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    02
    gen.
    2013

    Ecco ciò che penso dei rapporti tra il Movimento di Ingroia e ‘Cambiare si può’ in vista delle decisioni sulle liste elettorali

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    ingroia-cambiare-si-puo

    Chiunque può informarsi facilmente in rete sui soggetti citati. Buon 2013.
    Leggi anche: Un po’ di memoria in un Paese di lotofagi. Era l’autunno del 2007… Spero che sia i vecchi che i nuovi grillini si ricordino di tutto ciò

    Dopo due mesi di “cambiare si può” e due giorni di voti e di dibattito, mi pare che la cosa migliore resti l’iniziativa in sé con il programma incorporato e la disponibilità che ha animato migliaia di persone. La peggiore invece sempre a mio modestissimo avviso è il rischio deriva polemica interpersonale, anche se vestita di politica.

    Dico la mia sommariamente, un po’ perché molto è stato detto e casomai ci vorrebbe assai più tempo e spazio per tenere insieme il tutto, e un po’ perché solitamente in queste occasioni più si dice/scrive più si viene fraintesi.

    Sul sì o no ad andare avanti con Ingroia, nello spirito e nella lettera di “cambiare si può” il no verrebbe naturale e consequenziale, se badiamo a tenere il compasso solo su di noi. Ma se allarghiamo lo stesso compasso a circoscrivere lo stato degenerativo del Paese e della sua classe politica oggi e qui, con le elezioni tra meno di due mesi, beh, cambia la prospettiva, e perlomeno si scompone. Per tamponare lo sfascio e avere qualcuno da votare, in un clima “resistenziale”, bisogna andare avanti verso un sì da trattativa, praticamente a oltranza (seconda lista, battaglia pubblica sulle liste-sui nomi, sui partiti e sui loro esponenti, garanzie di mantenere la proposta di “CSP” basilare nel programma di Ingroia ecc.).

    Questo al netto delle moltissime e motivate osservazioni critiche sul metodo, che la fretta e la tempistica frantumano già da loro stesse: a cominciare da Ingroia medesimo. Ci voleva un nome subito sì o no, oppure c’erano tempi e modi per far sorgere dal basso la figura giusta? E forza… E allora davvero il punto è quanto sia scritto grosso quel nome? Ma nella scomposizione di prospettiva vale almeno altrettanto se non di più (ma le vedo collegate) il discorso del medio e lungo periodo, da impostare esattamente come è stato fatto dall’inizio per “CSP”. E su questo credo non serva aggiungere delucidazioni, né per i promotori (lo dice la parola stessa…) né per coloro che li hanno seguiti.

    La doppia velocità mi pare indispensabile, anche se può essere liquidata facilmente come contraddittoria. E se non si ha paura di perdere onestà e coraggio intellettuale non vedo perché si debba temere di essere cambiati da questa politica così da risultare corruttibili. Se si viene corrotti, lo si sarebbe stati comunque (Nietzsche, “si diventa solo ciò che si è”…). Dunque un sì con mille dubbi e un rigore da no per tutto ciò che di presente/futuro non strettamente elettoralistico si profila all’orizzonte.

    Buon 2013, ne abbiamo davvero bisogno.

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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    Lamedica Luigi .
    03/01/2013 alle 00:46
    Secondo il mio parere, Ingroia non si doveva farsi coinvolgere, doveva rimanere in Magistratura. Ce ne sono pochi di Magistrati come lui che svolgono il proprio dovere con passione e lealtà. Candidarsi in questo momento significa farsi usare da persone che probabilmente hanno bisogno di una figura nota per attirare i voti, e far ingrandire il proprio partito. Sara una mia opinione, ma io la vedo cosi. Doveva resistere in Magistratura. Premetto non sono né di destra, né di sinistra e neanche di centro. Vedo solo mala politica, e se c’è qualche politico onesto, non lo fanno emergere.
    Doriano .
    02/01/2013 alle 16:10
    Ora basta dico la mia...il berlusconismo ha fatto benissimo al paese...primo..perché ha dato l'idea in questa società di un modello nuovo e non bigotto, che c'è una estrema sintesi dei linguaggi...è questo se per alcuni e imbarbarimento per me e stimolo..modelli culturali come striscia dove c'è il gabibbo che è la rappresentazione del diverso che entra nelle case..la satira come modo di vedere diversamente la politica..il bagagli no e le soubrette..che sono l'espressione di una donna emancipata e libera...è poi nell'offerta politica il b ha portato ad un vivo bipolarismo..senza di lui ci sarebbe ancora una vecchia dc e la sinistra vecchio stampo..cioe quella che usa il privilegio dei pochi per fottersi il potere e scaricarlo ui poveri cristi..molto probabilmente ci saremmo già scannati per le strade affamati di gelosie..poveri contro ricchi...ricchi che detestano i poveri.e viceversa..ma che razza di società sarebbe mai stata quella?
    Ape .
    02/01/2013 alle 15:14
    Complimenti al Sig. Carlucci Antonio: e Lei sarebbe quello che ha votato "acutamente"?
    Carlucci Antonio .
    02/01/2013 alle 14:17
    Dunque ci siamo arrivati !! Il berlusconismo è ormai alla frutta. Ora si dovrebbe cambiare. Permettetemi di citare Montanelli che (ricordiamoci che è morto nel 2001) disse: “L’Italia di Berlusconi finirà male, malissimo, nella vergogna". "E sarà stato inutile avere avuto ragione.” Si è andata proprio così, anzi peggio, alla vergogna si è aggiunta la disfatta del sistema economico del paese. Ora, dopo che i “tecnici” hanno in qualche modo ” messo una pezza “ al bilancio disastrato, andiamo alle elezioni per decidere cosa fare per ricostruire il paese economicamente, moralmente, civilmente e come immagine internazionale. Lo abbiamo già fatto nel 1946 e dobbiamo rifarlo ancora e questa consapevolezza crea un profondo risentimento, nei cittadini, verso la politica che ha fallito il suo compito. Mi piacerebbe chiedere a tutti quei cittadini che hanno, ottusamente per 15 anni votato Berlusconi , come abbiano fatto a non vedere il profondo conflitto di interessi, l’illegalità in cui si è sempre mosso il personaggio, l’immoralità intellettuale che lo contraddistingue, i suoi interessi personali e dei faccendieri che gli girano attorno, le collusioni con la criminalità organizzata e, mi domando, come hanno fatto a non accorgersi che queste sue caratteristiche corrispondevano proprio alle cause profonde del malessere del nostro Paese ?. Bene prendersela con la politica, ma prendetevela anche con coloro che lo hanno sostenuto come la Chiesa e la Confindustria e hanno fatto finta di non vedere la realtà. Montanelli, e con lui molti italiani, lo avevano realizzato subito; se la maggioranza lo avesse capito non ci troveremmo dove siamo; ma come diceva Montanelli : “è inutile avere avuto ragione.” Quali progetti sono prospettati per una rinascita ? Ne propongono quattro : 1. Uno dice : mandiamo via tutti i politici, rinnoviamo il parco con gente nuova, incensurata ,vergine ai compromessi del potere, eliminiamo l’euro, non paghiamo il debito quindi usciamo dall’Europa e abbiamo risolto il problema ( Grillo) 2. Un altro dice: chi ha sbagliato ha violato il codice penale quindi usiamo le leggi per fare pulizia, eliminiamo dal paese la corruzione, la criminalità, le collusioni delle istituzioni, l’evasione fiscale e avremo una macchina pubblica pulita ed efficiente ( Ingroia) 3. Il terzo dice: Mettiamo nei posti chiave della politica e dell’amministrazione persone che vengono dai Poteri Forti (Confindustria, Comunione e Liberazione, L’Opus Dei, Il Mondo Finanziario ecc.) cioè quelli “che sanno come va il mondo” e avremo una squadra forte e preparata (Monti.) 4. Il quarto dice: facciamo tutte e tre le cose dette dai primi tre, ma facciamole all’interno del nostro partito. Mettiamo gradualmente gente nuova, ma con abbastanza esperienza, ricostituiamo la legalità nel paese e nel partito, apriamo il partito alla società civile per importarne le competenze ( Bersani) La quinta offerta, quella di Berlusconi e della Lega non la considero neppure perché rappresenta solo gli interessi personali del Berlusconi: è impresentabile). La proposta di Grillo è vecchia come il mondo e la storia ci ha insegnato (o almeno avrebbe dovuto insegnare) che non si governa con una squadra di brave persone incompetenti e velleitarie. Ci vogliono decenni prima di potersi organizzare e fare esperienza, nel frattempo il popolo muore di fame e si ribella. Uscire dall’Europa poi significa tornare indietro di ottanta anni e rinunciare a modernizzare il paese. La proposta di Ingroia non spiega cosa fare per gestire e rilanciare l’economia, chi se ne occupa ? E i rapporti con l’Europa? Per ora non si capisce bene. Veniamo alle due proposte più articolate e solide: Monti dice: io scelgo la squadra, io impongo il progetto, io risolvo il problema. Bravo, alla faccia dell’umiltà!!! La formula enunciata con la sua agenda contiene molte, forse anche troppe, azioni che sono in grande parte condivisibili, ma assomiglia più a un manifesto elettorale che a un documento tecnico di programma di Governo. Non dice come potrà finanziare tutte le azioni e quindi non fissa le priorità, forzatamente necessarie, data la scarsissima disponibilità di risorse, ne sopratutto dice come saranno distribuiti gli sforzi tra i gruppi sociali. Brilla il nulla sulla laicità dello Stato e sulla cittadinanza ai figli degli immigrati. Non indica neppure chi pensa di candidare. Per ora ci sono due vecchi politici fortemente compromessi con Berlusconi, Casini e Fini, che si sono allontanati dal PDL, non per ragioni ideologiche o morali ma perché l’arroganza e la megalomania del “cavalier pompetta”aveva fagocitato i loro partiti lasciandoli senza nessun futuro politico se non quello di servi del padrone. Poi c’è la Confindustria di Montezemolo e Marcegaglia, la Chiesa cattolica di Riccardi e Oliviero la Cisl di Bonanni (quello che ha creduto ai 20 miliardi d’investimenti di Marchionne). Un’armata sicuramente impressionante ma che lascia molti dubbi sulla capacità di portare in Italia un po’ di equità e di ridistribuzione dei redditi. Ognuno di questi Poteri Forti ha le sue richieste e i suoi interessi (e che interessi !!) mi sembra proprio difficile che ci rinuncino a favore del bene comune. Il PD si presenta con un programma che riprende le istanze europee e non è divergente in modo sostanziale dai punti dell’agenda Monti, ma presenta un’attenzione all’equità e alla ricerca di una diversa ridistribuzione dei redditi che Monti non garantisce affatto. Il PD di Bersani non è più quello di qualche anno fa, la fuga di molti personaggi da Rutelli a Ichino, la rinuncia alla candidatura di D’Alema e Veltroni dimostra che qualcosa è cambiato e nel profondo. Nessuna rivoluzione ma un passo dietro l’altro nella giusta direzione. Anche la scelta di campo con Vendola, e non con Casini, è importante e dimostra la consapevolezza dell’appartenenza all’area della Sinistra Riformatrice e l’orgoglio di esserlo. Per quel che mi riguarda nel mondo di oggi, nei paesi di democrazia occidentale, esistono solo due aree politiche: la sinistra riformatrice, progressista e laica e la destra liberale, laica e conservatrice. Ci sono poi movimenti, associazioni gruppi che possono anche, formalmente, chiamarsi partiti ma che mancano della struttura, dei programmi a 360 gradi e delle persone necessarie per governare e che si posizionano o un poco più di qua o un poco più di là, si sistemano dove possono per sopravvivere. Non che le istanze che portano siano prive di fondamento ma se non vengono inserite in un programma organico, che comprenda tutte le molteplici variabili della realtà globale, restano dei pii desideri. Quando si arriva alle elezioni non si chiede ai cittadini di esporre le proprie opinioni, ce sono a decine, ma di indicare con una scelta di campo da chi ci si vuole far governare. Una scelta difficile dove si deve indicare il proprio campo di appartenenza. Le squadre di governo, per governare seriamente, hanno bisogno di anni per formarsi in simbiosi con la società civile, non s’improvvisano, non possono essere un’accozzaglia raccogliticcia di persone messe insieme per coprire i ruoli all’ultimo momento. Anche se i programmi di Grillo o di Ingroia fossero bellissimi, non potrebbero essere attuati per mancanza di competenze, esperienze e di coesione nel gruppo. Anche la squadra di Monti è raccogliticcia, la destra italiana ha fallito miseramente al seguito del boss Berlusconi e non ha tra i suoi uomini politici chi potrebbe, con un minimo di credibilità e dignità, presentarsi al governo, i montiani devono pescare nelle lobby dei poteri forti che hanno scaricato Berlusconi e ora devono trovare il modo di difendere i loro interessi. Io sono sempre stato per le politiche progressiste e quindi non ho dubbi per chi votare, non nascondo che lo faccio con un sospiro di sollievo nel vedere che il PD si stia liberando, a poco a poco, delle zavorre che l’avevano portato a commettere errori politici imperdonabili. Devo anche dire che, con tutti i dubbi che uno può avere, non capisco come si possa pensare che delle squadre raccogliticce di persone incompetenti e senza esperienza di amministrazione pubblica possano governare un paese con un’economia a pezzi, con un’immagine internazionale degradata in un mondo , che piaccia o meno, globalizzato dove dovremo recuperare quella posizione che avevamo solo pochi anni fa. Vivere nell’illusione va bene, ma la disoccupazione, i precari, i salari più bassi d’Europa, le fabbriche che inquinano e non resta che chiuderle non fanno parte del libro dei sogni (o degli incubi) sono una realtà che ci circonda e che va aggredita con risorse vere (leggi soldi) che qualcuno comunque dovrà tirare fuori. Saranno quelli di qua o quelli di là ?? E’ per questo che si vota, non per cambiare modello di sviluppo nella neutralità dell’economia, con il lavoro assicurato, con il welfare pronto ad assisterti, come se le altre variabili fossero indipendenti. Per cambiare modello ci vogliono risorse e tempi lunghi e modifiche culturali, non è per questo che ora si vota. Non si vota neanche per decidere cosa fare, gli interventi son quasi tutti obbligati dalla realtà in cui ci muoviamo, quello per cui si vota è per chi deve pagare il conto ed è per questo che la Confindustria, l’Azione Cattolica, i banchieri si presentano in prima persona, ci mettono la faccia. Hanno paura che il PD gli faccia pagare la loro parte di conto. La loro salvezza sta nell’evitare che il PD possa governare da solo ( col porcellum alla Camera è possibile , ma al Senato chissà), condizionarlo obbligandolo ad un accordo con il Centro ( cioè con la Confindustria , la Chiesa, le Banche). Per questo bisogna votare o di qua, cioè il PD o di là cioè Monti, tutto il resto serve solo a rafforzare la Destra populista camuffata da Centro (come a sempre fatto negli ultimi sessanta anni). I voti a Grillo a Ingroia a Berlusconi servono solo a diminuire il campo dei voti validi per il premio di maggioranza del porcellum. Non facciamo l’errore di quattro anni fa quando i Bertinotti, i Diliberto & CO. Hanno regalato a Berlusconi una cinquantina di parlamentari. Sarebbe bene che gli arancioni e l’IDV entrassero nella coalizione della loro area di appartenenza e apportassero il loro contributo di idee, senza immolarsi sull’altare del populismo e della demagogia, nell’illusione di racimolare un po’ di voti che comunque non basterebbero a farli entrare in Parlamento. Chi è per un modello riformista con attenzione al riequilibrio sociale, per la difesa del Welfare e per uno Stato laico deve votare i partiti facenti parte della coalizione col PD chi vuole uno Stato liberista, confessionale e conservatore deve votare la coalizione dei montiani. Tutto il resto è noia.

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