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    13
    mag.
    2013

    Quel «normale» giovedì con 8 «morti bianche»

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    mortisullavoro

    Calleri (Cgil): «Sicurezza sul lavoro, emergenza per il governo Letta. Occorre finanziare servizi ispettivi e prevenzione»

    «Siamo davanti ad una vera e propria emergenza: da gennaio le “morti bianche” sono circa 200, un numero che comprende anche chi si è tolto la vita perché licenziato, travolto dai debiti, sull’orlo del fallimento. Il governo deve intervenire al più presto. Cosa chiederà la Cgil a Letta dopo il dramma di Genova e le altre tragedie sul lavoro dei giorni successivi? Di certo misure come l’immediato rifinanziamento dei servizi ispettivi e più prevenzione dopo la scure che su questi si è abbattuta con la spending review». Lo dice Sebastiano Calleri, responsabile nazionale Cgil del settore sicurezza sul lavoro, mentre legge i resoconti inviati dalle Camere territoriali su quel che è accaduto giovedì 9 maggio. Il conteggio finale è stato di 8 morti.

    Un casco da lavoro di un operaio poggiato su una trave in ricordo di una «morte bianca».
    Otto morti sul lavoro in «una giornata di tragica e normale anormalità» scuote la testa il sindacalista. «Otto morti, da tutto lo Stivale, e di cui forse nessuno si sarebbe ricordato, che vanno ad aggiungersi ai 9 della tragedia di domenica a Genova, sconvolgente e ugualmente dolorosa come quelle di quattro giorni dopo». Storie da Viterbo, Pordenone, Chieti, Alessandria, Cremona, Gorizia. Vite schiacciate da trattori, forse vecchi, che si sono ribaltati. Intrappolate in una pressa. Investite da un treno non segnalato. Folgorate toccando cavi elettrici ritenuti sicuri. Vite di italiani e stranieri. Di imprenditori e dipendenti.

    Venezia: il taxi acqueo con cui si è schiantato giovedì, perdendo la vita, il tassista Massimo Vianello
    I numeri – Per stare al 2013, le «morti bianche» sono state 173. Il 32,3% sono morti in edilizia, il 31% in agricoltura (dei quali la maggioranza schiacciati dal trattore che guidano, incidente frequentissimo), il 17,5% nei servizi, il 6,5% nell’autotrasporto, il 5,5% nell’industria (compresa la piccola industria e l’artigianato). Se si aggiungono i morti sulle strade, diretti al posto di lavoro (il numero esatto viene fornito dall’Inali a fine anno, conteggiandolo tra le «morti bianche») si superano le 350 vittime. Non basta. Calleri a questo numero vuole aggiungere chi si è tolto la vita perchè travolto da difficoltà sul lavoro. Perduto, precario, mal pagato: sarebbero circa 25 persone (qui è difficile raccogliere dati precisi) da gennaio. Sempre le stesse motivazioni: imprenditori sull’orlo del fallimento, lavoratori licenziati o travolti dai debiti. Pensionati in difficoltà alla fine del mese. «Una crisi così profonda e così lunga sta determinando una tragica rassegnazione in tanti, troppi – è la riflessione a voce alta del sindacalista – che privi di lavoro si sentono anche privi della loro dignità, del loro orgoglio, del loro essere cittadini. Pervasi da una sorta di destino ineluttabile, decidono di togliersi la vita soggiogati dalla disperazione che viene dalla perdita del lavoro».

    LE RICHIESTE A LETTA – «Appare incomprensibile che dopo i fatti di Genova, e quelli dei giorni successivi passati incomprensibilmente sottotraccia – osserva il sindacalista – che hanno commosso e scosso l’intero Paese, non si prendano misure concrete per arginare e debellare il fenomeno». Ecco perchè la Cgil vuol segnalare al più presto al nuovo governo un elenco di priorità che vanno «dall’immediato rifinanziamento dei servizi ispettivi, dopo la scure che su questi si è abbattuta con la Spending Review e non solo, passando  per la ricostituzione della commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro, per arrivare al varo di investimenti straordinari sul tema formazione e informazione dei lavoratori, anche e soprattutto tra quelli che hanno contratti cosiddetti “non standard”».

    INFRAZIONE UE – Inadempienze e ritardi, quelli riguardanti l’Italia, «sui cui è intervenuta anche la Ue – puntualizza Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico che si occupa di sicurezza del lavoro per il gruppo «Articolo 21». Il nostro paese ha infatti «poco meno di due mesi per adeguarsi a quanto previsto dalla direttiva 89/391 riguardante «l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro». La Commissione europea ha aperto, appunto, una procedura di infrazione contro l’Italia per violazione delle normative comunitarie. «Mettersi in regola con le disposizioni è impellente, è un passo necessario – dice Bazzoni – per fronteggiare il dramma di quello che non voglio più sentir chiamare “morti bianche”, come se dietro a esse non ci fosse alcuna responsabilità. Diciamolo chiaro: sono morti sul lavoro. E in qualche caso veri e propri omicidi».

    Alessandro Fulloni
    10 maggio 2013 (modifica il 11 maggio 2013)

    Postato da Redazione
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