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    28
    giu.
    2013

    Christian Sinopoli morì sul lavoro a 37 anni e a 5 mesi dalla sua morte il processo non è ancora iniziato

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    morti_sul_lavoro

    I familiari di Christian Sinopoli (i suoi fratelli Teresa e Pasquale), mi hanno scritto, chiedendomi di aiutarli ad avere giustizia, perchè dopo 5 mesi dalla sua morte, Christian giustizia non l’ha ancora avuta (il processo neanche è iniziato).
    Mi hanno autorizzato  a lasciare i loro numeri di telefono e i loro indirizzi e-mail (Pasquale può spiegare meglio gli aspetti tecnici volendo anche via  skype) a qualsiasi giornalista che si renda disponibile ad occuparsi del loro caso.

    Christian lascia una compagna e due bambine piccole, che purtroppo dovranno crescere senza un padre. Mi hanno inviato questa lettera, con tutte queste domande, chiedendo al
    mondo dell’informazione di pubblicarla, così come è, e se possibile anche di intervistarli.

    Spero che qualche giornalista li aiuterà, raccontando il loro dramma: ne hanno davvero bisogno.

    Un caro saluto,
    Marco Bazzoni-Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza – Firenze

    La lettera dei famigliari
    Siamo i famigliari di Christian Sinopoli, un meraviglioso ragazzo di 37 anni morto il 6 febbraio 2013 all’interno dello stabilimento della ditta FRAL nel Vicentino mentre prestava opera di manutenzione su un magazzino automatico chiamato Modula Sintes 1.7 prodotto dall’azienda della quale era dipendente da 12 anni, la System Logistics S.p.A. di Fiorano Modenese. Scontato dire che pretendiamo venga fatta giustizia. In questa occasione però ciò che vorremmo sapere è:

    1) Perché nel 2005 muore un giovane di 33 anni con la testa schiacciata da un magazzino automatico chiamato Modula S 500 prodotto dalla System Logistics S.p.A. e solo dopo otto anni tocca a Christian con una dinamica molto simile al 2005 ed a causa dello stesso tipo di macchinario?

    2) Perché un uomo di 76 anni deve seppellire il figlio e peggio ancora due bambine devono crescere senza l’amore di un padre a causa della scelta dell’azienda System Logistics S.p.A. di risparmiare poche centinaia di euro non dotando il macchinario che ha ucciso Christian dei dispositivi di sicurezza previsti dalla legge, quando il costo sarebbe ricaduto comunque sull’acquirente (cfr verbale SPISAL di Vicenza) ?

    3) Perché in Italia, paese all’avanguardia nel settore dell’automazione industriale, dopo 5 mesi dall’incidente mortale di Christian non si sia riusciti ancora ad estrarre il software del macchinario per confermare ciò che è accaduto il giorno dell’incidente malgrado il verbale SPISAL di Vicenza e le testimonianze dei presenti parlino chiaro sul fatto che si stesse eseguendo un test completo della macchina in modalità automatica
    senza sicurezza migliorata?

    4) Perché l’appuntamento per la perizia sul software della macchina che ha ucciso Christian viene continuamente rimandato?

    5) Perché il 14 maggio 2013 i periti del pm l’ing. Federico Sartori ed il suo ausiliare
    l’ing. Carlo Alberto Sartor, il perito dell’azienda indagata Prof. Rita Cucchiara ed
    alcuni tecnici dell’azienda stessa si sono incontrati presso la ditta FRAL di Vicenza, dove
    é avvenuta la tragedia, senza avvisare il legale della famiglia, l’avv. Bortolotto Edoardo
    (consulente anche di Medicina Democratica) e senza nemmeno la presenza della Polizia
    Giudiziaria? E perché in seguito a questo incontro non ci é dato sapere cosa sia accaduto visto che non c’è un verbale?

    6) Perché a distanza di 5 mesi non abbiamo ancora ricevuto dalla System Logistics S.p.A. la documentazione tecnica del macchinario che ha ucciso Christian, malgrado nostre ripetute richieste anche scritte dallo stesso avvocato Bortolotto Edoardo? Come fa il nostro consulente tecnico a partecipare alle operazioni peritali se non ha materiale in mano su cui prepararsi?

    7) Perché i macchinari che hanno ucciso Christian presenti in molte aziende Italiane ed estere non sono ancora stati bloccati affinché la System Logistics S.p.A. di Fiorano Modenese, come impartito dallo SPISAL di Vicenza, non li adegui alle normative di sicurezza vigenti “al fine di evitare il ripetersi di analoghi infortuni” ?

    8) Perché dal verbale dello SPISAL di Modena che si é occupato dell’infortunio mortale avvenuto nel Modenese nel 2005 non si riscontrano anomalie e invece dopo otto anni il verbale SPISAL di Vicenza accerta “presenza di contravvenzioni alle norme per la sicurezza del lavoro” malgrado i macchinari in questione siano pressoché gli stessi ?

    9) Perché la fedele compagna di Christian da 20 anni, madre delle sue figlie, che non ha avuto il tempo di coronare il sogno di sposarsi in presenza delle sue bambine, non ha il diritto di beneficiare di una rendita che le permetta di continuare a pagare il mutuo della casa che insieme avevano acquistato?

    10) Perché vengono fatti corsi, assemblee, riunioni, convegni, vengono scritti libri, manuali, verbali, nascono associazioni, siti web, onlus… che parlano di sicurezza sul lavoro e ogni anno muoiono più di mille persone proprio sul lavoro?

    … E poi non chiamatele “morti bianche”, perché il dolore che ci divora lo stomaco é NERO, il colore che ha visto Christian quando la macchina l’ha colpito forte in testa é NERO e se non verrà fatta giustizia il futuro sarà NERO… per la rabbia!

    Attendiamo fiduciosi una risposta.
    Cordiali saluti
    La famiglia di Christian Sinopoli

    Postato da Redazione
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