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    16
    gen.
    2013

    Ma Monti è Schettino o De Falco? E questa campagna elettorale non è peggiore del solito?

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    Mario Monti
     
    Mario Monti

    Forse qualcuno si era illuso, un mese fa: magari lo stato comatoso del Paese indurrà a una campagna elettorale migliore del solito anche se si vota a Carnevale, con quel che segue. Magari ci sarà un periodo diverso, più impegnativo anche solo nella forma, tanto per farci immaginare con Clooney ( e Zingaretti…) un futuro differente. Macché: se le stanno dicendo di santa ragione non tanto nelle cose, nei fatti, nei programmi, nelle ipotesi di soluzione ecc., quanto negli insulti e nella demonizzazione all’amatriciana degli avversari. Obietterete che è sempre stato così. Vero, all’incirca: ma la premessa di qualche riga fa era che il livello salisse in virtù delle condizioni disperate e disperanti di questa Italia.

    Niente di questo: il sobrio Monti, per oltre un anno sorretto dalla maggioranza di solidarietà nazionale comprendente in primis il Pdl vedovo di Berlusconi almeno in visibilità, se la prende con il Caimano definito irridentemente un “pifferaio magico”. Perché non ce l’ha detto fin dall’inizio, nel novembre del 2012? E perché al sobrio dobbiamo far credito di “intemerate elettorali” dopo che per un anno di lacrime e sangue lo avevamo scambiato e trattato da “capo naufragio”, non Schettino ma De Falco?

    Dunque è esattamente come gli altri, dal momento che dimentica quello che è accaduto il giorno prima o lo ricorda a intermittenza, secondo convenienza elettoralistica? Quanto alla presentabilità delle sue liste, giacché sul piatto nel novembre 2011 aveva messo la sua presentabilità personale e professionale (non potendosi considerare strettamente politica la sua nomina a senatore a vita propedeutica a…), perché oggi benedice con il suo nome una lista che prevede un Cesa di Casini tutt’altro che irreprensibile? Presentabilità a giorni alterni o necessità alterne?

    E questo era il nostro “campione”, il primus, almeno all’estero. Gli risponde il solito Berlusconi noto per la sua “simpatia” internazionale, a colpi di “culone inchiavabili”, e gli domanda (a Monti) “se vuol tassare anche il piffero…”: buona come battuta ma lontana dalla memoria di ciò che ha combinato lui prima di Monti, e lontana dal rispetto per le condizioni di salute di un Paese assai infermo.

    Il discorso delle battute e delle liste vale ovviamente anche per Bersani: avrebbe il diritto/ dovere di “candeggiare” un’intera classe politica, che invece non molla nei capataz e se si rinnova lo fa non per reale convinzione ma per necessità di immagine (sempre Clooney…). Guai agli impresentabili. Dopo Cesa tocca a Crisafulli, e via andare… E per un partito pur contradditorio che dovrebbe avere alle spalle storia e non solo cronaca, e la prospettiva di governare quest’Italia e non un’altra, la faccenda si fa grave.

    Certo, c’è sempre l’ipotesi di volgersi al nuovo, a Grillo se di pancia ti va a genio, a Ingroia se è il voto d’opinione cui tieni quello che potrebbe creare le condizioni per una Nuova Resistenza, intesa prima nel senso civico e poi politico della questione.

    Nel frattempo il livello della campagna pare rimanere irresistibilmente basso, davvero remoto da un Paese che chiede di poter credere in qualcosa dopo tante stagioni di cinismo elevato a potenza. Basterebbe uno sforzo del proto, nelle tipografie di cuore e cervello. Da cinico a civico: che volete che sia, è una sola, semplice lettera…

    Postato da Redazione
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