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    05
    feb.
    2013

    C’è vita oltre il pallone (rotondo)

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    Sei Nazioni - Italia Francia - Rugby
     
    Sei Nazioni - Italia Francia - Rugby

    Se il caso Balotelli  non è solo un fatto calcistico, come sembra assodato anche dagli osservatori più ritardatari, anche il caso “Italia del rugby vincente” ha un risvolto più importante del fatto agonistico. Che è fenomenale, intendiamoci, perché ci mette davanti a una Nazionale vicecampione del mondo. Ma è la Nazionale di un Paese che ha affidato anche al rugby una sua identità sportiva e culturale. La Francia è più civile di noi a partire da una tradizione che affida ai valori sportivi non ipocriti né recitativi la trasmissione di un diverso rispetto delle regole. Non c’è paragone tra il loro tasso di civismo e il nostro, non c’è paragone tra la loro cultura politica e la nostra che pure in questa campagna elettorale piazza aggettivi come “civile” e “civico”a raffica, ovunque possa.

    Per carità, nessun  tifo esterofilo, anche per evitare che di fronte a un discorso di sistema si svegli qualche bello spirito chiedendo “e la testata di Zidane?”. Nefandezze  a schiovere, sportive e non, riempiono anche le sacche ematiche dei “cugini”  e il loro presunto sangue blu. Ma è diverso l’approccio allo sport, e non è un caso che una disciplina assolutamente essenziale come il rugby li veda primeggiare. Ha molto di simbolico quindi che  questa volta siano stati battuti dall’Italia nel “Sei Nazioni”, con un alone che va oltre lo sport e come tale potrebbe e dovrebbe essere tenuto in considerazione. Una specie di “ma se si vuole allora si può” esteso alla situazione comatosa del Paese, un successo ottenuto con cuore, muscoli, testa, con assoluto merito, senza alcuna polemica nei confronti degli arbitri…

    E con questo si torna a Balotelli, al suo talento da Hulk supertecnico, al suo divenire in un lampo, negli ultimi giorni di mercato, un interruttore elettorale per Berlusconi e una chiave calcistica decisiva per il Milan del medesimo. Da baco, abitante della “mela marcia” che sappiamo, a farfalla il passo è stato istantaneo, anche per merito di un “aiutino”, cose che appunto nell’ovalità di cui sopra non attecchiscono. Quale “aiutino”? Quello che ha fatto esclamare con la soliuta icasticità al Tagliatore di Tasse “Che culo!”. Sto parlando di un arbitro, tanto per cambiare, tal Valeri di Roma decisivo sul risultato del Meazza, domenica sera.

    Provate a immaginare che un Milan nella miglior forma stagionale, con un SuperMario così facilmente accostato onomasticamente a Monti negli ultimi Europei e in questa campagna elettorale, dopo aver stradominato l’Udinese senza interferenze arbitrali non avesse goduto del rigore fasullo all’ultimo tuffo, pareggiando mestamente.
    Immaginate i titoli di giornale, quelle prime pagine che solo alcuni quotidiani hanno meritoriamente intestato al rugby (e al tennis,cfr. i due paginoni della “Gazzetta” o la grande evidenza tra i politici del “Corriere”, chapeau…): tutto sarebbe stato una, due,tre best prices for cialis ottave grafiche sotto, un peccato più o meno esplicito, una festa rimandata. Non vi dico che sarebbe accaduto al contrario, con un rigore analogo e in extremis concesso subdolamente all’Udinese, e a San Siro…! Uno scandalo da cui sarebbe stato difficile riprendersi… Invece tutto secondo copione.

    Qui, in questa rubrica, è stato scritto testualmente all’inizio dell’anno: preparatevi a qualche occhio di riguardo per il Milan in rimonta, lo strabismo arbitrale si vede nei momenti del bisogno. Un (rosso)negromante? Macché, sono regole tacite di un pallone  che tanto fa delirare un popolo a sua immagine e somiglianza. L’Udinese strilla un po’, ma tre domeniche fa aveva guadagnato sulla Fiorentina con corolla arbitrale compiacente quello che ha preso dal Milan, dunque funziona così, e naturalmente torti e ragioni non si compongono mai. Stai su, e ne godi sempre nei confronti di chi sta un po’ più giù in classifica. Stai giù e subisci o te la batti con i pari grado. Un rigore come quello di Valeri concesso invece che al Milan ancora distante al Napoli subito dietro avrebbe scatenato la Juve, esasperata persino essa per il rigore non avuto all’ultimo contro il Genoa. Ma adesso è rimasta in testa, e il clima si è ricomposto, fino al prossimo guasto. Chi è disposto a scommettere che nella quadriglia tra Juventus, Fiorentina, Lazio e Napoli di sabato prossimo andrà tutto liscio?

    Accadrà solo se nelle due partite ci sarà una differenza abissale a favore di una delle due squadre in campo, altrimenti è meglio saperlo fin da ora: è un campionato condizionato dagli arbitri, poco preparati, poco o per nulla autonomi, troppo pagati in una carriera assai ambita per la quale bisogna sapersi muovere nei corridoi. Se l’organismo arbitrale fosse indipendente dal potere politico-sferico, potremmo sperare in qualcosa di meglio, di più credibile: e del resto basterebbe appiedare un Valeri per il resto del campionato per manifesta inferiorità (l’altra ipotesi è l’equivalente dell’antica “sudditanza”…) e già starebbero più attenti. Ma non lo faranno mai in casi del genere, dove chi urla più forte –e con il potere di farlo-ha ragione. La novità del caso Balotelli, per il momento nuovo Signore della Rotondolalia mentre Crono Zamparini mangia anche Gasperini inseguendo sulla strada del mito azzanna-allenatori Crono Preziosi che ne ha mangiati addirittura di più, è quella definitiva del bambino nella fiaba “I vestiti nuovi dell’Imperatore”: come il piccolo ci diceva che “il re era nudo”, così l’incredibile Mario ci dice che Berlusconi usa il calcio per la politica. Obiezione: ma non possiede il Milan dal 1986? Appunto, nel frattempo qualcuno s’era distratto…

    Postato da Redazione
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