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    23
    apr.
    2013

    Il telediritto del piu? vecchio

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    antitrust-calcio

    La Lega suddivide i milioni non in base ai risultati, ma a voci come “tradizione dal dopoguerra in poi”. Non c?? bisogno di essere grillini, anche l?antitrust si ? accorto che sono parametri antitetici alla meritocrazia

    Tema: Chi ha bucato il pallone? Svolgimento… Come spesso accade, ogni tanto la realta? ti offre in bella evidenza sia la natura del problema che un’ipotesi plausibile di soluzione. Ma non la si sa o non la si vuole vedere. Vale per il calcio come per qualunque altra cosa. La lettura del campionato, che impallidisce se confrontato con il diverso livello delle Coppe Europee giunte alle selezioni finali, e? piena di aspetti negativi: gioco scadente perfino con la prima e la terza in classifica, arbitri spesso spaventosi, botte da orbi in campo e risse da saloon alla fine delle partite, campionati giovanili che si segnalano per la prontezza con cui gli adolescenti copiano le nefandezze dei professionisti in un’orgia di malcostume ahi quanto pedagogico ecc. Ma al massimo si snocciola questo abituale rosario di pochezza senza dare un’occhiata al contesto. Cioe?, esemplificando: Vidal e? il “guerriero” e trasforma i rigori mentre Juve e Milan fanno addormentare. L’arbitro De Marco avvia consultazioni parlamentari con la combriccola dei suoi assistenti in Napoli-Cagliari della durata di 102 secondi cronometrati (mi dicono), roba da far impallidire in proporzione temporale le cinque votazioni a Montecitorio prima della reintroduzione di Napolitano.

    E il ricordo va subito al gol annullato al Catania con la Juve, con un consultorio simile nel tempo, nei modi e nel ridicolo. Dopo il fischio finale di Napoli-Cagliari e soprattutto di Catania-Palermo il terreno e? teatro di scazzottata vera tra giocatori, e non di finto wrestling. E naturalmente non ci sono punizioni adeguate altrimenti ne uscirebbero squadre decimate, e la difformita? decisionale del giudice sportivo brilla come una lampadina spenta stando a precedenti come la risibile squalifica di Cambiasso, una giornata su cui regolarsi per spuntare ogni volonta? di severita?. Ma non si coglie mai pare la cornice di questo quadro scadente, di cui ci si lamenta a fondo perduto senza una reale intenzione di rigenerazione. Eppure la cornice ce l’ha data giorni fa una precisissima richiesta del Garante per la Concorrenza, leggi Antitrust, quella cosina che se applicata davvero da molti anni a questa parte avrebbe impedito sia la candidatura di Berlusconi che una societa? complessivamente fondata cioe? affondata sul conflitto di interessi. Che ha detto in sostanza il Garante, augurandosi che il nuovo Parlamento (Ma quale? Quello del voto scaduto per Marini e Prodi? Quello del voto da protezione civile per il Napolitano bis? Quello? Ma davvero?) e il nuovo Governo (Ma quale? Quello che non c’e? ancora? Quello per cui e? successo tutto l’ambaradan che sappiamo? Quello? E quello dovrebbe occuparsi di una questione di cui se ne son fregati finora tutti? Ma davvero?) intervengano al piu? presto (sic!!!)? Ha detto qualcosa di molto semplice.

    La premessa e? mia ed e? questa: il calcio

    e? bancarottiero di suo in un Paese bancarottiero perche? e? mal gestito, non cura i vivai, diventa spesso la sentina politico-imprenditoriale di tutti i mali. E si basa soprattutto sui ricavi dei diritti tv che hanno contribuito ad affossare il pallone giovanile canalizzando tutte le risorse pubblicitarie nella direzione della serie A. Ma in che modo? Qui siamo al Garante. Che con il tono del bambino che denunciava “il re e? nudo” ci illustra lo stato della Rotondocrazia italiana: i diritti tv canalizzano i molti milioni che la Lega di serie A suddivide non in base all’esclusivo merito, bensi? anche attraverso voci come “tradizione sportiva dei club dal secondo dopoguerra in poi” e “bacino d’utenza”. Il Garante considera questi parametri antitetici alla meritocrazia e oggetto appunto di un’opportuna (anche se non inedita) intemerata antitrust soprattutto perche? e? la stessa Lega di Beretta, Galliani, Moratti, Agnelli e company che decide su di se?, ovverosia “se la canta e se la suona”. Di qui la richiesta dell’Autorithy di un soggetto terzo che subentri alla suddetta Lega indiziatissima di conflitto di interessi. Non va bene, i denari che (colpevolmente, a mio parere) in larghissima parte reggono un baraccone per giunta smottato, devono conoscere una diversa redistribuzione in base precipua al merito sportivo. Se il Chievo nel ’49 era una parrocchia, per dire, oppure se ha un bacino ridottissimo ma finisce davanti agli altri, beh, ne abbia tutti i vantaggi, ne venga insomma pienamente rimeritato economicamente. Magari cosi?, come ai tempi del Verona di Bagnoli di quasi trent’anni fa, avremmo delle sorprese provinciali scudettate, a maggior gloria di competitivita? e concorrenza (Garante dixit). Ma a pensarci un momento, e? esattamente il nodo aggrovigliato che strangola tutto il pallone (e non solo quello): ad esempio non credete che gli arbitri risentano degli stessi parametri condannati anti-meritocraticamente dall’Antitrust?

    Non combinano quello che combinano perche? non decidono solo sulla base di cio? che vedono, ma facendo la tara all’importanza della squadra nell’imbuto della quale finiscono anche “lignaggio e bacino d’utenza”? Se e? cosi?, il Garante ha scoperchiato il sarcofago. Altro che inventarsi decisioni fischiettanti di gruppo con tutta la nefasta congerie di assistenti in lungo e in largo dei campi! Altro che Calciopoli, una, bis, ter, quater! E? una questione di “trust” da smontare. Semplice, nevvero? Ma ovviamente non intende farlo nessuno… e il tifoso o e? bue o non vuole che “la politica entri nel pallone”… Ditemi voi.

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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