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    01
    mag.
    2013

    La questione demo-lettiana

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    parlamento

    Il paesaggio sembrerebbe questo, ed ? ancora pi? ?deformato? (copyright Furio Colombo) di quello degli anni d?oro del Caimano. In primo piano c?? sempre e comunque Lui, che resuscita la Bicamerale d?antan chiamandola Convenzione per le Riforme Costituzionali non potendo ancora chiamarla ?Circonvenzione degli incapaci? (gli avversari politici). Che cosa gli importi almeno Lui lo fa capire chiaramente ed ? ormai sul punto di dirlo alla Nazione a reti unificate: il Cavaliere Inarrestabile (nei due sensi, copyright mio) non vuole finire in carcere neppure metaforicamente o simbolicamente e possibilmente vuole incarnare un gollismo ambrosian-milanista, sul Colle o nei dintorni.

    Sullo sfondo c?? un Paese sfatto ormai da una generazione, in un Truman-show intollerabile che la crisi economica almeno pareva aver concluso a colpi sperequati di ?montismo?. Sia pure iniquamente si stava affermando il ?principio di realt?? che da noi ? una bizzarria? E invece no, per chi ricorda il finale di quel film capolavoro di Peter Weir, ? come se il protagonista, la casta tout court, fosse rientrata all?interno del pallone della simulazione virtuale. La novit? in questa disperazione dilagante ? che con la Rete gli eccessi sono all?ordine del giorno e la comunicazione immediata ? un?arma a doppio taglio, ? come una lama senza impugnature: date certe condizioni ti ferisci comunque. Prendete commenti e interpretazioni del M5S da un lato e dei loro ?nemici? dall?altro e avrete un?idea complessiva della situazione: ci muoviamo tutti su un pack assai esile, il ghiaccio brontola, la gente della piazza rischia carabinieri compresi mentre quella del Palazzo ? abituata ad alzarsi in elicottero e quindi della fragilit? del pack se ne fotte.

    Ma in mezzo, nel paesaggio, tra Berlusconi in primis e l?Italia intiera attorno a lui, sembra riaffacciarsi l?italianissima questione democristiana, oggi vestita dei panni di questione demo-lettiana. La diresti un sofisma da politologi con o senza tomi e fiaschi davanti, una questione remotissima dalla disperazione quotidiana di un popolo che ? senza memoria, senza identit?, quindi senza un?idea di futuro. Un popolo senza politica sottostante a una politica senza popolo, costretta a raccomandarsi sempre e solo all?intramontabilit? (copyright Gianni Brera) del Capo dello Stato. Eppure la questione demo-lettiana ? solo lontanamente parente di quella democristiana che ben riassume gran parte dell?idea di Paese dal dopoguerra in poi fino al berlusconismo corrente.

    A chi non voleva morire democristiano quella stava sul groppone per quello che rappresentava, un?idea della vita, della societ? e della politica magari del tutto indigeribile. Ma per respingere qualcosa, essa deve esistere. Mi dite oggi in che cosa consiste davvero, oltre la misera cronaca, la questione demo-lettiana, che antropologia culturale esemplifica, che idea offre dell?oggi al di l? dell?Imu e soprattutto del domani e del dopodomani? Non ho paura di Letta, n? di Alfano, e neppure della Lorenzin anche se alla salute ci tengo: ho paura del vuoto, e vi assicuro che nelle interminabili stagioni democristiane contrapposte al comunismo matriciano italico questo ?horror vacui? non l?ho mai provato.

    Postato da Redazione
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