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    20
    mar.
    2013

    Crisi di sistema: in Vaticano Papa Francesco dice che "per rafforzare il tronco bisogna potare i rami"

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    Papa Francesco
     
    Papa Francesco

    In Vaticano tira aria di rinnovamento più o meno francescano: si è esagerato, si torni all’essenziale, si traslochino le scrivanie dallo Ior, la croce sia di ferro e l’anello piscatorio d’argento dorato… Vedremo. Di sicuro la Chiesa pietrina ha un

    passato di cambiamenti… Ma anche dall’osservatorio vaticano si vede una profonda crisi di sistema riflessa all’interno ecclesiale.

    Dentro e fuori di noi. In ballo c’è la reversibilità del percorso di una società che ha frantumato ogni valore sull’altare (sic!!!) spurio del profitto. Siamo andati abbastanza a fondo per rimbalzare? E si può farlo ancora? E soprattutto, lo vogliamo davvero oppure ci basterebbe tornare a come eravamo alla vigilia della crisi, senza valori ma con un tenore di vita sperequato ma fortunato per molti?

    La crisi di sistema rende arduo rispondere a ogni domanda separata dal contesto. Ogni tessera di un mosaico viene fatta passare come l’intiero mosaico, e così non si capisce nulla o si capisce solo ciò che ti vogliono far capire. Volete esempi, per arrivare all’effrazione dei conti correnti ciprioti e alle contraddizioni reali o apparenti del Movimento 5 Stelle alla prova delle presidenze parlamentari?

    Vediamo. Pensavamo che Berlusconi fosse causa ed effetto di tutti i nostri mali, a partire dal precipizio economico. Così è arrivato Monti, e ha tenuto a bada lo spread sulla pelle delle fasce più deboli in un Paese rivolto all’indietro. Eppure dopo poco più di un anno ci ritroviamo il medesimo Monti da medico generale a concorrente per un primariato… E viene fuori che da solo Berlusconi non avrebbe mai potuto combinare il disastro oggi chiamato Italia. E perfino Sua Maestà l’Euro è disponibile a macchiarsi di ogni efferatezza (che altro è il prelievo forzoso sui conti correnti privati ciprioti?) per mantenere in piedi il trust finanziario che governa il Vecchio Continente.

    In tutto questo la novità della protesta con proposte incorporate si veste da Grillo, e nelle urne miete un successo ragionevole e logico: se così non si può andare avanti, si cambi. Solo che se per cambiare si sceglie (giustamente, non ne vedo altre…) la via democratica, ci sono regole pregresse cui attenersi, pena “la contraddizion che nol consente…” di padre Dante, recitato da Benigni oppure lasciato in pace per le consultazioni intimistiche di ognuno.

    E adesso è ovvio che la convivenza tra le regole interne dei “grillini” per crescere nel Paese e nelle urne e le regole di una democrazia rappresentativa confliggano almeno un poco (o parecchio…). Quindi ovviamente è tutto in movimento, dopo l’elezione di Grasso e Boldrini, nuovi in confronto al vecchio, figli del vecchio in confronto al nuovo più o meno “populistico”. Vedremo per il governo, che vuol dire soprattutto il rapporto con il debito pubblico, la crisi appunto di sistema, l’euro traballante ecc.

    Tutte tessere del medesimo mosaico. Conclusioni? Nessuna. O forse, affacciandomi metaforicamente alla finestra su San Pietro, quella che mi fa dire che è quasi più semplice fare il Papa…

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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