riesce, il popolino storna i cattivi pensieri e invece che dedicarsi a un rinascimento pallonaro preferisce prendersela con il singolo arbitro se reo sospetto di qualche favoritismo (pensate all’arbitraggio di Lazio-Atalanta, con il mani di Floccari commovente e tutti gli omini gialli del direttorio arbitrale che han fatto finta di non vedere; oppure a quel Romeo di Udinese-Fiorentina che ha letteralmente capovolto le sorti della partita).

    Insomma, il calcio malatissimo alla fine sta bene a (quasi) tutti così, e non ci sono inchieste che tengano. Non è bastato il serial ancora in corso del calcio-scommesse, che ridurrà sicuramente in cenere quell’avanzo di credibilità delle partite come è accaduto con l’ippica o la boxe. Non è bastata la trilogia delle Procure, tra Cremona, Bari e Napoli, con sentenze distribuite diacronicamente in modo inconsulto e contraddittorio, per cui è una specie di lotteria: quando vieni giudicato? E se ritenuto colpevole quando sconterai la tua penalizzazione? E la classifica virtuale che classifica reale è, essendo abituati ormai da tempo a stagioni segnate da asterischi profusi vicino ai nomi delle squadre? Mauri, capitano della Lazio anti-Juventus oggi in grande spolvero con il latinorum di Lotito, c’entra oppure no con lo scandalo? E il Napoli riavrà i 2 punti di penalizzazione per una responsabilità oggettiva che è un istituto più antico –che so – di quello delle Orsoline? E Conte, sotto il cui naso è passato di tutto a giudicare da ciò che esce “con grande dispiacere” dei media sulla stampa per motivi analoghi al rifiuto nei confronti dello Iacona da stadio, Conte è un derviscio della sfera, un distratto, un timido o un superbo Mazzarino? Ci dica lui se trova tutto l’insieme “agghiacciante”, una congiura contro di lui oppure semplicemente (come penso io) una “normale” fotografia dell’attuale drink calcio-delinquenza-Italia, miscelato bene e versato in calici adeguati così che venga assunto “fino alla feccia”.

    Non è bastato lo scempio della giustizia sportiva che se è possibile in questi anni ha fatto in un certo senso più danni degli stessi reprobi pallonari che doveva indagare, processare e punire (giacché se la guardia è più dubbia del ladro è tutto il sistema che va a farsi fottere) o almeno ne ha completato l’infausta opera? Eppure all’indomani del flop-Iacona, e mentre filtrano o addirittura grondano le notizie sugli scandali tra una Procura e l’altra, viene rieletto con il 94% dei consensi Presidente della Federcalcio quel Giancarlo Abete che fino a subito prima e da subito dopo le sue annose rielezioni subisce spernacchiamenti a non finire: non c’è nessun altro, è la spiegazione a tale suffragio più uzbeko che bulgaro, non c’è alcuna dialettica, nessun altro candidato, c’è sempre e solo lui dal 2006 e Calciopoli perché essendo così debole fa l’effetto del Libano prima delle guerre intestine. Era la Svizzera del medio-oriente, abbiamo visto come è finita. Ma per ora i capataz della Lega di serie A, mandanti di tutto, di Abete, della (in)giustizia sportiva, degli arbitri ecc., preferiscono tenere a bagnomaria l’alberello Giancarlo protetto da un sistema di potere che riguarda l’Italia, non solo il calcio italiano.

    E la prima dichiarazione di Abete, dopo una domenica di ignobile teppismo questa volta a Parma da parte di ultras juventini, è: “il calcio non rappresenta i mali del Paese”, ergo”sta meglio del Paese”… Si dimentica di dire quello che sappiamo e rimuoviamo: dovrebbe far comodo a tutti i poteri forti o marci che siano che il calcio funzionasse bene, come arma oppiacea di distrazione di massa mentre l’Italia sprofonda. Ma non è così. Perché? Perché il calcio in realtà, burattini visibili a parte, è guidato dagli stessi burattinai del sistema-Paese, e quindi entrambi i sistemi vanno male. Ma come si diceva non c’è alcuna reazione dell’opinione pubblica, perché almeno in questo non ha opinione e difende una ricreazione di massa che va alla deriva come il resto che dovrebbe esorcizzare.

    Postato da Redazione
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    Doriano .
    15/01/2013 alle 17:54
    Poi finisce che arriva lo specialini di Ilaria D'Amico che fa " mica tutto il calcio e malato, la percentuale delle partite truccate e bassissima e blablabla..la faccia di bronzi della sgualdrina democratica che ha incantato alla Bonolis i giornalisti politici della redazione SKY mancò fosse Madonna o Sharon stone..patetica fino al inverosimile quando cercava di far dire al cav " lei che è nonno non è ancora andato a trovare suo nipote alla faccia della sacralità della famiglia" e cazzate simili..non ha fatto nemmeno una domanda" politica" come del resto tutti i pifferai dell'informazione che vengOno da corriere e grande stampa dell'ordine..gentaglia!
    Rospopratese .
    15/01/2013 alle 16:35
    Sul finire del servizio è venuto fuori che nel 2011 le partite sospette in Italia sarebbero state 870. Quindi mi sembra giusto che uno che si dichiara "incompetente" a ogni richiesta che gli fanno sia stato rieletto Presidente. Come diceva il grande Professor Scoglio : ad minchiam!

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