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    19
    feb.
    2013

    E poi vinse Malagò

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    Totti festeggiato dai compagni
     
    Totti festeggiato dai compagni

    La “sassata” del capitano della Roma, come altri supergol domenicali riconciliano con la bellezza del calcio. Però a pochi passi dall’Olimpico, nel palazzo del Coni, si gioca oggi un’altra partita meno divertente

    Sono

    passati dodici anni da quando lo slogan berlusconiano “meno tasse per tutti” venne opportunamente stravolto in “Totti” dai romanisti e da tutti i buontemponi con un po’ di spirito (santo? Detto oggi, con questi chiari di luna…). E siamo sempre qui, sfortunatamente a negoziare nelle urne un’eclissi totale con Berlusconi e fortunatamente a sognare brividi di calcio con Totti, il più anziano “pupone” in circolazione ma anche – almeno nel suo ruolo – il miglior calciatore italiano del ventennio del Caimano. Sprecato l’alligatore, va ripetuto per l’ennesima volta, come premier o similia e invece adattissimo (“fit”…) come Presidente del Milan, la carica più politica da lui ricoperta finora (e dal 1986, con Totti alle elementari). Ma se debbo muovere un appunto al “capitano”, che tira e segna come nessuno e supererà un mito come Nordhal, è quello di non aver ancora approntato la “cannonata boomerang”.

    Sì, favviaggiare il pallone a 113 km orari come non potrebbe neppure sulle superstrade facendo sentire il vento nei capelli di Buffon, ma non è ancora riuscito a trasformare un gol in un’iperbole da playstation. L’ideale sarebbe stato che il pallone, detto anche in gergo “la sassata”, dopo aver infilato (per scommessa…) Buffon, la rete e la Curva Sud fosse tornato indietro, a boomerang, verso il Palazzo H del Coni, nei pressi dello stadio dei Marmi e dell’obelisco di Mussolini, per planare definitivamente tra i cocci delle vetrate dell’ultimo piano, negli uffici della Presidenza. Che verrà rinnovata proprio stamani con il conclave degli sportivi. Perché assommo due cose così distanti (ma non nella realtà, poche centinaia di metri…) nell’immaginario collettivo come un gran gol di Totti all’insegna del mistero gaudioso del calcio e l’elezione del Presidentissimo all’insegna del mistero doloroso dello sport italiano svuotato di cultura e di senso civico? Perché nel caso del Coni la bazzecola della politica sportiva e della sua “governance”(!!!) sembra non fregare proprio niente a nessuno se non agli interessati, ai 76 “cardinali” del corpo che si sono lasciati dietro qualche oncia di spirito. Mentre il pallone con tutte le sue nequizie continua a tirare da morire, e Totti a quanto pare tira meglio di chiunque altro.

    Dunque forse una simile traiettoria siderale che avesse legato i due versanti sotto forma di prodigio avrebbe costretto lo straccio

    di opinione pubblica che ci è rimasto a considerare insieme sia l’Olimpico che il suo riferimento istituzionale. Perché? Perché Roma-Juventus era un segmento di una Lega di Serie A sempre in piena bagarre nota a tutti e non solo a Totti per il suo presidente fantasmatico, il nolente Beretta, e le nequizie di stadi, arbitri, diritti tv, scandali ecc. Lega a sua volta in stretta correlazione precipitosa con la Federcalcio che ha appena rieletto senza altre candidature Giancarlo Abete, quasi a dire “va bene così” mentre intorno la terra trema. Federcalcio il cui albero rieletto vota stamani per il Presidente del Coni, che sarà o il segretario di lungo corso Pagnozzi esperto del ramo all’ombra di 13 anni di presidenza Petrucci, oppure il manager montezzemolato Giovannino Malagò, una vita al seguito del seguito dell’Avvocato. Tragicamente e in epoche diverse, Malagò e Petrucci hanno in comune incidenti stradali in cui direttamente o indirettamente, per responsabilità dell’uno o del figlio dell’altro, ci sono stati dei morti. Di solito di questo non si parla perché considerato di “cattivo gusto”, a meno che non si tratti di Beppe Grillo. Basterebbe essere certi che i responsabili avessero pagato il loro debito con la giustizia.

    Quindi stamani si confrontano per la maggioranza di 39 voti tra i vari “porporati” federali la continuità pagnozzesca parastatale (intanto il Papa in tuta Petrucci al contrario di Sua Santità si è autodirottato, ma solo per fine mandato come sindaco a San Felice Circeo e come presidente alla Federbasket, beninteso democraticamente eletto…) e la verve manageriale malaghesca modello “mo’ famo questo, mo’ costruimo quest’altro”. Il tutto nella disattenzione mediatica quasi completa. E da loro dipenderebbe la rinascita sportiva del Paese. È ovvio dunque che si rimanga a Totti e a quel pallone sparato “solo” verso Buffon, a ricordarci che almeno per i tifosi il calcio è ricreazione e “pausa”. Un missile in un cosmo ancora sorprendente, perché le Coppe in specie la Champions mietono vittime sotto forma di concentrazione intermittente e di gambe legnose. Paga la Juve, paga il Napoli campo penoso incluso (cfr. la filiera Lega-Federcalcio-Coni…), paga l’Inter surclassata dalla Fiorentina come codesta era stata maramaldeggiata dalla Juventus la settimana prima. Solo che sentire il giovane e bravo (o sulla via di diventarlo) Stramaccioni chiamare in causa l’arbitro perfino in una partita che sembrava un set tennistico, al contrario di un Montella che non l’ha mai fatto, ha dato l’idea di quanto avremmo bisogno di una Rifondazione Sportiva. Non l’avremo né dalle urne specifiche del Coni né da quelle allargate del Paese domenica e lunedì: per questo giochiamo ancora con il “Pupone” e il “meno tasse per Totti” di stampo berlusconiano e invece di crescere deperiamo.

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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