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    20
    mag.
    2013

    Guilherme Boulos: Gli effetti perversi del mondiale 2014 in Brasile

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    brasile-2014

    Riceviamo & Pubblichiamo

    Guilherme Boulos, è membro della Coordinazione Nazionale del MTST (Movimento dei lavoratori senzatetto) e militante della Resistenza Urbana – Fronte Nazionale dei Movimenti

    Le prime reazioni alla scelta del Brasile di ospitare il mondiale del 2014 sono state quelle di organizzare una festa nazionale. In qualche modo ciò è giustificato poiché dopo più di 60 anni, un paese che ha come simbolo della sua cultura popolare il calcio e che ha centinaia di migliaia di campi di pianura sparsi nel territorio, potrebbe iniziare a vedere da vicino il più grande evento calcistico del pianeta. Il ragazzo della favela potrebbe magari andare allo stadio a vedere i suoi più grandi idoli, che di solito si presentano solo negli stadi europei. Un sogno … Non c’e voluto molto tempo per generare disillusione. Inizialmente è emerso lo scomodo problema di chi pagherebbe il conto. Presto comunque la risposta, ancora più scomoda, è arrivata affermando che il 98,5% del Bilancio dell’evento sarebbe finanziato con soldi pubblici, secondo uno studio fatto dalla Corte dei Conti, l’organo responsabile della supervisione della spesa statale. Il governo relativizza questa elevata percentuale, sulla base del fatto che parte di questi finanziamenti provengono dalla Banca Nazionale per lo Sviluppo Sociale ed Economico (BNDES). Tuttavia, il capitale del BNDES è alimentato dal Ministero del Tesoro, dunque si tratta di denaro pubblico, nonostante gli aiuti economici del Ministero dello Sport. Finanziamento che invece dovrebbe essere investito nella sanità pubblica, nell’istruzione, nelle abitazioni popolari e in tanti altri problemi più urgenti del paese. La questione è ancora più grave quando la gestione della spesa pubblica deve essere gestita in un breve periodo di tempo fino al 2014. Inoltre, la FIFA impone contratti milionari con gli sponsor privati, passando sopra le leggi commerciali del paese. Questi temi per sé sono già sufficienti a mettere in discussione i presunti benefici del mondiale per il popolo brasiliano. Tuttavia, c’è un’altra dimensione del problema, purtroppo poco trattata ed ancora più grave. Si tratta delle conseguenze profondamente escludenti degli investimenti alle 12 città che ospiteranno il mondiale (Belo Horizonte, Brasilia, Cuiabá, Curitiba, Fortaleza, Manaus, Natal, Porto Alegre, Recife, Rio de Janeiro, Salvador e San Paolo). Tre anni prima dell’inizio dello spettacolo, questo mondiale ha già fissato i perdenti. E saranno molti, centinaia di migliaia di famiglie colpite direttamente o indirettamente delle installazioni che stano facendo. Sfratti, speculazione immobiliare e criminalizzazione Solo con gli sfratti e rimozioni forzate ci sono già un certo numero di 70.000 famiglie colpite, secondo un dossier di marzo 2011 prodotto dal relatore delle Nazioni Unite per i diritti all’abitazione, Raquel Rolnik. E questi dati sono stati ottenuti tramite denunce di comunità e movimenti popolari, il che significa che i numeri tendono ad essere molto più elevati. La Resistenza Urbana – Fronte Nazionale di Movimenti – ha chiesto ai rappresentanti del governo del Consiglio delle Città i dati stimati delle famiglie sfrattate ricevendo come risposta che questa indagine è inesistente. Né il Portale di Trasparenza per il Mondiale del 2014 ha fornito informazioni. C’è un mistero che riguarda i numeri. Questo permette che qualsiasi causa di rimozione sia giustificata e autorizzata in nome delle esigenze di preparazione delle città per il Mondiale. E quindi, qualsiasi causa riferente alle rimozioni delle persone dalle loro case deve essere condotta in regime d’urgenza, senza negoziazione con la comunità e contro i diritti umani più elementari, quali l’abitazione. E quel che è peggio, nella maggior parte dei casi, è che non vi è alternativa al riparo delle famiglie sfrattate in altre abitazioni che dovrebbero essere offerte dallo Stato. Nei rari casi in cui vi è un certo tipo di soccorso per le famiglie, queste sono gettate in abitazioni in regioni più periferiche e lontane, pericolose e con scarse infrastrutture per di più con la mancanza di servizi pubblici come la sanità, scuole, pavimentazioni e fognature. Questa vicenda è simile a quella già individuata in Sud Africa nel 2010, quando migliaia di famiglie sono state sfollate dalle loro case e continuano ancora oggi a vivere in alloggi precari. Il caso più emblematico è la cosiddetta “città di latta”, alla periferia di Città del Capo, dove migliaia di famiglie sfrattate da oltre 4 anni fino ad oggi vivono in condizioni di miseria. Se i lavoratori più poveri sono stati perdenti, il mondiale produce anche i suoi vincitori: i grandi imprenditori e principalmente gli speculatori immobiliari. In Brasile, il capitale immobiliare non ha mai guadagnato tanto come negli ultimi anni. Una recente indagine mostra che nel 2010 – l’anno d’oro degli speculatori in Brasile – si è registrato un aumento fino al 187% di immobili usati in Sao Paolo e un aumento fino al 146% degli affitti. La redditività degli investimenti immobiliari ha superato la maggior parte delle applicazioni finanziarie. Per questo segmento il mondiale è un grande affare. E’ importante considerare che questi guadagni fatti con l’abusivismo si verificano con il Governo del Partito dei lavoratori (PT). Questo può sembrare un puzzle per coloro che non seguono la scena politica con una vicinanza adeguata, in vista della formazione del PT popolare. Se notiamo non c’è da stupirsi che con le elezioni del 2002, che hanno portato Lula al potere, la priorità del PT è stata l’alleanza con i costruttori edili di grandi dimensioni. Questi sono i maggiori finanziatori

    delle campagne politiche e non a caso i grandi benefici per i miliardari sono le risorse governative derivanti dal Programma per l’accelerazione della Crescita-PAC e dal Programma sulle abitazioni popolari “Mia Casa Mia Vita”. Inoltre, durante le ultime gestioni del governo presidenziale si identifica una concentrazione monopolistica dei grandi costruttori, i quali hanno acquisito la maggior parte delle terre disabitate delle metropoli brasiliane. Come risultato, il Brasile è stato incoronato tra il 2009 e il 2010 con il titolo di campione del mondo infelice di valutazione immobiliare. Chi perde con questo è la maggior parte del popolo brasiliano. Il lavoratore che ancora poteva pagare l’affitto in un quartiere più centrale è espulso dai centri urbani e costretto a vivere in periferia e in città più lontane delle aree metropolitane. Le installazioni per il mondiale hanno avuto un ruolo chiave in questo processo di segregazione. L’esempio è Itaquera, quartiere di San Paolo che ospiterà lo stadio dove si terrà l’evento di apertura, non lascia dubbi: i prezzi di acquisto e d’affitto degli immobili sono raddoppiati dopo l’annuncio della costruzione dello stadio. Tra l’altro, in relazione ai mega-eventi, questi risultati erano più che previsti: le Olimpiadi di Barcellona (1992), ad esempio, sono state precedute da un aumento del 130% del valore degli immobili; a Seoul (1988) il 15% della popolazione ha subito sfratti. Le spese sono ricadute sulle spalle dei più poveri. In Sud Africa, durante la Coppa del Mondo 2010, per esigenze è stata creata dalla FIFA una legislazione d’eccezione, con i tribunali sommari per giudicare e condannare ogni trasgressione. I Giochi Pan-americani di Rio de Janeiro nel 2007, sono stati preceduti da un massacro a Morro do Alemao, con decine di morti da parte della polizia, presunti “trafficanti”. Sfratti arbitrari, repressione del lavoro informale, mantenere i favelados nelle favelas e punire con esempi qualsiasi “sovversione”, ecco la ricetta per i mega eventi: ricetta che mescola perversamente profitti esorbitanti, spese pubbliche e esclusioni sociali. La resistenza Popolare Il modo per frenare questo processo di esclusione è stato la mobilitazione popolare. Nel 2011, una serie di movimenti popolari organizzati dal Fronte di Resistenza Urbana hanno lanciato una campagna contro i crimini della Coppa. Questa iniziativa ha realizzato mobilitazioni nazionali in materia e ha agito per prevenire una serie di sfratti nelle città che ospitano l’evento. Nel mese di agosto 2011, più di un migliaio di militanti hanno occupato la sede del Ministero dello Sport, responsabile del coordinamento delle azioni del governo in relazione alla Coppa del Mondo. In questa occasione, il governo brasiliano ha promesso di istituire un comitato per monitorare le violazioni dei diritti umani in relazione alle installazioni effettuate per il mondiale. Tale impegno non è mai stato rispettato, pochi mesi dopo, nell’aprile 2012, la Resistenza urbana ha organizzato azioni simultanee in 8 delle 12 città ospitanti. A Sao Paulo, dove c’è in costruzione lo stadio che terrà l’evento di apertura, è stato occupato da centinaia di lavoratori senzatetto, colpiti dalle nuove costruzioni e dalla speculazione immobiliare nella regione. Le lotte continuano nel 2013. Quest’anno si verificherà la Confederations Cup, competizione di preparazione in vista della Coppa del Mondo. Entrerà in vigore a partire dal 2013 la cosiddetta “Legge generale della coppa” pacchetto di misure approvate dal Parlamento brasiliano sotto la pressione di FIFA e dei suoi sponsor. Tra le misure approvate dal Parlamento brasiliano vi è un divieto di commercio informale (responsabile per il reddito di migliaia di lavoratori), il privilegio degli sponsor della FIFA e la creazione di aree di sicurezza per gli eventi. I movimenti popolari stanno progettando nuove azioni contro questa situazione. La più grande sfida è ora quella di dare visibilità alla resistenza organizzata contro i crimini del mondiale, il che dipende da una rete di divulgazione e di sostegno su scala internazionale. Questo testo è stato pubblicato in “Inchiesta” gennaio-marzo 2013 all’interno del Dossier curato da Aurea Costa e Rogèrio Freitas.

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