• Biografia
  • articoli
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > articoli > La «politica estera» vaticana. La messa di inauguraz...
    06
    mar.
    2013

    La «politica estera» vaticana. La messa di inaugurazione per il nuovo Pontefice primo test per le relazioni bilaterali

    Condividi su:   Stampa
    cina-crisi-europea

    Pechino fra la tentazione di mantenere le distanze e la consapevolezza dell’importanza della Chiesa per la sua integrazione

    di Francesco Sisci, Il Sole 24 Ore

    Per la prima volta nella loro rispettiva storia millenaria il paese più popoloso, la Cina, e la religione più popolare, il cattolicesimo, sceglieranno i loro leader a pochi giorni se non a poche ore l’uno dall’altro. Il 14 marzo la chiusura della conferenza plenaria del parlamento cinese, il Congresso nazionale del popolo, annuncerà il nuovo governo, dal presidente Xi Jinping al premier Li Keqiang passando poi per la lista di tutti i ministri, che dovrebbe avviare il paese verso la democrazia e a diventare la prima economia del mondo. Negli stessi giorni, se non nelle stesse ore, si terrà il conclave che dovrà scegliere il nuovo Papa.

    Affrontare la vecchia agenda, superare le divisioni interne e consolidarsi nelle aree di penetrazione tradizionale, Europa, America e Africa; e aprire la nuova agenda, entrare seriamente in Asia, patria del 60% della popolazione globale, ma con appena il 4-5% di cattolici. Qui la Cina è la sfida più importante, paese leader della regione e forse presto (in termini di Santa sede) anche uno dei paesi leader del mondo, con però appena meno del l’1% di cattolici.

    Per entrambi il primissimo test delle relazioni bilaterali sarà la messa di inaugurazione del nuovo Papa a Roma. Arriverà o meno una delegazione cinese per l’occasione in cui leader politici e religiosi di tutto il mondo faranno a gara per essere presenti? L’assenza o meno di una delegazione di Pechino sarà la notizia più importante dopo la scelta del nuovo papa. Qui però c’è un enorme punto interrogativo. La vicinanza delle “elezioni” cinesi alle elezioni papali costituiscono una oggettiva difficoltà per la partecipazione della repubblica popolare. Quando morì Wojtyla ci furono trattative molto attente condotte con gran riservatezza tra la segreteria di stato e il ministero degli esteri cinese. Il punto era la partecipazione di una delegazione cinese ai funerali del papa e la presenza alla cerimonia del presidente di Taiwan, Chen Shuibian. Chen allora era portavoce di una forza che voleva la dichiarazione di indipendenza formale e unilaterale per l’isola, ufficialmente parte di una sola Cina, di fatto indipendente. La preoccupazione cinese allora era limitare che ci fossero troppi riflettori internazionali su Chen, cosa che avrebbe aiutato la sua causa indipendentista. La Santa Sede tese una mano sperando che un atteggiamento conciliante su Chen avrebbe portato a una accelerazione delle pratiche di normalizzazione dei rapporti. Ciò non avvenne, né avvenne l’auspicato arrivo di una delegazione cinese ai funerali, anche se un gruppo del ministero degli esteri porse omaggio alla salma del papa defunto.

    Pure nella confusione di quei giorni, allora c’erano elementi molto solidi su cui operare. Il Papa era morto, ma l’apparato era saldamente nelle mani del cardinale Sodano, uomo di grande esperienza ed enorme polso, che poteva decidere in un senso o in un altro. Inoltre l’atmosfera internazionale era focalizzata intorno alla guerra in Iraq o in Afghanistan, la questione Cina era lontana dagli schermi radar dei più. Le due condizioni portavano oggettivamente a spingere per un atteggiamento propositivo della Santa Sede verso Pechino.

    Oggi entrambi gli elementi mancano. Il mondo, America in

    testa ma non solo, è preoccupato per lo sviluppo cinese. Inoltre stavolta la cerimonia importante non è il funerale ma l’insediamento, su cui deciderà non Bertone ma il nuovo Papa, che non si conosce e tanto meno si sa quello che intende fare. Ma soprattutto a Pechino c’è una preoccupazione diversa. Allora si trattava di impedire un alto profilo per Chen. Oggi però a Taiwan è presidente Ma Ying-jiu, con cui Pechino ha buoni rapporti, con cui si sono avviati primi colloqui informali. Cioè Pechino si è impegnata a non strappare occasioni politiche internazionali a Taiwan. Il Vaticano è la più importante relazione diplomatica di Taiwan e uno smacco di Ma all’insediamento del Papa potrebbe indebolirlo.

    Quindi ancora una volta il problema Vaticano-Cina va letto attraverso il diverso peso che la questione ha nelle due cancellerie. È importantissima a Roma, è vaga a Pechino, dove va riconciliata con la questione di Taiwan e la quieta presenza del modesto 1%

    di cattolici. In un clima internazionale sempre più teso intorno alla Cina, potrebbe essere molto pesante l’assenza per scelta di Pechino in un momento in cui tutti i potenti del mondo sono riuniti. Ma una presenza cinese potrebbe passare probabilmente per qualche forma di accordo con Taiwan. Questo gioco a incastri arriva poi a ridosso di uno dei momenti più delicati del paese, quando Pechino sta chiudendo le primissime fasi del nuovo governo guidato da Xi. La Cina ha quindi pochissimo tempo e ancora meno energie per pensare a Roma, dove invece Pechino è in cima ai pensieri.Questo ultimo elemento potrebbe essere alla fine grave per la Cina. Con oltre 1,3 miliardi di fedeli, “diretti” e influenza su mezzo miliardo di cristiani e un impatto su un miliardo e passa di musulmani, il cattolicesimo è la superpotenza dello spirito, come gli Usa sono la superpotenza politica ed economica. Solo che a differenza degli Usa la Chiesa, pur in crisi, non da segni di declino sostanziali, anzi. La Cina, conscia che i comunisti presero il potere di fatto solo in forza del loro fascino intellettuale e spirituali, e allarmata dell’impatto globale del soft power, non può trascurare il nuovo Papa. Una Chiesa attentissima alla Cina di fronte a una Cina distratta sulla Chiesa, potrebbe creare una miscela rischiosa per Pechino. Oggi la Cina deve essere più integrata nel mondo, dove la Chiesa è parte importante. Senza l’aiuto della Chiesa questa integrazione potrebbe essere più difficile, in un’atmosfera in cui tutti sono sempre più allarmati per la crescita rapida e nervosa del nuovo gigante globale.

    Postato da Redazione
     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook