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    26
    giu.
    2013

    Brucia il teatro, arranca il capocomico

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    berlusconi-si-ricandida

    In attesa che nel suo prossimo film Nanni Moretti ci dica qualcosa sul futuro dell’Italia (o solo della Roma, romanistissimo qual è) come ha fatto ne Il Caimano e in Habemus Papam, non si può non rendere l’onore delle armi nella tragicommedia nazionale al capocomico in odore d’arresto, mentre il teatro brucia. Non scherzo: in un Paese che ha eletto “la legge di Peter” sul massimo livello di incompetenza a massimo comun denominatore, Berlusconi nella sua vita ha fatto al meglio quello che sapeva fare. Piacere e piacersi. Di fronte a una simile epopea, che volete che sia l’ennesima condanna e per reati che titillano inconfessabilmente il palato del volgo come la prostituzione (e fin qui sono buoni tutti, o quasi) ma addirittura minorile, come una sonda nelle pieghe edipiche di natura e cultura, oppure una corruzione per costrizione, altra faccia di un umano troppo umano abuso di potere?

    Lo so, molti non saranno d’accordo con Giuliano Ferrara che manifesta a labbra tinte per la “libertà nella vita privata” e per evitare che “Milano si trasformi in Teheran”. Che cosa c’entri la vita privata con una minorenne dal soprannome evocativo e onomatopeico che perfino a detta sua non andava ad Arcore per consultarne la biblioteca, oppure con una telefonata imperativa da premier in questura, è effettivamente risvolto che mi sfugge. Così come avrei apprezzato che Giuliano, dimostratosi guerriero anti-ipocrisia in un recente duello tv con Mentana, avesse continuato sulla stessa strada evocando per Silvio suo non solo il caso Strauss-Kahn ma magari anche quello di Moshe Katsav, il presidente della Repubblica israeliana sospeso, condannato (7 anni) e poi carcerato per via di uno scandalo a sfondo sessuale di stampo “caratteristico”, comunque assai meno originale di quello della “nipote di Mubarak”, riconosciuta ipoteticamente come tale dalla maggioranza in Parlamento. Sulla fiducia. A Silvio. Ma tant’è. Rimaniamo a Lui, e al suo comportamento estremo.

    C’è della grandezza nell’aver sfidato comunque la sorte, la legge, la logica, il ridicolo, l’ingratitudine, l’invidia ecc. mettendosi sempre e comunque a capo di qualunque cosa. Nei comportamenti e nel linguaggio. In un Paese ipocrita e troppo spesso vile, a modo suo Silvio è stato sincero cioè bugiardo, spudorato cioè coraggioso. Ha sofferto nei paragoni una sola persona, e non era Craxi all’ombra del quale è cresciuto dopo le molle siciliane delle origini (Balzac: Dietro ogni fortuna c’è un delitto. E va bene, ma certe volte si esagera). Era invece Agnelli, che veniva preso sul serio dagli italiani anche se a detta di Silvio “non aveva mai lavorato” perfino nel suo portare l’orologio sul polsino. Scomparso l’Avvocato, è stata una decade di trionfi. E rovine. E processi. Fino a questo di Ruby, un burlesque epocale in cui in realtà è stata processata l’Italia, la sua ipocrisia, la sua arretratezza, il suo imbarbarimento, il suo vuoto culturale. Che però è stato bene a tutti o quasi, almeno a tutti quelli, in alto e in basso, che “sarebbero voluti essere Berlusconi”. E allora di fronte al prototipo chapeau adesso che gli cola il trucco e le calze delle sue ballerine di fila sono smagliatissime. E poi ci sarebbe ancora la faccenda del culo… o del “c u l o”, se preferite…

    Ma sì, lo dico con una certa familiarità al vocabolo (dal greco e latino “b u co”, “vuoto”) nei titoli dei miei libri. Il “c u l o” di Silvio si definiva Ruby la bibliotecaria nelle intercettazioni, il “culo flaccido” era quello di Silvio secondo la Minetti, poi pronta a dichiarare in Tribunale di “amarlo davvero”. Il culo come degrado della realtà e della lingua che la descrive. Berlusconi ha strappato il sipario anche della parola formale, ci ha fatto parlare come parliamo. Il capocomico era ed è autentico, anche nelle sue nequizie (para)giudiziarie. E chissenefrega se nel frattempo il teatro brucia…

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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    Emanuele66 .
    27/06/2013 alle 18:47
    Anche a costo di nobilitarlo (ma come ci permettiamo!) potrebbe essere il Berluscov nazionale un emulo dell'arcidiavolo Woland di Bulgakov (il maestro e margherita) che, nella e della propria nequizia si serve per portare alla luce tali e tanti derelitti (moralmente) da riempierne un teatro (l'Italia?) esaudendo nella serata di gala di ciascuno i desideri (in apparenza) per mostrarli, all'alba del giorno dopo, laceri e stracciati: straccioni, tal quali la propria coscienza altrimenti INVISIBILE alle folle, tanto migliori (interiormente) quanto straccioni nella quotidianità della crisi economica (in fondo non così grave come la crisi morale delle loro povere controparti... dirigenti). I tanti leccapiedi, i lacché, i vari GF, AM, UB, EF eccetera: QUANDO MAI LI AVREMMO VISTI PER QUELLI CHE SONO SE NON CI FOSSE STATO CHI NE AVESSE "APPREZZATO" SOLO "NUDA" OVVERO "SMODATA".. la compiacenza, il servilismo, la malignità, l'avidità? Se non ci fosse stato un miliardario fatto proprio così... ne una libbra di più ne una di meno... CHI SI SAREBBE ACCORTO DI QUESTA CLASSE POLITICA, DI QUESTA CLASSE DIRIGENTE TALE QUALE EFFETTIVAMENTE È?
    Doppig .
    27/06/2013 alle 16:25
    Blablabla
    fulviobernardini .
    26/06/2013 alle 14:10
    DA incorniciare !!!!Analisi precisa,tagliente e senza livore. Questa è classe. Ciao un tuo estimatore.

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