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    31
    mag.
    2013

    Il tifo è una malattia. E in politica porterà alla tomba il Paese

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    Beppe Grillo e il Movimento 5 stelle

    Scrivi che con l’astensionismo hanno perso tutti, e che il M5S ha preso una botta elettorale nei numeri che riconoscono gli stessi suoi rappresentanti e che ovviamente fa imbestialire Grillo, e ti danno addosso i lettori perché “non è vero” e tu attaccheresti “scorrettamente” Grillo. Scrivi che l’arretramento del M5S e il modo in cui viene gestito tale arretramento elettorale non è una buona notizia perché di essi, dei loro voti, della loro protesta che canalizza la rabbia di un’Italia sfatta si ha fortissimo bisogno, e giù insulti. “Ti dispiace, eh, carino, che Grillo abbia perso…! Ma per fortuna c’è Berlusconi” , chiosa qualcuno, “Ma adesso il Pd si riprende e ci salverà”, sentenzia qualcun altro.

    Il tifo è una malattia, anche se denomina ormai essenzialmente la partecipazione emotiva al calcio, squadra per squadra. Il tifo in politica è una malattia al quadrato o al cubo, perché impedisce di riconoscere lo stato delle cose, le idee degli altri “sempre sbagliate”, le differenze di interpretazione dei fatti che vanno rispettati in quanto tali e raccontati come sono anche per discuterli e criticarli con un minimo di onestà intellettuale, la stessa tempistica dei fatti che conta tantissimo. Per esempio: è  pensabile che un Paese che (a mio personalissimo giudizio, per carità, cfr. le tesi de “Il culo e lo Stivale”) paga dazio a fenomeni di mezzo secolo fa con le relative cambiali sociali, economiche, politiche e culturali, possa girare un interruttore con Grillo e accendere stabilmente la luce? Evidentemente no. Ma di questo nessuno vuole discutere, il tifo è il tifo… Dunque, andando per punti, così dicono che il ragionamento sia più “commestibile”.

    1) L’importante del M5S sono il significato e i motivi di una protesta che tuttora esso rappresenta. Quindi il rischio è che con gli eventuali errori, di politica e di comunicazione politica, per reazione venga buttato via con l’acqua sporca anche il nenonato (la saturazione da corruzione complessiva di un Paese allo sbando). Altro che tifo!!!

    2) Il Pd ha delle grandi responsabilità, complementari al Pdl, nell’aver reso l’Italia un Paese di zombies. Adesso la disfida nel partito tra le forze di “Letta e di governo” e quelle di battaglia all’americana di  Renzi, politicamente legittima poiché l’ambizione è l’ambizione, è però oggi –con l’Italia di oggi- una disfida che se non composta finirà per dissolvere quel che resta di un partito più condominio di interessi che crogiuolo di idee, da sempre, almeno da Berlinguer in poi, alla ricerca di un leader vero. Tifare per i sottoleaders mi pare esercizio poco producente…

    3)Il Pdl è Berlusconi, loro il leader ce l’hanno. Ma non hanno neppure il condominio, sembrano avere quasi solo gli interessi. E tutto quel che si legge sulle “Idi di marzo” degli Schifani, Alfano ecc. (cfr. media e libro di Bisignani) che a Berlusconi in ribasso mesi fa avrebbero tentato la congiura per far fuori il “Cesarone”, rende bene l’idea di quel che scrivo. Davvero pensiamo che loro possano governare un Paese allo stremo? Tifiamo per Berlusconi, un uomo solo, vecchio, stanco, bunghista giudiziario al comando?

    Morale ripartiamo da noi, da un minimo di esame di coscienza, da una partecipazione civile non tifosa. Altrimenti abbiamo un piede e mezzo nella fossa.

    P.S.Dopo Don Gallo se ne va anche Franca Rame. Il presepe contemporaneo è sempre più modesto…

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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