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    16
    mag.
    2013

    Dalla moglie di Cesare alla nipote di Mubarak

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    Boccassini: 6 anni per Berlusconi
     
    Boccassini: 6 anni per Berlusconi

    Prima o poi qualcuno spiegherà con chiarezza agli italiani l’incredibile percorso che ha portato questo Paese dalla “moglie di Cesare” alla “nipote di Mubarak”. Sempre che allora ci siano ancora italiani interessati a capire. La richiesta di sei anni della Boccassini, tirata di qua e di là sulle prime pagine o sui titoli di testa di tg e giornali radio, mischiata alle notizie di un’Italia sempre più sbriciolata che si uccide, si dà fuoco, va in rovina… Provo a leggere con altri occhi l’evidenziatore grafico di questo iter giudiziario, limitandomi alla stampa anti-berlusconiana giacché trattare da Golgota i processi del Cavaliere Inarrestabile mi parrebbe eccessivo già di partenza. Ma ci arriviamo. Titolare macroscopicamente “Boccassini: 6 anni di carcere per Berlusconi” in sé è lineare. È una richiesta di un Pm in un processo per concussione e prostituzione minorile. Diventa un’altra cosa dopo vent’anni di berlusconismo nell’immaginario collettivo, stremato da sinistra e saturato da destra esattamente come accade ai media di riferimento.

    Nella correità generale è stata fatta a pezzi la politica e con essa il concetto della sua presentabilità, condensato nella formula storica della “moglie di Cesare”. Via via, nella cronaca politica e di costume e nel suo versante giudiziario, sia la moglie di Cesare che Cesare e tutta la sua famiglia ahimè per generazioni si è sputtanata, perdendo qualunque ritegno e rispetto della propria reputazione. Contemporaneamente in quasi tutte le tornate elettorali Berlusconi e i suoi, in un’idea di centrodestra affidata solo all’anticomuni – smo urlato (in un Paese senza comunisti) e a un aziendalismo esercente, hanno trionfato anche (ma non solo) grazie al monopolio televisivo. I due piani si sono andati mischiando sempre più. Berlusconi vinceva, e ne combinava di tutti i colori paventando solo di pagarne il fio in Tribunale e non nelle urne. Basti pensare al tracollo ultimo del Pd, riuscito ad arretrare in dosi industriali negli ultimi mesi, e ancor oggi dato in retromarcia mentre Berlusconi cresce.

    È questa situazione oggettiva e malata della politica italiana che rende fuorviante e speculativo il titolo che citavo all’inizio, in tempi normali appunto lineare. È impensabile passare da campagne elettorali in cui il Nostro (il Loro) non deve essere nominato (!!!) a campagne politiche in cui la forma di discredito principale e spesso unica in tempi di larghe intese è quella giudiziaria. Perché così facendo si favorisce il trasferimento di un’indecente epopea italiana dal piano della “ni – pote di Mubarak” a quello della “moglie di Cesare ”.

    Così che ognuno è legittimato a condurre la sua battaglia tirando la vicenda verso dove gli conviene. Ma a spese di un Paese sfarinato, da qualunque punto di vista lo si guardi. Forse bisognava offrire in altri tempi a Berlusconi, un amoralissimo uomo d’affari che di destra & sinistra se ne frega, la leadership del centrosinistra, così essa avrebbe finalmente vinto… Certo, pregandolo di “compor – tarsi bene”: magari i due piani di cui sopra sarebbero rimasti distinti e adesso potrebbe esserci con un minimo di serenità un governo di solidarietà nazionale… magari…

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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