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    21
    mag.
    2013

    Fortuna che il Giro è senza arbitri

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    balotelli-milan-roma-cori-razzisti

    Il rigore con cui il Milan ha battuto il Siena è la conferma che per credere nel calcio, a differenza del ciclismo, bisogna mettersi d’impegno. Ancora cori razzisti per Balotelli, e Renzi gli telefona: “Inaccettabile”

    Seguire con passione magari qualche volta “simulata” un campionato intiero, a 20 squadre e 38 giornate di cui alcune infrasettimanali, e ritrovarsi in extremis a ratificare quello che tutti sanno e sappiamo, compresi quelli che non sanno di saperlo: l’assassino è il maggiordomo. Qualsiasi riferimento alla squadra arbitrale capitanata da Bergonzi, a Siena, è puramente voluto… Qualsiasi riferimento soltanto al Milan, a “questo” Milan, a Galliani “Fester” o al Berlusconi che a tutto provvede, è puramente riduttivo. Così va il mondo, anche quello rotondocratico che però dovrebbe distrarci dal resto, dalle aule di tribunale dove – tieh! – non sempre… “la legge è uguale per tutti”. In un campo di calcio lo è palesemente ancora meno. Sono tifoso della Fiorentina da sessant’anni, ma farei lo stesso discorso a ruoli invertiti, peccato che finora a memoria di uomo e di ragazzo non sia accaduto mai… Ma per intenderci, e non passare per il solito malmostoso (o meglio non avvilire tale “qualifica” restringendola soltanto al pallone), partirei dal Giro d’Italia. Perbacco: ma che c’entra il Giro d’Italia che ha “Nibali alle porte” con la pantomima dell’ultima giornata di campionato che ha formalizzato “avventurosamente” il Milan in Champions e la Fiorentina in Europa League grazie al furto senza destrezza patrocinato dall’amabile fischietto di Bergonzi? C’entra, c’entra…

    Uno dei motivi, presumo il principale, per cui l’epopea del ciclismo nazionalpopolare come pochi è così abbacchiata da noi, è il dubbio/sospetto generalizzato che “tanto tutti si dopano”, chi più chi meno… Così che gli eroi della bici impallidiscono e i cantori delle gesta, ammesso e non concesso che ce ne siano ancora in giro (in Giro, in Tour) anche solo lontanamente paragonabili alle grandi firme d’antan, tengono a mezz’asta i loro computer e affidano ogni racconto a due che parlano di ciclismo in tv, ad altri due in moto che lamentano il maltempo, a una discussione a fine tappa che farà star male di stomaco Zavoli il mitico, ecc. ecc.

    Eppure domenica scorsa era difficile non soffrire insieme a Giovanni Visconti per quel traguardo sotto il Galibier (intangibile per la tormenta), in zona Pantani, che sembrava in movimento, come un elastico per bambini: Visconti smaniava, piangeva e pedalava, dietro “il gruppo Maglia Rosa” guadagnava terreno e il traguardo invece che avvicinarsi si allontanava. Ma come, direte, prima temi che si facciano tutti come bestie, e poi spandi empatia per Visconti, neppure immune da squalifiche post-dopanti e cattive compagnie mediche? Prima lo scetticismo e poi la venatura omerica? Ebbè sì, in quei momenti sì, quel disgraziato si giocava palesemente la vita, intesa forse non solo in chiave agonistica, la vita di un giorno, il giorno di una vita, e questo era in quel momento sufficiente a sublimare l’impresa, e la partecipazione emotiva all’impresa. Veniamo alle urla di Galliani, e alla Siena espugnata dal Milan a qualche minuto dalla fine con un rigore lievitato che a chiunque altro (salvo trovarsi in analoga situazione di potere) sarebbe stato negato, a cominciare ovviamente dallo stesso Siena: è evidente che per continuare a godere, gioire, soffrire, insomma tifare per il calcio che è sempre più una colossale recita, bisogna metterci del nostro, simulare, fingere che sia tutto vero. Quale è la differenza tra il Giro e il campionato? Appunto gli arbitri. Sono loro, la loro buona “cattiva fede” (o cattiva “buona fede”, come tanto spesso ossimoricamente l’ho chiamata qui), che alterano il nostro gusto e lo rendono amaro. Non è facilissimo, anche se gli addetti ai lavori, se solo vogliono, riescono a sapere con buona approssimazione se una partita è combinata oppure no, tenere a bada un baraccone con gli interessi stratosferici del Reame Rotondo, specie perché contrariamente al passato i padroni del pallone sono anche in massima parte i padroni dell’Italia: il Milan di fronte ai 30 milioni di soldi e immagine della Champions avrebbe fatto qualunque cosa fottendosene di moviole e “documentazione tecnologica” una volta inesistenti, il punto è chi gliel’ha permesso.

    Siamo all’ennesima dimensione di un conflitto di interessi che non è del solo Berlusconi con le sue diverse facce anche se guida il gruppo in “maglia rossonera”, ma riguarda un sistema malato, in cui il cosiddetto “capitalismo relazionale” sta ammazzando da un pezzo una società. Quindi anche una società calcistica, quindi anche le piccole società calcistiche che stanno ai voleri della solita oligarchia. Adesso è commovente che un Agnelli junior sia solidale con la Fiorentina, mentre i milanisti non hanno neppure il buon gusto di tacere. Ma in circostanze analoghe, passate (do you remember Cagliari-Fiorentina e Catanzaro-Juventus, al tempo dello scudetto di 31 anni fa?) e presenti, capita esattamente quello che è capitato ier l’altro: la legge non è uguale per tutti. Lo sanno benissimo a Firenze Gonzalo Rodriguez, forse il miglior difensore arrivato in Italia in questa stagione a condizione che non voglia strafare, il quale ha twittato che se dice ciò che pensa non gioca più in Italia. Lo sa Montella, sagace campano e uomo di mondo, che abbozza sperando che prima o poi dall’altra parte ci sia lui. Lo sa Andrea Della Valle, primo autore con il “brother” di una stagione fantastica da tutti i punti di vista e adesso turlupinata.

    Fa bene a tenersi basso, e a voler protestare solo nelle stanze del potere per non favorire episodi di inciviltà. Mi dicono che a Firenze nella notte con la comitiva del Milan e un Balotelli furioso in realtà i tifosi fiorentini non siano andati oltre gli improperi. Assolutamente non giustificabili, tanto meno con la versione aggiornata dei soliti “buu” più stupidi che razzisti, e opportunamente Renzi come sindaco ha rabbonito Supermario scusandosi telefonicamente. Ma se club come la Fiorentina e dirigenti come Della Valle “si comportano bene” non fomentando ma temperando, come assolvere gli arbitri e tutta la congrega di potere che fa il calcio quella brutta cosa che è oggi, ovvero un’ulteriore miccia cortissima di una società allo sbando?

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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