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    30
    apr.
    2013

    Le parole sono pietre, e in tempi di disagio sociale possono diventare pallottole

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    Luigi Preiti: "Volevo sparare ai politici"
     
    Luigi Preiti: "Volevo sparare ai politici"

    Certo che le parole sono pietre, e in tempi di disagio sociale cos? forte rischiano di diventare pallottole. Ma non ? possibile che questo sia sempre e solo un espediente che qualcuno usa per attaccare gli altri e mai un atteggiamento di autoresponsabilizzazione che parta da se stesso. Benissimo aveva fatto nel sabato della riconferma ?per disperazione? di Napolitano? Stefano Rodot? a dire ?niente marce su Roma?. Malissimo aveva fatto Beppe Grillo a evocarle in precedenza, e benissimo si era comportato lo stesso Grillo revocando quasi subito un?idea cos? pericolosa, a prescindere dalla giustezza o meno del punto di vista politico.

    Ma adesso, dopo l?attentato che ha battezzato nel pericolo di vita di un carabiniere e in quello di un?implosione ed esplosione sociale di un intiero Paese l?esordio di Enrico Letta a Palazzo Chigi, rimettiamo a posto parole e pensieri. A partire dal voto di fiducia alla Camera, e senza entrare per ora nelle questioni pi? delicate e urgenti, come la copertura finanziaria delle misure preannunciate dal nuovo Premier, vicepresidente del partito Democratico e nipote di un consigliori mazzariniano di indiscussa capacit? tessitrice come suo zio, Gianni Letta.

    Alfano, vicepremier in passato scartabellato da Berlusconi, dice che ?? musica per le sue orecchie? il discorso di programma di Letta Enrico? Forse, sulla scorta delle polemiche, degli ?inciuci?, delle ?larghe intese?, del ?governo di scopo?, delle spaccature, di una sorta di ?Libano? della politica attuale, avrei misurato le parole per non provocare reazioni dall?altra parte della barricata. Ma qui ? una questione di sensibilit? generale. Dove mi vengono i brividi ? nel linguaggio di Gasparri, ormai da vent?anni su piazza, su questa piazza, sulla piazza di una politica che complessivamente ha fallito riducendo l?Italia nello stato in cui ?. Ha detto ?siamo in prima linea?, a carabinieri appena ?sparati?, e sul web gli ? stato subito ricordato il suo dito medio alzato alla folla di pochi giorni fa, proprio in piazza, non il miglior viatico per stemperare le tensioni.

    Allora: davvero Gasparri e i suoi omologhi di partito, di governo, di opposizione, di qualifica parlamentare ecc., pensano di ?essere in prima linea?? Loro? E non invece gli altri, non noi, non un Paese disperato che produce e rischia di produrre sempre pi? disperazione e sempre pi? disperati potenziali sicari di se stessi o di altri ? Davvero? E naturalmente nessuno di loro, del Palazzo, dice ?Sono stato io?, o se preferite ?Sono stato anch?io? a ridurre l?Italia in queste condizioni? No, nessuno lo dice, e si rovesciano sull?impasse di una piazza, delle strade, della quotidianit? a rischio disordine e sulle forze tenute a vigilare le responsabilit? di una politica che appena pu? rimuove tutto e si chiama fuori da ogni colpa per il passato.

    S?, sono pietre e pallottole le parole, ma lo sono anche quando non vengono dette, sono parole e pallottole silenziose se l?ipocrisia e la reticenza impedisce di far ammettere una semplice confessione. ?E? vero, ci dispiace, siamo stati noi e cercheremo di rimediare??. Altro che ?musica?, caro melomane Alfano, cos? siamo sull?orlo di un generale ?De profundis? e non ve ne date conto?

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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