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    25
    giu.
    2013

    Abbiamo vinto senza accorgercene

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    Brasile-Italia Confederation Cup 2013
     
    Brasile-Italia Confederation Cup 2013

    Il calcio come il governo: i giornali esultano per la Nazionale strapazzata dal Brasile: “Sì, poteva andare peggio”. Forse anche no e che dire di Idem e di Miccoli? Ci piacevano tanto, ora basta

    Come va l’Italia di Prandelli? E come deve andare? Male, maluccio, senza identità… come quella di Letta. E come va raccontata l’Italia di Prandelli dai media (con poche eccezioni)? Bene, positivamente, quasi fosse un’altra, per non deprimerci troppo… Come il governo Letta delle “larghe intese”. Così può capitare che si sia data una sonora lezione di calcio al Brasile padrone di casa, battendolo senza appello, e quasi nessuno se ne sia accorto davanti al teleschermo: almeno a leggere i giornali, a sentire i commenti in tv e alla radio. Perfetto, per carità, dopo lo straordinario “protezionismo delle notizie” che tanto ha contribuito all’affermazione nazionale e internazionale del Paese negli ultimi anni che ci hanno visto all’avanguardia più o meno in tutti i settori, adesso siamo al “colbertismo della critica”, mirato a tenerci su di morale.

    Il cannocchiale continua a essere rovesciato e a ingrandire il nostro povero ombelico. Del resto tutto si tiene, e va di conseguenza. La settimana scorsa mi è capitato di notare che i due magazine allegati ai due quotidiani più venduti in Italia per commovente combinazione astrale avessero entrambi in copertina ognuno un calciatore, un prestigioso ex icona del “brandismo” pubblicitario, David Beckham, e un nume generazionale della sfera, Leo Messi. Che c’entra, direte. Bè, ammetto che con tutto ciò che accade nel mondo e da noi in particolare dedicare il proscenio editorial-grafico comunque alla rotondolatria e ai suoi dorati dintorni, mi è parso significativo. E preoccupante. Come a dire “non svegliamoci/non svegliatevi per carità”, oppure più biblicamente, ma poco reattivamente “polvere siamo e polvere ritorneremo”, magari nella più recente versione in volgare romanesco di “Polverini siamo e Polverini ritorneremo”…

    E invece a stare attenti, a prenderli sul serio, ad analizzarli appena un poco, dalla realtà planetaria e da quella italiana, intese sub specie sportiva, arrivano segnali assai incisivi sul nostro presente e sul nostro futuro immediato. Prendiamo il Brasile: le moltitudini dei manifestanti, che antepongono all’organizzazione dei Mondiali spese per gli stadi incluse le esigenze socioeconomiche di un Paese ancora in via di difficile transizione al benessere e all’occupazione, sembrano ai nostri osservatori poco più che dei riots qualsiasi. Come se capitassero altrove, in un qualunque altrove. E invece il Brasile “è” in buona parte il calcio, nella sua storia, nella sua clessidra tra natura e cultura, nel suo mix di samba e di dribbling ecc. In Brasile non recitano la parte di appassionati di calcio, non simulano se stessi come gente che lo ha nel sangue indipendentemente dalla qualità/quantità dei giocatori sparsi per il pianeta. Sono quello che sembrano. In Italia il tasso recitativo, di supplenza ad altro, di partecipazione “montata” al pallone, allo stadio, alla tv, alla Nazionale trasforma in tifosi falangi di persone che lo diventano ma di partenza non lo sarebbero. Sono tifosi “professionali”, in qualche modo finti. Eppure le proteste, impensabili da noi nella nostra “recita” pallonara, stanno avvenendo proprio lì. Sono dunque “più vere del vero”.

    Torniamo alle nostre faccende di casa, per esempio ai segnali che arrivano da un ministro e da un calciatore fino all’altroieri entrambi assai simpatici all’opinione pubblica. Parlo di Josefa Idem e di Fabrizio Miccoli. Non mi pare che al di là dei casi personali, di (in)opportunità politica il primo, di ipotesi di reato il secondo, si stia percependo appieno il danno che essi stanno arrecando a un sentore di pulizia o di simpatia o di attenzione sociale che i due “rei” rappresentavano. Ma come, sia pure in termini di immagine, di superficie, quindi come spesso di recita , va al governo un’olimpionica “come fosse tedesca” o meglio “come si fosse in Germania”, e la bionda canoista precipita in un gorgo di evasione fiscale, bugie, impresentabilità che mette paura? Non Idem, ma ibidem, se è il luogo che la affonda? Addirittura evocando una “macchina del fango” che la starebbe rovesciando in acqua a pagaiate di notizie? E che avrebbe dovuto fare una stampa che pure e giustamente ne ha esaltato le imprese sportive? Dedicarle un’indennità “medaglie” da spendere sul versante della legalità e della franchezza (territori assai poco frequentati dai nostri politici senza pedigree agonistico)? Via, Josefa, ci piacevi, ma adesso basta, comincia a nuotare…

    E Miccoli, funambolo in miniatura che aveva tutte le caratteristiche per piacere a tutti, come estrazione, fisique, carriera importante ma non regale ecc.? Un pigmeo di talento che si rendeva simpatico dedicando la vittoria del Palermo a Torino contro la Juve, tre anni fa, agli operai di Termini Imerese? Lo stesso Miccoli estortore in combutta con un boss, che offende Falcone e la sua memoria? Sono, queste sì, pagaiate di guano su un’idea di sport e di sportivi (o anche solo di giocatori rotondo-pratici) che si fatica ormai tantissimo , sempre di più, a distinguere da come un mondo sempre meno “sportivo”.

    P.S. Per rifarvi da queste nanerie, portatevi in vacanza (anche solo mentale…) un libro di Gianni Clerici, Wimbledon, Mondadori, apparentemente sul tennis. Quello sì che è un prestigiatore della parola e gioca in tutte le zone del campo…

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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    pippo vinci .
    25/06/2013 alle 23:11
    meno male che Beha c'è. la telecronaca "italiana" di Brasile Italia è stata scandalosa. Dossena è sicuramente pagato per dire le falsità che dice. Secondo i due telecronisti l'Itralia ha giocato una grande partita e De Sciglio (una pena) il migliore in campo. Due momenti della cronaca che hannop reso Dossena un vero pagliaccio 1. De Sciglio fa un cross sballatissimo, da serie C zona play out. E dossena: " questo cross indica una grande personalità del ragazzo" 2. De Sciglio liscia una palla facile facile che finisce in fallo laterale. Il publico brasiliano sottolinea l'erroraccio con una bordata di fischi e Dossena :"questi fischi sono sintomo di paura!" E tutti i commenti erano di questo tipo. Se un italiano fa un fallo allora è "esperienza" se lo fa un brasiliano è una cattiveria da cartellino giallo. Basta! Vogliamo teleconisti più obiettivi!

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