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    10
    mag.
    2013

    Per gli esodati. L’equivoco green economy

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    green-economy

    di Pia Saraceno, www.inpiu.net
    Il Governo nel suo ritiro in Toscana discuterà di cambiamento nella struttura del prelievo e delle coperture necessarie per far fronte al reperimento delle risorse necessarie  per lo sviluppo. E’ bene che nella discussione, che sicuramente sarà pressante sui temi dell’Imu e delle politiche del lavoro, non dimentichi che il contribuente ha pagato e continuerà a pagare nei prossimi anni il più grosso fallimentare intervento di politica industriale realizzato dall’Italia nell’ultimo decennio.

    Con un’”imposta mascherata”  nella propria bolletta energetica  il consumatore si è trovato infatti a dover pagare in pochi anni, per il presunto  sviluppo della Green economy, oltre 6,5 miliardi in più, un prelievo annuale che crescerà ancora un po’ e previsto per un ventennio. E’ una cifra consistente pagata soprattutto da famiglie  e  piccole e medie imprese, che viene erogata come ritorno ai circa 50 miliardi investiti fino al 2012 in impianti fotovoltaici.

    Non si può dire in questo caso che l’orizzonte temporale del decisore politico per attirare investimenti privati nella cosiddetta green economy sia stato breve, visto  che è stato garantito, ad investimenti privi di rischio, un rendimento superiori al 16-20% per 20 anni. Il valore attuale del maggior rendimento rispetto ai Bot (per 20 anni) equivale ad almeno 4 volte l’ammontare di risorse che sarebbero necessarie per finanziare, per il periodo di anticipo rispetto alla nuova età di pensionamento,  un reddito di 25.000 euro all’anno ai 140.000 esodati,  per i quali si stanno ora cercando  risorse. Si dirà che gli incentivi hanno consentito maggiori investimenti e quindi una crescita dell’occupazione e che questo potrebbe giustificare il costi della politica industriale, ma non è così. Solo marginalmente e per un periodo limitato la nuova domanda di pannelli e di istallazioni ha  concorso allo sviluppo di filiere produttive nazionali. La fuga degli investitori  nazionali e stranieri è seguita alla drastica revisione delle politiche, i cospicui rendimenti  pagati dal contribuente/consumatore italiano sono ora investiti in altri mercati meno instabili. Per lo sviluppo della Green economy si sarebbe certamente potuto fare con meno risorse molto ma molto meglio.

    Postato da Redazione
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