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    05
    giu.
    2013

    Addio a Giuliano Zincone, un eccellente giornalista assai più che un “giornalista eccellente”

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    Giuliano Zincone
     
    Giuliano Zincone

    Quando, e succede sempre più spesso, qualcuno spara a zero sui giornalisti come categoria, personalmente non mi sento offeso. Che a “sparare” sia Grillo o chiunque altro. Anzi, se ne ho l’occasione cerco di precisare di più e meglio le colpe di sistema della categoria. Sarà per la mia mentalità ipercritica, sarà perché come si dice in gergo i cuochi conoscono la cucina, ma non mi tiro indietro nella pessima opinione su di essa: è francamente impossibile se non a prezzo di una gigantesca malafede scindere responsabilità e colpe del sistema mediatico dallo stato di un Paese intiero. E se l’Italia è in coma, come non riconoscere che la stampa scritta e radiotelevisiva ha contribuito pesantemente, prima come effetto e poi come causa di altri effetti, a rendere l’Italia così (anche al di là delle classifiche sulla libertà di stampa di Freedom House, il cui nome tradotto dovrebbe suggerire qualche cosa…)?

    Ma per fortuna se il sistema è guasto non tutti i giornalisti si sono fatti guastare dal sistema, come professionisti dell’informazione e come persone. Uno di questi, non così numerosi, è stato il mio amico Giuliano Zincone, scomparso per il solito brutto male domenica scorsa a “soli” 73 anni. I “soli” virgolettato è riferibile alla gerontocrazia al potere da noi, dal Colle in giù. Del grande spessore professionale di Giuliano, firma storica del “Corriere della Sera”, trovate testimonianza un po’ dappertutto, anche se meno di quel che merita specie come cronista di una profondità speciale. Cito solo inchieste memorabili, in Italia sulle morti sul lavoro d’antan, e in Vietnam. Come scrittore di qualità, tra i libri ne ricordo uno in particolare, “Giovanni Foppa vuole cambiare vita”, un poemetto splendido sull’Italia del dopo Tangentopoli.

    Ma è la persona che soprattutto vorrei descrivere a chi non ha avuto la fortuna di conoscerlo e di frequentarlo. Se dico anche soltanto che era un vero signore, nei tratti comportamentali e nell’anima se esiste, forse già dico qualcosa che oggi appare una rarità. Ma riferendomi anche al giornalista e all’ambiente e alla categoria e al sistema da cui sono partito qui per un necrologio che vuol essere non solo riguardoso ma “utile” a chi resta, soprattutto Giuliano Zincone non scriveva cose diverse da come si comportava nella vita.

    Era “liberal” di pensiero, lo era nei rapporti umani. Non faceva come tanti, tantissimi, anche tra coloro che hanno vergato commossi ricordi densi di ipocrisia, “giornalisti eccellenti” che predicano benissimo in pubblico dai pulpiti di cui solitamente possono disporre perché si sono venduti l’anima e hanno leccato culi, e poi in privato o comunque nei rapporti interpersonali di lavoro e non solo ne combinano di tutti i colori. In una sorta di  circolo vizioso del “ricatto” metaforico, virtuale anche se quasi mai penale, nel quale sono tutti compresi, un circolo in cui non si fa una cosa giusta per evitarne un’altra che comprometta carriere personali, alla faccia della trasparenza e della correttezza. E’ il festival della doppiezza.

    Per Zincone né in vita né in morte nessuno può ipotizzare un’accusa o un appunto del genere. Era quello che sembrava ed era quello che diceva e scriveva. L’ipocrisia, etimologicamente un “sottogiudizio”, non lo ha mai sfiorato. Era un eccellente giornalista, insomma, assai più che un “giornalista eccellente”, di quelli che usano un potere spesso marcio e comunque dipendente (dalla politica, dai poteri forti, dall’imprenditore di circostanza ecc.) come se non ne dovessero mai rispondere in termini di responsabilità professionale, civile, etica,morale.

    Ciao Giuliano, mi mancheranno occhiate, gesti, stile, racconti, citazioni sportive (del tuo Milan, o di quando Bulgarelli giocava con te centravanti,da ragazzi, a Bologna, e ti abbracciava quarant’anni doporeincontrandoti, o del tuo roteare il polso da tennista di vaglia…), umanità. Tremo all’idea che al tuo funerale si mischi anche molta gente che ti ha fatto del male. Sai, ce ne sono di giornalisti eccellenti, eccome…

    Postato da Redazione
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