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    29
    mag.
    2013

    I penultimi giorni di Pompei

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    beppe_grillo_amministrative

    Se l’Italia è da tempo su un piano inclinato è una legge fisica che sia costretta a rotolare per la china: ma “essi” non sembrano darsene pena. Forse non se ne accorgono neppure. Dopo la grande paura per lo tsunami elettorale grillino di febbraio, paura spacciata anche un po’ goffamente per panico da anti-politica quasi non fosse esclusivamente una questione di potere che ovviamente nessuno intende mollare mai neppure in decimali, adesso è la volta del grande sollievo: il sistema dei partiti, dei media e dei poteri forti o marci che siano, pare aver superato l’urto. Nelle amministrative festival dell’astensionismo la famigerata “onda del porto” del M5S risulta dimezzata e sperduta, e fioccano le spiegazioni assai sollevate sul fenomeno di rimessa. Per lo più logiche e motivate da quel che è accaduto in questi tre mesi. Se non sai come usare i voti, e gli eletti mostrano ripetutamente la corda, beh, che pretendi, come sei montato così ti smonti, è il pensiero diffuso che il sistema nel suo complesso evidenzia politologicamente o umoralmente. Non era forse il “nemico” contro cui Grillo “era sceso in campo”? Si è difeso e all’apparenza ha vinto ed è consequenziale che festeggi. Che il fenomeno del Movimento 5 Stelle non sia la malattia ma casomai se non il suo antidoto almeno i suoi sintomi diffusi, sembra argomento di nessun interesse. Che Grillo abbia comunque canalizzato la protesta in termini accettabili sia politicamente che socialmente “evitando la deriva nazi greca”, è secondario e ormai metabolizzato e defecato. Che in ogni caso la paura di avere dei controllori estranei al sistema che ha ridotto il Paese in queste condizioni abbia funzionato almeno un poco come deterrente, e sia stata posta la questione cruciale di una politica partitocratica e istituzionale che deve essere assai meno onerosa per le nostre tasche bucate, sono elementi incontestabili e quindi “silenziati”: infatti chi dovrebbe parlarne? Coloro che di questo sistema hanno fatto parte finora con ruoli variegati in commedia, certo, ma nello stesso teatro e sullo stesso palcoscenico? Tutto logico, dunque ? Sì, da un lato, ma solo se non si tiene conto di quell’asse inclinatissimo lungo cui rotola l’intiero Paese, destra e sinistra, potere e contropotere, vertice e base: intendiamoci, è la stessa china su cui è salito Grillo con il suo popolo di “saturati”, e lungo questa china è a rischio rotolamento anche lui, come tutti.

    Ma questo dovrebbe essere un ulteriore motivo di preoccupazione: se siamo ai penultimi giorni di Pompei, forse è meglio saperlo anche solo rammentando che quelli travolti dal vulcano invece non lo sapevano… Pensate al fattore tempo, pressoché ignorato nelle analisi di rito. In soli tre mesi Grillo misura il dimezzamento del suo elettorato con tutte le spiegazioni del caso (citate) e persino con la considerazione che si è comunque conservato malgrado tutto uno zoccolo duro, anche con il riflusso dell’onda…Una tale velocità negli avvenimenti si spiega naturalmente con la forza di gravità di quel piano inclinato: ma se è così, ci si dovrebbe preoccupare di cosa può avvenire non tra un anno né tra sei mesi, ma anche solo in quest’estate che si preannuncia come la più critica e turbolenta a memoria di generazioni. Vale per la piazza, adesso che ballottaggi a parte per qualche tempo pare non ci siano urne in preventivo. Ma se è smottato in discesa il Paese, il discorso vale un po’ per tutti, e bisognerà essere pronti a cambiamenti sempre più rapidi.

    E’ vero, apparentemente ci sono più o meno sempre gli stessi, Berlusconi getta un’ombra su tutto, l’Italia è ancora ferma, si combatte con lo spread ecc. Apparentemente: in realtà quel piano inclinato dovrebbe impedire di ragionare come sempre, come se niente fosse, e invece obbligare all’unica impresa che vale per tutti, Grillo e i suoi compresi. Rimettere in asse il piano. Altrimenti si continuerà a rotolare, con qualunque esito elettorale.

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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