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    30
    apr.
    2013

    Uno, cento mille Zanetti

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    Javier Zanetti, capitano dell'Inter
     
    Javier Zanetti, capitano dell'Inter

    Ogni Achille ha il suo tallone (e il suo tendine). Ma la vicinanza dell’ambiente calcistico al completo ? la prova che il capitano dell’Inter ? un simbolo di tutti, un eroe positivo di cui si sente un gran bisogno

    Al netto delle ipocrisie e del recitativo largamente distribuiti nel settore anche sul terreno di gioco, vedi le sceneggiate pedagogicamente disastrose degli ?idoli in calzoncini?, ci deve pur essere un motivo forte per ?spiegare Javier Zanetti?. Intendo le reazioni calde e fredde di tutto l?ambiente pallonaro e sportivo all?infortunio del capitano dell?Inter, glorioso quarantenne che a Palermo ha sacrificato il suo tendine d?Achille. Non ? affatto usuale che gli addetti ai lavori, e tutto il popolo tifoso di qualunque colore, abbiano sentito anche solo per una frazione di secondo e di conversazione una ?rottura del loro tendine d?Achille interiore?. Un vulnus, una menomazione, un?offesa, uno schiaffo o anche solo un dispetto della sorte: no, a uno come Zanetti con la carriera, la facies, l?aureola che ha indossato meritatamente nell?ultimo ventennio o quasi giocando con campioni e gregari questo non doveva succedere. Anche se l?argentino dal volto antico e un po? anonimo e dal fisico del calciatore tipo, non troppo alto, non troppo basso, muscolato, veloce ?ma anche? resistente, tecnico-tattico e atletico insieme, ha gi? detto che riprender? a qualunque costo. E c?? da credergli, ? uno che mantiene ci? che promette e si ripromette. Ma cos?? dunque che rende Zanetti non solo e non tanto un ?mito interista?, ma un calciatore speciale e un simbolo sportivo particolare, tanto da farlo recepire come un atleta di tutti, ovvero di tutti coloro che hanno una certa idea del calcio e dello sport? Vediamo.

    Intanto quando ? arrivato in Italia a met? anni ?90 per me era poco pi? che un modo per ricordare con un?immediata omonimia Gualtiero Zanetti, scomparso nell? ?87, cardinale del giornalismo sportivo della stagione di Brera, quartiere del giornalismo. Detto ?il maresciallo?, romano trapiantato a Milano con un cursus honorum professional-direzionale ?di tutto rispetto, tendenzialmente mazzariniano in politica sportiva e cervello affilato un po? per tutto, ?quello? Zanetti aveva fatto e disfatto un po? tutto nel calcio del dopoguerra e ormai negli anni ?80 ?stava a guardare?. Javier arriva all?Inter da Baires e da subito incarna l?immagine del giocatore ?serio?. Prezioso in campo per le sue caratteristiche ?totali?, fenomenale fuori, negli interstizi ambientali di uno spogliatoio e un club, per la sua completa disponibilit? al calcio e allo sport. Calcio e sport ormai da un pezzo raramente combaciano. Per un gioco-industria e un business politico-sociale ? raro trovare una figura ponte. Il calcio in Italia contiene lo sport invece che esserne contenuto. Ebbene, Javier Zanetti, argentino pi? italiano di tanti italiani, ormai gradualmente ? andato impersonando questa figura. Ed ? il primo motivo di grande stima e partecipazione emotiva nei suoi confronti. E? un ?animale strano?, una rara avis in questo mondo di? Venditti… Calcio e sport in uno, lui. Un secondo motivo di unicit? zanettiana risiede nel rappresentare un ?eroe buono?, positivo, in un calcio e ?quindi? in uno sport ricco di eroi negativi. Nel calcio scegliete a caso, nello sport basta un marciatore olimpionico dopato? Un terzo motivo, che discende dai primi due, ? una sorta di nostalgia che alligna in tutto l?ambiente per come un calciatore e uno sportivo potrebbero e dovrebbero essere, e invece non sono. Una cosa tipo ?dunque se uno vuole pu??? applicata a Javier per conto di tutti. Una vita fuori e dentro il campo specchiata in funzione del suo piacere lavorativo, il pallone.

    Non si arriva a quarant?anni in queste condizioni se non si ? perfettamente sani dentro. E visti i tempi, trattasi di casi rari e difficilmente emulabili. Meglio piazzarli su un piedistallo e parlarne o ?sentirne? bene. E magari augurargli di tornare in campo presto, magari benedetto da Papa Bergoglio, suo connazionale come di Bergessio?, che lo ha ricevuto subito prima dell?infortunio? Ma che adesso lo far? guarire presto e bene? Pronto a fare il percorso ministeriale di Josefa Idem, altra tempra di atleta formidabile adattissima a ?contenere? oltre che rappresentare un?idea di sport. Magari prima o poi anche a Zanetti potrebbe toccare una responsabilit? simile, perch? no. Probabilmente a condizione che il Presidente del Consiglio nel frangente sia tifoso dell?Inter, e pu? accadere? Il resto del campionato ? poco pi? che silenzio.

    Andando per punti:
    1) Antonio Conte ? un eccellente allenatore, ma deve piantarla di attaccare la stampa di settore per ?manifesta insipienza? (la formula ? una mia libera traduzione). Perch? ha torto? Ma figuriamoci, al contrario perch? ha troppa ragione ma rischia di rendere la polemica come sempre evanescente: faccia i nomi di colleghi e testate e ci si affronti in un contenzioso televisivo o mediatico di suo gradimento. Un bel rodeo. Chieda seriet? sia a chi lo critica o non lo valuta appieno per quello che mostra la Juve e quello che vince, sia a chi lascia morire gli spunti scandalistici del fuori campo, vedi le inchieste sulle scommesse di giustizia sportiva e non? Fuori tutto, qui l?eroe buono ?Zanetti non c?entra.

    2) Grande merito alla Fiorentina nella corsa ai preliminari di Champions: sta costringendo gli arbitri del Milan a non farsi ?sgamare? (romanesco: scoprire, intuire?) troppo. Fino a qualche partita fa le nefandezze erano macroscopiche?

    3) Basta con gli arbitri di porta o come li chiamano. Non servono a nulla se non a complicare le responsabilit? decisionali nebulizzandole. Via. Torniamo all?arbitro unico, e se ?ci fa?, cambiamolo.Cercasi uno Zanetti simbolico anche tra i ?fischietti?, appunto.

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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