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    28
    mag.
    2013

    Derby, stadio pieno e urne vuote

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    roma-lazio-2013

    La finale di Coppa Italia manda in vacanza il nostro piccolo calcio che differenza abissale con il match di Champions tutto tedesco, dove Bayern e Borussia hanno corso come pazzi, rischiato e giocato

    Tra i tanti addebiti da muovere all’ultimo derby capitolino, uscio da spalancare per l’Europa League, ce n’è almeno uno che mi pare grottesco: quello che motiva l’astensionismo galoppante alla tornata elettorale con la disputa della partita. Ma via, siamo seri come 140 anni fa chiedeva ai romani Giuseppe Garibaldi… Una città svaccata, una politica vuota, Marino paracadutato e Alemanno ras che lascia tracce, e la colpa sarebbe (anche, non solo, per carità) di Roma-Lazio? Ma davvero ci menano per il naso? Tutto il resto degli addebiti invece – oltre che essere stato soprattutto noia, citando “il Califfo” – effettivamente ci sta: per esempio che all’Olimpico siano arrivate due squadre sfiancate, e che alla fine anche con merito abbia vinto quella più “provinciale” e motivata. L’impressione è stata a lungo, infatti, che la Lazio si immedesimasse nella finale come fosse a sua misura, e la Roma invece non la considerasse un’ultima spiaggia ma comunque, anche vincendo, una diminutio. Gioco approssimativo, centrocampo spezzettato con squadre lunghe troppo in fretta, cattiverie agonistiche eccessive e spesso gratuite con ammonizioni a metà tra il timore di essere cacciati col secondo cartellino e l’alibi per non affondare più. Tatticamente una finale di Coppa Italia telefonica decisa dal caso: si infortuna Ledesma, entra Mauri ancor più incisivo tra le linee per la fatica in campo, un paio di tentativi nei corridoi e poi il gol. Senza quasi reazione romanista, come se ci fosse uno striscione virtuale da “chi segna prima vince”, almeno nell’ultimo tratto di partita. Pensate alla differenza con la finale di Champions League del giorno prima, derby anche questo sia pur derby di Germania, con i tifosi che avevano invaso Londra dopo tentativi andati a vuoto nella Seconda guerra mondiale: Bayern Monaco e Borussia Dortmund hanno corso come pazzi, rischiato, giocato, tenuta aperta la partita fino all’ultimo anche se il Borussia aveva cominciato a cedere campo da un pezzo. Successo della manifestazione, successo di una banca italiana, lo sponsor dell’evento dal 2009, Unicredit, col comandante in capo Ghizzoni. Qualcuno ricorda anche che Unicredit è ancora la proprietaria della Roma, sia pure per interposti yankees? Questo raccordo forse ha a che vedere se non con l’ultimo derby certamente con l’intiera stagione romanista, e con quella precedente. La Roma non impallidisce con tanta regolarità per colpa del tecnico X o del fuoriclasse Y, perché Totti è indispensabile o perché Totti è (come è ovvio) alla fine sia pur fulgida di una carriera. La Roma frana per la sua identità societaria, inesistente: di questo vuoto soffrono risultati e tifosi, se ne approfittano invece coloro che ne reggono la supplenza. Dopo due anni così, secondo voi la coppia Baldini-Sabatini andava promossa o bocciata? E se periodicamente uno di loro (ma mai insieme…) dice con un far autocritico che innamora “è colpa mia”, ne discende mai qualcosa di consequenziale? In molti sorridono di Lotito, qualcuno ne sghignazza, qualche altro conoscendo modi, vita, morte e miracoli se ne ritrae spaventato:

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    ma pur lasciando come si è visto sul terreno societario morti e feriti, Lotito ha dato alla Lazio una struttura riconoscibile. La Roma non ce l’ha da quando ha perso i Sensi, e da ciò come è (quasi) sempre accaduto nella rotondocrazia contemporanea ne deriva somma confusione, e pasticci a tutti i livelli. Per chi se lo fosse dimenticato rammento l’operazione borsistica grazie alla quale i piccoli azionisti della Lupa si sono ritrovati da un giorno all’altro con azioni più che dimezzate. Naturalmente chi sapeva aveva operato prima, certo della benevolenza della Consob che è per Piazza Affari quello che la Giustizia Sportiva del notorio Palazzi è per il calcio italiano: guardiani del faro cechi. È logico quindi che il Ghizzoni di cui sopra si freghi le mani per l’effetto Champions/ tedeschi/Wembley/tv e tenga le mani in tasca per l’ennesima occasione sprecata dalla Roma. In campo. Fuori, il derby della paura che ha mobilitato 2.000 agenti (ma perché non se li pagano i club, perché li deve pagare il contribuente specie in questa temperie di crisi?) fortunatamente ha partorito il topolino di petardi e poche botte, e multe piccole per le due società. Ma alla vigilia era stata trovata vicino all’Olimpico la grotta di Ali Babà con un arsenale di armeria impropria, che abitualmente passa ai tornelli mentre ti fermano se tuo figlio piccolo ha i tappi di plastica delle bottigliette… E dopo la partita, che ci ha risparmiato code da ferro e fuoco viste in passato, “solo” sassi e uova a Trigoria contro il pullman della Roma, solo insulti “gradevoli” di Osvaldo all’Andreazzoli con il cognome stavolta troppo lungo per un derby così corto. Sono avvisaglie di mercato e insieme iscrizioni funerarie, epitaffi di stagione. Con queste per adesso tutta la rotondità pallonara va in vacanza. Senso di vuoto “politico” in arrivo, necessità di sopperire… Andranno a votare a Roma al ballottaggio tra due domeniche “soltanto perché non c’è il derby”? (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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